GEO-POLITICA/ Migranti, le “prove” dell’invasione dell’Italia

- Mauro Bottarelli

Nonostante le parole di Renzi, spiega MAURO BOTTARELLI, l’Italia rischia davvero l’invasione degli immigrati, con flussi in continua crescita da diversi fronti del Mediterraneo

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Partiamo da qualche cifra, tanto per non parlare a caso. L’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) ieri ha diffuso i suoi dati relativi alle vittime dei naufragi nel Mediterraneo della scorsa settimana a seguito dei ripetuti incidenti occorsi a barconi carichi di immigrati: il bilancio, stando all’agenzia Onu, è più pesante di quanto sin qui accertato, visto che sulla base delle informazioni in suo possesso, raccolte attraverso colloqui con i sopravvissuti, l’Unhcr aggiorna a 880 il numero dei morti. Di più, dall’inizio del 2016, le persone decedute nel tentativo di arrivare in Europa via mare dall’Africa o dalla Turchia sono 2510. Cifre che inducono il portavoce dell’Unhcr, William Splinder, a evidenziare come l’anno in corso «si stia rivelando particolarmente letale» per le rotta migratorie che passano dal Mediterraneo. 

Nello stesso periodo dello scorso anno, le vittime delle migrazioni via mare erano 1855. Sempre dall’inizio del 2016, prosegue il dossier Onu, hanno affrontato il viaggio via mare verso l’Europa 203.981 persone. Di queste, quasi tre quarti sono in prevalenza profughi siriani e afgani che hanno compiuto la traversata dalla Turchia alla Grecia prima della fine di marzo, quando è entrato in vigore l’accordo Ue-Turchia che ha rallentato il flusso. Mentre circa 46.714 persone, soprattutto migranti economici dall’Africa sub-sahariana, sono giunte in Italia: quasi lo stesso numero registrato l’anno scorso, così come è rimasto pressoché costante il flusso di arrivi dalla Libia. Ma per Renzi non è un’emergenza e chi usa questo termine è una persona meschina. 

Bene, io sono meschino. E proprio perché sono tale rivolgo una domanda al primo ministro: se non esiste un’emergenza, perché l’11 maggio scorso l’Italia ha chiuso il suo spazio aereo ai velivoli provenienti dalla Libia fino all’8 di agosto e il giorno dopo è stata Malta a seguirne l’esempio, attraverso due Notam ufficiali (A Notice to Airmen) pubblicate dal sito di analisi militare onalert.gr.? Il 25 maggio, poi, è stato il turno della Grecia di imporre il bando alla navigazione aerea a qualsiasi velivolo in partenza dalla Libia fino all’8 settembre prossimo. In parole povere, fino all’8 agosto tutte e tre le nazioni – Italia, Grecia e Malta – hanno chiuso il proprio spazio aereo alla Libia. Chi potrà volare? 

La Notam greca parla di esenzione dal bando per «velivoli come aerei militari di altre nazioni, voli di Stato o altri voli in cui compaiano a bordo figure di rilievo e aerei-ambulanza». Lo stesso vale per l’Italia, la quale però non contempla nelle eccezioni al divieto gli aerei-ambulanza. Ma perché questi tre Paesi hanno chiuso il loro spazio aereo ai voli che partono dalla Libia? Sanno qualcosa che non dicono? O forse la Nato ha in mente qualcosa, visto che all’inizio di aprile il presidente Barack Obama e il segretario generale dell’Alleanza, Jens Stoltenrbg, hanno dichiarato che potrebbero aiutare la Libia a fronteggiare il Califfato? Chissà, di certo c’è che dal 17 maggio scorso al largo di Creta sono in atto delle esercitazioni Nato denominate Phoenix Express 2016 e lo scenario operativo si focalizza geograficamente sul Nord Africa: partecipano forze di Algeria, Egitto, Grecia, Italia, Malta, Mauritania, Marocco, Spagna, Tunisia, Turchia e Stati Uniti. Il tutto si è concluso 27 maggio. Ma subito dopo, come ci mostra questa cartina, si sono tenute due esercitazioni sempre Nato relative ad attività di rifornimento, la prima a sud e ovest dell’isola di Creta dal 30 al 31 maggio e la seconda a ovest dell’isola di Karphatos.

Tutto normale? Esercitazioni programmate da tempo? Come mai allora la chiusura dello spazio aereo almeno fino all’8 agosto, data in cui stando alle norme attuali solo la Grecia continuerà con il bando verso aerei in partenza dalla Libia? Egitto, Algeria e Tunisia hanno compiuto il medesimo passo, per caso? Se non c’è emergenza, caro Renzi, come mai questa decisione, ammesso che sia reale? Tanto più che in contemporanea continua il braccio di ferro tra la Turchia e le autorità europee sull’abolizione dei visti per la circolazione dei cittadini turchi nei Paesi Ue in cambio della gestione del flusso dei migranti, accordo che si potrà siglare solo se la Turchia modifica la sua legge anti-terrorismo. Ancora una volta il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu ha sostenuto che «alla Turchia è impossibile modificare le leggi anti-terrorismo come chiede Bruxelles in cambio dell’abolizione dei visti per l’area Schengen. Abbiamo detto loro che non li stiamo minacciando, ma, se necessario, la Turchia userà misure “amministrative” per bloccare l’intesa». Avete idea di cosa potrebbe accadere se la Turchia decidesse di non bloccare più il flusso di profughi in un momento in cui sta per partire, in Iraq e in Siria, l’offensiva per liberare Falluja e Raqqa dal controllo dell’Isis? 

