NORD COREA/ Sisci: il problema non è l’atomica, ma i cannoni puntati su Seul

- int. Francesco Sisci

La Corea del Nord ha messo in atto il suo quinto e più importante test nucleare, scatenando la condanna da parte dell’intera comunità internazionale. Da Pechino, FRANCESCO SISCI (Asia Times)

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Kim Jong-un (LaPresse)

La Corea del Nord ha messo in atto il suo quinto e più importante test nucleare, scatenando la condanna da parte dell’intera comunità internazionale. Pyongyang ha fatto sapere che il test era finalizzato a sviluppare la miniaturizzazione delle testate nucleari, in modo da poterle montare sui missili. In un comunicato, la Corea del Nord ha dichiarato che ora è in grado di produrre “a suo piacimento, un numero illimitato di testate nucleari più piccole, leggere e diversificate con una potenza di fuoco superiore”. Per Francesco Sisci, editorialista di Asia Times, “i missili nordcoreani non sono una vera minaccia e in teoria potrebbero essere eliminati con un bombardamento mirato”. Per Sisci il vero problema è politico, in quanto se anche cadesse il dittatore nordcoreano, Kim Jong-un, la Corea del Sud “non ha intenzione di farsi carico dei 22 milioni di nordcoreani con un livello di povertà molto grave e una distanza culturale rilevante rispetto ai sudcoreani”.

Sisci, che cosa spera di ottenere la Corea del Nord con questi test nucleari?

Kim Jong-un sta cercando di avere un ruolo sempre più ampio perché si sente sempre più trascurato e messo da parte. Di recente la Corea del Sud si è accordata con gli Stati Uniti per avere un sistema di difesa missilistico congiunto. In realtà però questo sistema di difesa è stato percepito nel mondo non come mirato alla Corea del Nord bensì alla Cina. Kim Jong-un cerca di uscire dall’ombra cinese e forzare gli americani a trattare direttamente con lui.

Quali ostacoli si frappongono alle trattative?

Gli Usa non vogliono trattare direttamente con Kim Jong-un perché questo significherebbe di fatto scavalcare sia la Corea del Sud sia la Cina. Kim Jong-un però si può spingere oltre, perché è protetto dal fatto che ci sono tensioni tra cinesi e americani, e quindi i cinesi sono riluttanti a fare pressioni sulla Corea del Nord. Le tensioni tra Cina e Stati Uniti sono molto pericolose, proprio perché creano delle opportunità per personaggi folli come Kim Jong-un.

Se si vogliono superare le tensioni, delle trattative dirette non sarebbero convenienti per tutti?

No, perché trattative dirette tra Stati Uniti e Corea del Nord scavalcherebbero la Corea del Sud. La Corea del Nord vuole essere riconosciuta come vero arbitro della situazione, e in questo modo relegare la Corea del Sud e il Giappone a un ruolo di vassalli degli Usa. Mentre Pyongyang si erge a vero interlocutore e a vero contraltare degli americani. Naturalmente se gli Stati Uniti accettassero tutto ciò, poi avrebbero enormi problemi con Corea del Sud e Giappone. Per non parlare del fatto che in questo modo Washington accetterebbe di trattare con un bandito come Kim Jong-un e non invece con i Paesi civili.

La Corea del Nord può continuare ad alzare l’asticella a suo piacimento o esiste un’arma di dissuasione?

I missili nordcoreani non sono una vera minaccia e in teoria potrebbero essere eliminati con un bombardamento mirato. Gli Stati Uniti sanno infatti da dove partono i missili e dove sono le basi nucleari. Il vero problema non sono i missili, bensì i circa 10mila cannoni nordcoreani puntati contro Seul. La capitale sudcoreana si trova a 30 chilometri da Panmunjom, la linea demilitarizzata al confine tra i due Paesi. Anche tecnicamente questi 10mila cannoni possono essere eliminati uno per uno, ma devono essere prima scoperti e ciò avviene solo quando sparano.

 

Che cosa accadrebbe in caso di una guerra?

I cannoni nordcoreani sparerebbero alcune migliaia di colpi su Seul, una città da 10 milioni di abitanti. Sarebbe quindi un disastro epocale, con decine di migliaia di morti se non di più. E’ questa la vera arma a disposizione della Corea del Nord. Nessuno, inclusi ovviamente i sudcoreani, osa mettere a rischio la vita di migliaia di persone e provocare miliardi di danni. Se poi a un certo punto si decidesse di pagare questo prezzo e questo debito di sangue per eliminare la Corea del Nord e togliere di mezzo il suo regime, a quel punto si aprirebbe una serie di punti interrogativi.

 

Quali?

Poniamo che si decida di riunificare le due Coree. A quel punto la Corea del Sud dovrebbe riassorbire i 22 milioni di nordcoreani, che sono di più dei 16 milioni di cittadini della Germania Est nel 1990. I nordcoreani inoltre sono anche molto più poveri di quanto non fossero i tedeschi dell’Est, nonché molto più distanti culturalmente. Il riassorbimento di questi 22 milioni di nordcoreani sarebbe molto più difficile e molto più costoso che non quello dei tedeschi dell’Est da parte della Germania Ovest dopo il crollo del Muro di Berlino.

 

La Corea del Sud sarebbe disposta a compiere questo sacrificio?

No, la Corea del Sud non è disposta a fare questo. Per esempio in Cina ci sono alcune centinaia di migliaia di profughi nordcoreani, ma di questi solo poche centinaia o forse alcune migliaia sono arrivati nella Corea del Sud. Si tratta di una cifra minima, anche perché la Corea del Sud non ha voglia di incoraggiare questa fuga dei cittadini della Corea del Nord. Figuriamoci poi se intende farsi carico di 22 milioni di persone.

 

(Pietro Vernizzi)

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