BREXIT/ Ivereigh (UK): il futuro? Meno investimenti, Conservatori al potere, Laburisti in pezzi

Per AUSTEN IVEREIGH, l’uscita del Regno Unito dall’Ue è un disastro perché crea un clima di incertezza e dal punto di vista politico apre le porte alla corrente populista dei Conservatori

25.06.2016 - int. Austen Ivereigh
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Boris Johnson (Infophoto)

“L’uscita del Regno Unito dall’Ue è un terribile disastro, perché crea quel clima di incertezza che allontana gli investimenti e dal punto di vista politico apre le porte alla corrente populista dei Conservatori”. Lo evidenzia Austen Ivereigh, scrittore e giornalista inglese, all’indomani della vittoria dei “Leave” al referendum britannico. Quanti chiedono di uscire dall’Ue hanno prevalso con il 51,9% contro il 48,1% dei “Remain”. Il primo ministro David Cameron ha annunciato le dimissioni non appena si è profilata la sconfitta. Una disfatta politica: a chiedere il referendum era stato infatti lo stesso Cameron nel gennaio 2013.

Come commenta la vittoria dei “Leave” al referendum britannico?

E’ un terribile disastro e un terribile errore di valutazione da parte del primo ministro David Cameron. Tutto ciò porterà a un periodo di danni economici e turbolenza politica. E’ realmente un terremoto, e quando ti risvegli all’indomani di un terremoto è molto spiacevole.

Per quale motivo il suo giudizio su questo risultato è così negativo?

Perché ritengo che non sia nell’interesse di nessuno che il Regno Unito esca dall’Ue. Una parte considerevole della popolazione britannica è molto arrabbiata nei confronti dell’élite politica e non vede reali benefici dalla globalizzazione e dal cosmopolitismo. Ciò riguarda più il governo britannico che l’Europa. David Cameron ha cercato di gestire questo malcontento perché stava causando divisioni all’interno del suo stesso partito. Alla fine però questo malcontento è stato più forte del messaggio del primo ministro in favore dell’Europa. In questa vicenda leggo un grande fallimento politico e istituzionale, e le conseguenze saranno molto brutali.

Quali saranno queste conseguenze sul piano economico?

Sul piano economico è molto difficile prevederlo. L’unica certezza è che ci aspettano anni e anni di prolungate trattative con l’Ue su tematiche riguardanti finanza e commercio. Questi periodi di incertezza sono sempre molto negativi per gli investimenti. Le conseguenze immediate non riguarderanno quindi solo il crollo della sterlina, ma anche una forte riduzione degli investimenti. I poteri finanziari internazionali hanno sempre considerato il Regno Unito come un ponte tra Europa, Stati Uniti e Paesi in via di sviluppo. Ora che siamo esclusi dal mercato unico non sarà più così.

E le conseguenze politiche?

Cameron rassegnerà le dimissioni entro la fine di settembre e si andrà alle elezioni anticipate entro fine anno. Il Partito Laburista, che nella campagna per il referendum ha mostrato di essere completamente incapace, sarà fatto a pezzi. Avremo quindi un primo ministro conservatore molto potente, con un periodo di forte egemonia, e ciò sarà negativo anche per la stessa democrazia.

Come si spiega allora che abbiano vinto i “leave”? 

La campagna dei sostenitori del “leave” è stata molto persuasiva, perché ha utilizzato argomentazioni dal forte impatto emotivo in grado di convincere molti che con un’uscita dal Regno Unito dall’Ue i problemi del nostro Paese sarebbero stati risolti. Nello stesso tempo il messaggio di Cameron durante la campagna è stato che l’opzione migliore era rimanere in Europa senza prenderne gli aspetti problematici come Schengen e l’euro. E’ stato un messaggio molto negativo che ha contribuito alla sua sconfitta.

 

Se il Regno Unito fosse rimasto nell’Ue avrebbe potuto riformare l’Europa?

Sotto diversi aspetti l’Ue è molto difficile da riformare. Ciò che mi rende triste però è il pensiero che ci fosse un’opportunità perché il Regno Unito prendesse un ruolo da leader in Europa e cercasse di riformarla. Noi siamo la terza nazione più importante dal punto di vista economico e in termini di popolazione, e uscendo dall’Ue abbiamo perso questa opportunità.

 

(Pietro Vernizzi)

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