Tanto più che oltre alla tratta più battuta, quella che parte dalle sponde del Maghreb per incrociare le rotte dei pattugliatori della Marina militare, a Est si sta aprendo una nuova rotta, meno battuta ma significativa: quella che porta in Puglia i clandestini che partono da Turchia, Grecia e Albania. Nella notte fra lunedì e martedì cinquanta migranti sono sbarcati a Porto Badisco, sulla costa salentina vicino ad Otranto, mentre a inizio mese ne erano sbarcati una cinquantina vicino a Santa Maria di Leuca e il 18 maggio altri quarantaquattro erano stati fermati dai carabinieri nei pressi di Gagliano del Capo. Domenica, poi, la guardia costiera greca ha fermato un’imbarcazione con a bordo 30 clandestini cinque miglia al largo dell’isola di Lefkada, nel Mar Ionio, a meno di 250 chilometri dalle spiagge pugliesi. L’isola di Lefkada, come quella di Corfù e il grande porto di Igoumenitsa, rappresenta una delle basi dei trafficanti sulla costa ionica della Grecia: nel Paese, dopo la chiusura della frontiera da parte della Macedonia, sono bloccati almeno 50mila immigrati, in grande maggioranza determinati a lasciare la Grecia. 

E attenzione alla Macedonia, dove il 5 giugno si sarebbe dovuto votare, ma siccome le forze pro-rivoluzione arancione sostenute da Soros e soci nei sondaggi non sfondavano, l’Ue ha ben deciso di annullare le elezioni. Il sito Stratediplo, molto vicino ad ambienti militari francesi, già in aprile scriveva quanto segue: «Da sei mesi la Macedonia è la via di passaggio dell’intrusione illegale massiccia chiamata da Berlino in agosto e ha visto transitare sul proprio territorio circa l’equivalente della propria popolazione». Questo, a detta dei militari di Parigi, avrebbe portato alla sospensione della strategia occidentale di destabilizzazione «perché una destabilizzazione completa avrebbe turbato il transito migratorio». Quindi, nulla è spontaneo: né le proteste di piazza in Macedonia, né l’afflusso di profughi via Balcani. È tutto pianificato. 

E prosegue il sito: «I decisori dell’immigrazione non avevano intenzione di lasciare che si chiudesse la via terrestre (e marittima), perché avevano giusto deciso, a causa della chiusura delle frontiere della Serbia e dei Paesi vicini, Austria Ungheria, di ri-orientare i flussi un po’ più verso Ovest (molto più montagnoso), incaricando le forze d’occupazione della Nato in Kosovo di trasferire gli interessati dalla frontiera macedone a quella albanese, poi di assicurare il loro trasporto per mare dall’Albania all’Italia. La Macedonia resta una via di passaggio non evitabile». 

Capito perché l’Austria ha tanta paura e sta terminando il cosiddetto muro al Brennero, nonostante sia stato eletto presidente un esponente dei Verdi? Perché si sa che l’Italia sarà invasa e i fronti sono tre: Libia, quello potenziale turco se Ankara fa saltare l’accordo e quello balcanico via Macedonia fino all’Albania. E questa non è un’emergenza, presidente Renzi? Ma si sa, anche soltanto a farle certe domande si viene subito tacciati di razzismo. Mi piacerebbe che questa accusa venisse usata anche verso le diciotto donne che hanno presentato denunce per le molestie sessuali subite durante un concerto tenutosi lo scorso weekend a Darmstadt, nel Land tedesco dell’Assia, dove era stato organizzato il festival della Schlossgrabenfestes

Stando alle ricostruzioni dello Spiegel, la polizia ha arrestato tre richiedenti asilo di origine pachistana, ma si teme che possano esserci altri fermi. Stando alle prime ricostruzioni, le donne sarebbero state avvicinate da piccoli gruppetti di uomini che le avrebbero poi molestate sessualmente. I media tedeschi hanno poi rivelato che i casi di molestie potrebbero non essere solo i diciotto già denunciati: si teme che possano aggiungersene quasi altrettanti. Ecco le risorse, i doni come li chiama papa Francesco. Andate a dirlo ai genitori o ai fidanzati/mariti di quelle donne, se avete il coraggio di guardarli negli occhi. È ora di dire basta, non esiste un diritto all’invasione, soprattutto per chi non ha diritto all’asilo ma è unicamente un migrante economico. 

E in Italia, da mesi a questa parte, arrivano solo magrebini e sub-sahariani: non ci sono guerre in quei paesi. Quindi, porte chiuse, prima di ritrovarci noi chiusi fuori. 

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