ITALIANI IN LIBIA/ Abdel Fattah Hasan: uccisi dallo stesso fanatismo che ha assassinato Regeni

Per ABDEL FATTAH HASAN, i due italiani in Libia sono stati uccisi dallo stesso fanatismo, dallo stesso odio per i diritti umani e per la libertà di chi ha assassinato Giulio Regeni

04.03.2016 - int. Abdel Fattah Hasan
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Failla e Piano, i due italiani in Libia sono stati uccisi dallo stesso fanatismo, dallo stesso odio per i diritti umani e per la libertà di chi ha assassinato Giulio Regeni. Possiamo chiamarlo Daesh, milizie filo-Gheddafi o generale al-Sisi, ma la sostanza non cambia”. E’ il commento di Abdel Fattah Hasan, cittadino egiziano che vive nella città libica di Misurata, esponente dei Fratelli musulmani e professore di lingua e letteratura italiana nel dipartimento di italianistica dell’Università. Giovedì si è saputo che due italiani rapiti in Libia lo scorso luglio sono stati uccisi. Il ministero degli Esteri ha reso noto che si tratta di Salvatore Failla e Fausto Piano, due dei quattro dipendenti della ditta Bonatti sequestrati nella zona di Mellitah dove opera l’Eni.

Secondo i giornali italiani i rapiti erano nelle mani delle brigate Fajr Libya, le milizie che controllano Misurata. Lo ritiene possibile?

Assolutamente no, Fajr Libya non compie di questi delitti. A testimonianza di ciò c’è il nostro collega Alessandro Boni, professore di lingua italiana che si trova qui da tre anni. E’ trattato molto bene e invitato dagli amici misuratini nelle loro case. Fajr Libya ha subito l’ingiustizia di Gheddafi, i suoi miliziani sono rivoluzionari ma non persone violente.

Chi c’è allora dietro alla morte dei due italiani?

I gruppi fanatici di Sabrata. Dopo il bombardamento ai danni di questi ultimi, nel corso del quale sono rimasti uccisi 50 militanti, forse i gruppi di Sabrata hanno deciso di vendicarsi uccidendo due dei quattro rapiti italiani.

A quale area appartengono i gruppi di Sabrata?

Siano essi pro-gheddafiani o Daesh, chi ha ucciso i due italiani sono dei delinquenti, persone fanatiche e dal cuore duro che non hanno a che fare con la religione né con i valori umani. All’opposto di rivoluzionari come Fajr Libya, che invece credono nei valori anche se combattono contro chi difende il passato regime.

Lei sa che da tempo si parla di un possibile intervento dell’Italia in Libia contro l’Isis. Che cosa cambia dopo quanto è avvenuto?

La maggioranza dei libici non è contraria alla lotta contro l’Isis. I libici però non accetteranno mai un’intervento dell’Italia, il Paese che li ha colonizzati. Un intervento militare italiano sarebbe una catastrofe perché rievocherebbe il periodo del colonialismo. E’ una vergogna che i politici italiani non mettano in considerazione le conseguenze di questa scelta.

Che cosa deve fare quindi il governo italiano?

L’Italia dovrebbe fornire supporto militare o addestramento agli stessi libici. E’ opportuno che la comunità internazionale, se è sincera, aiuti i soldati libici per combattere contro questi fanatici. Nel momento in cui l’Occidente aiuta la Libia a stabilizzarsi e a rinascere, questo sarà il mezzo più efficace per sconfiggere l’Isis.

Come si fa a stabilizzare la Libia se entrambi i parlamenti sono contrari al governo di unità nazionale?

Non è vero, in realtà entrambi i parlamenti, sia quello di Tripoli sia quello di Tobruk, sono favorevoli alla stabilizzazione del Paese e alla pace in Libia dopo questo periodo di caos. Sia Tripoli sia Tobruk sostengono quindi l’insediamento del governo di Al-Sarraj.

 

Ne è proprio sicuro?

Sì. Ne è la prova tangibile l’incontro tra i presidenti dei due parlamenti. Aguila Saleh Issa, presidente del parlamento di Tobruk, ha invitato tutti i deputati a votare la fiducia al governo di unità nazionale. La maggioranza dei deputati di Tobruk intende seguire l’invito di Aguila. In questo modo si vuole fornire un’occasione alla riconciliazione nazionale.

 

Perché allora il 25 gennaio il parlamento di Tobruk ha votato contro il governo di Al-Sarraj?

Era una situazione diversa da quella attuale: in questo mese e mezzo tante cose sono cambiate. Sarraj si è recato a Tobruk, ha parlato di fronte al parlamento e partecipato alla discussione. Cinque giorni fa i parlamentari hanno formato una lista scritta, da inviare anche alla missione dell’Onu, con il loro consenso e la loro approvazione nei confronti del governo.

 

Che cosa si aspetta dalla comunità internazionale?

L’intera comunità internazionale deve appoggiare Al-Sarraj e varare sanzioni contro coloro che ostacolano la nascita del nuovo governo. Mi riferisco a una manciata di deputati e allo stesso generale Haftar che stanno facendo ostruzionismo in parlamento.

 

(Pietro Vernizzi)

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