PRIMARIE USA/ Sarà Trump contro Clinton, il “liberatore” senza idee vs la donna senza cuore

- Riro Maniscalco

Ormai Donald Trump non ha più rivali alla sua candidatura per il Partito repubblicano, così come Hillary Clinton. Che cosa questo significhi lo spiega RIRO MANISCALCO

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Hillary Clinton e Donald Trump (Infophoto)

Una non piace a nessuno, l’altro fa paura a tutti. Ormai bisogna farsene una ragione: l’unica cosa che potrebbe privare Hillary Clinton e Donald Trump della nomination sarebbe un intervento diretto del Padreterno, che però non sembra solitamente interessato a questo tipo di blitz. 

La tornata elettorale in Indiana, the crossroads of America (il crocevia dell’America), ha tecnicamente messo la parola fine alla competizione in casa repubblicana. Trump non ha ancora raggiunto i 1.237 delegati necessari, ma è volato a 1.047, con ancora 520 disponibili tra Nebraska, West Virginia, Oregon, Washington, California, Montana, New Jersey, New Mexico, South Dakota, Colorado e North Dakota. Ce la farà.

Ted Cruz, l’unico ad essere riuscito in questi mesi a portargli via qualche Stato, si è ufficialmente ritirato dalla competizione dopo quest’ultima sconfitta. Per l’uscita di scena di “Lucifero” — come lo aveva ribattezzato John Boehner, ex portavoce repubblicano (e cattolico) del Parlamento — piangono in pochi: l’unico ad amare veramente questa candidatura era lui stesso, e forse sua moglie.

E Kasich? La sua dichiarazione di ieri sera (“Until someone has 1,237 bound delegates, there is no presumptive nominee. On to California!, ovvero “finché qualcuno non ha dalla sua l’impegno di 1.237 delegati, non c’è candidato presuntivo. Si va in California!”) non stava né in cielo né in terra perché a questo punto l’ipotesi di una Open Convention non ha più fondamento e costituirebbe la pietra tombale del Grand Old Party. Detto, fatto: anche lui si è arreso, notizia dell’ultimo istante.

Al di là dei dettagli, degli specifici risultati di ogni votazione, è un pezzo che raccontiamo la stessa storia, come quelli che hanno lo stesso incubo tutte le notti e lottano disperatamente con il loro subconscio per svegliarsi e liberarsene. Ormai però sappiamo che nessuno si può liberare di Donald Trump. Sappiamo che i suoi sostenitori (che di fatto sono tanti) hanno eletto a loro principi etici tutte le insensatezze, scorrettezze, grossolanità, volgarità e tutto il pressapochismo (sedicente pragmatico) del magnate del real estate, per il semplice motivo che tutto ciò non odora di quel politichese che aborrono. Incredibilmente Trump appare come un “liberatore”: ci libera dalla political correctness, ci libera dai triti giochi della politica washingtoniana, ci libera dalla dipendenza economica da paesi che una volta erano al nostro servizio… Dicendo senza remore (e a casaccio) quel che certo popolo vuol sentirsi dire ne diventa il paladino, e magari, chissà, pure il presidente. 

In verità quel che Trump pensi davvero non lo sa nessuno. L’unica speranza è che da bravo aziendalista (sempre che lo sia) sappia scegliere le persone giuste per le posizioni chiave qualora arrivasse al potere. Nel frattempo le sue sparate stringono attorno a lui quelli che con lui sono già, ma allontanano tutti gli altri, spingendo i “benpensanti”, i “moderati” verso la Clinton. 

L’America conserva la sua anima puritana, sono solo cambiati i valori che la costituiscono. O meglio, sono stati soppiantati surrettiziamente da nuovi principi, la letale “tolleranza” in primis. Così i nuovi benpensanti di oggi pensano bene di cose di cui ieri si pensava male e i moderati  sopportano e supportano cause che una volta osteggiavano. 

Hillary, candidatura priva di anima e cuore, è l’incarnazione di questi nuovi principi. Trump, candidatura priva di ragione, è l’incarnazione della confusa rivolta contro questi stessi principi. E i sondaggi dicono che Hillary Clinton sembra il porto di approdo più sicuro.

Ah, sì, in Indiana ha vinto Sanders, ma che differenza fa? Sanders è stato un po’ il Trump dei democratici. Ha anche vinto molte battaglie, solo che lui, a differenza di Donald, ha perso la guerra. Così ha deciso il partito. Resta comunque la grande tristezza che questo paese non è stato capace di esprimere una candidatura di valore.

L’ideologia della tolleranza e la furia dell’irragionevolezza hanno rimpiazzato la giovanile esuberanza dei pilastri su cui questo paese è stato creato. Candidato Trump, candidata Clinton, dove sono la vita, la libertà e la ricerca della felicità?

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