PRIMARIE USA 2016/ I “nervosismi” in casa di democratici e repubblicani

- Riro Maniscalco

Le primarie Usa proseguono e il voto di New York premia Clinton e Trump. Ancora una volta il partito dei conservatori impazza, quello dei progressisti conserva, dice RIRO MANISCALCO

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Donald Trump (Infophoto)

Non ho potuto votare. Oggi le primarie di New York hanno dovuto fare a meno del mio voto, perché queste sono primarie “chiuse”, cioè si può votare solo se si è “registered”.  Devi essere iscritto al partito per esprimere la tua preferenza in merito ai candidati. Non è un tesseramento come quello di cui ho memoria dai miei anni italici, e ovviamente non è affatto vincolante in sede di voto, ma nella testa mia… insomma, l’idea di appartenere a un partito mi da repulsione e per questo a suo tempo misi una bella crocetta su “independent”. Sono sempre libero di cambiare e di esprimere il mio voto al momento di scegliere il presidente, ma sto bene come sto. Cosa ci volete fare, ognuno ha i suoi dark sides…

Al voto di oggi si arrivava con ancora tutte le incertezze che hanno accompagnato la lotta per le nominations quasi fin dagli inizi. Trump, che non poteva certo perdere nella sua New York, ha bisogno di riguadagnare inerzia. Scricchiola, tentenna, cerca improbabili manovre per cambiare i meccanismi di nomination nel fondato timore di non avere abbastanza delegati mostrando chiari segni di nervosismo. Se c’è una cosa da tenere sott’occhio rispetto alla sua inevitabile vittoria di stasera (40-50% di vantaggio su Kasich nelle prime proiezioni) è il paragone numerico dei voti raccolti con quelli di Romney e tutti i repubblicani nel 2012. Domattina sapremo se Trump sarà riuscito a suonare la sveglia in uno stato certamente non repubblicano. Qui si è liberali e progressisti, ma anche molto pragmatici. Sindaci repubblicani e relativamente conservatori come Giuliani e Bloomberg ne sono la prova storica.  

Per Hillary Clinton e Bernie Sanders invece quella di New York è una ordalia. Chi perde paga, e di brutto. Sanders perde, paga, ma non molla. Le proiezioni danno Hillary avanti di venti punti percentuali. Era la prima volta da una eternità che si arrivava alle primarie democratiche di NY con ancora una qualche incertezza. Nel 2012 Obama correva da solo; nel 2008 Hillary trovò qui uno dei pochi luoghi di conforto che le donò un’ampia vittoria con 20 punti su Barack; nel 2004 Kerry a Edwards ne diede 40 (!), e Gore 32 a Bradley nel 2000…

In questi ultimi giorni ho ricevuto parecchie telefonate “elettorali”. Sono i volontari, quelli che tengono la spilla con il nome del loro idolo anche sul pigiama, che chiamano a tappeto la popolazione locale. Sarà stato un caso che ho ricevuto solo chiamate pro-Bernie? 

Bernie è già in Pennsylvania dove si voterà settimana prossima. E da lì tuona contro i meccanismi elettorali di questo Stato che lo privano del voto indipendente – come il mio… – e si infuria per i 126.000 rimossi dalle liste elettorali di Brooklyn, non si sa bene perché. Un pataracchio degno dei più malconci paesi del Terzo mondo – con tutto il rispetto per i paesi del Terzo mondo! Sanders non si aspettava di vincere a New York, lo sognava e basta… I giovani lo hanno sostenuto con entusiasmo, ma i “grandi”, i potenti e il carro armato del partito lo hanno steso. 

Ancora una volta il partito dei conservatori impazza, quello dei progressisti conserva. 

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