PRIMARIE USA/ Klaus Davi: Trump? Un “Berlusconi” che andrebbe molto d’accordo con Renzi…

- int. Klaus Davi

Per KLAUS DAVI, Donald Trump è un figlio geneticamente perfetto di Berlusconi e di Salvini, e dimostra ancora una volta che nel bene e nel male l’Italia fa tendenza in politica

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Immagine dal web

“Donald Trump è un figlio geneticamente perfetto di Berlusconi e di Salvini, e dimostra ancora una volta che nel bene e nel male l’Italia fa tendenza in politica”. Lo afferma Klaus Davi, giornalista, sondaggista, opinionista, pubblicitario e saggista italo-svizzero. Nel Super-Martedì il magnate Usa Trump ha vinto in otto Stati su 11, ed è in testa nelle primarie repubblicane con 285 delegati contro i 161 di Ted Cruz, gli 87 di Marco Rubio e i 25 di John Kasich. Secondo molti osservatori la forza di Trump è la sua capacità di usare il linguaggio della gente comune, agli antipodi rispetto a quello dei politicanti di professione. Il tutto condito da qualche incidente, come il retweet della frase di Mussolini, “meglio un giorno da leone che 100 anni da pecora”, e le fantomatiche dichiarazioni rilasciate in un’intervista al New York Times, non pubblicata, in cui avrebbe detto che non intende fare veramente ciò che annuncia nei comizi.

Davi, qual è il fil rouge che lega Trump a Berlusconi e Salvini?

Il magnate Usa interpreta da un lato il genio e la sregolatezza di Berlusconi, e dall’altra il fiuto politico di Salvini: incrociando le due cose ne viene fuori un cocktail potente.

Di Berlusconi Trump ha anche la capacità di andare contro il politically correct?

Direi proprio di sì. Tra l’altro Trump eredita molto dai Tea party, il movimento anti-politico di destra, fornendone una chiave più accettabile. Essendosi fatto da solo il magnate Usa argina l’anti-politica, che comunque in America c’è. Trump è quindi un mix perfettamente riuscito.

Alla fine Trump potrebbe vincere a sorpresa come Berlusconi nel ’94?

Sì, assolutamente. A quel punto ciò che potrebbe accadere è che una volta alla Casa Bianca, Trump si dia un taglio più istituzionale. Non è detto che rimanga il Trump di lotta, potrebbe diventare un Trump di governo come successe con Berlusconi.

In un’intervista per il New York Times che non è stata pubblicata, Trump avrebbe smentito di volere costruire il muro alla frontiera con il Messico. E se fosse un incidente costruito ad arte dallo stesso Trump?

Può essere stato costruito a tavolino con l’obiettivo di parlare a un pubblico liberal e prendersi qualche voto di sinistra. Un po’ di ingenuità c’è anche. Quando ha retwittato da un account chiamato @ilduce2016, Trump è stato tragicamente ridicolo ma significativo. Comunque non credo al caso. Su questo Trump ricorda Berlusconi quando si espose con Fini e iniziò a dire che il Duce aveva dei meriti perché aveva creato le corporazioni e bonificato la Maremma.

Il successo di Trump è merito soltanto delle sue doti comunicative?

No. Il successo di Trump mi fa sorgere il dubbio che la ripresa americana non sia come la raccontano i media italiani, altrimenti non si spiegherebbe questo forte afflato di antipolitica. L’antipolitica infatti si spiega sempre con la crisi economica, non è slegata da questa.

E’ quindi una conseguenza del malcontento della gente?

Ma certo, quando stai bene non ti interessi minimamente dell’antipolitica. Quest’ultima si afferma in modo massiccio con le crisi economiche, basta pensare a Hitler negli anni Trenta.

C’è anche qualcosa di Grillo in Trump?

Non molto, c’è molto più di Berlusconi e Salvini. In ogni caso tanto Grillo quanto Berlusconi e Salvini sono tutti fenomeni di rottura e antisistema.

 

Tutti i grandi media prendono in giro Trump…

Sì, e in questo modo fanno il suo gioco.

 

In che senso?

Nel senso che Trump attacca certi luoghi comuni della sinistra americana e del politically correct. I media che lo attaccano sostanzialmente sono appiattiti sulle lobby di Washington e di New York. A ridicolizzare Trump sono dunque le solite lobby. Sono lobby anche repubblicane, ma pur sempre del sistema.

 

La scelta di chi vota Trump è solo un fenomeno di pancia o anche di testa?

Anche di testa. Ci sono due fattori, il primo è la crisi economica e il secondo è il sentimento anti-immigrazione. Nel successo di Trump c’è molta antipolitica. E’ quindi un fatto generico. La rabbia deriva dall’odio per la politica, dalla mancanza di soldi e dalla sfiducia nelle istituzioni.

 

Trump si limiterà a raccogliere questo malcontento o sarà in grado di fornire delle vere risposte?

Anche di Berlusconi si diceva che non sarebbe stato in grado di governare e poi abbiamo visto che lo ha fatto per 20 anni: quindi completamente incapace non era, anche se ha compiuto dei gravi errori. Allo stesso modo non mi sento di dire che Trump non sia in grado di fare proposte. Certo è un personaggio divertente e fuori dalle righe, e mi immagino il match con la Merkel. Con Renzi vedo che comunque Trump potrebbe andare d’accordo. Il magnate Usa odia l’Europa, e non ha tutti i torti con quello che ci costa Bruxelles.

 

Un politico navigato come Putin ha detto di sostenere Trump. Non è un paradosso?

No, non mi stupisce affatto. Putin è contro Obama, e quindi gioca per una destabilizzazione degli Stati Uniti. Trump è destabilizzante, perché nessuno sa che cosa accadrebbe con lui alla Casa Bianca. Questo ovviamente a Putin fa comodo.

 

(Pietro Vernizzi)

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