SIRIA/ Waqqaf: la trappola saudita può far fallire l’incontro Kerry-Lavrov

- int. Ammar Waqqaf

Per AMMAR WAQQAF, l’Arabia Saudita sta sostenendo Jabhat Al Nusra nel tentativo di farsi passare per un gruppo moderato, facendo così saltare l’accordo Russia-Stati Uniti sulla Siria 

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John Kerry e Vladimir Putin (Foto: LaPresse)

Le posizioni di Stati Uniti e Russia sulla Siria sono ancora lontane dal trovare un punto d’incontro, e questo nonostante Washington stia cercando una convergenza con Mosca sulla base di una proposta formulata dal segretario di Stato americano, John Kerry. Ieri è saltato l’incontro tra Kerry stesso e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, che avrebbe dovuto tenersi a Ginevra. I due si sono sentiti al telefono, discutendo di una possibile cooperazione tra i rispettivi Paesi per sconfiggere i gruppi terroristi che operano in Siria e per dare vita a un processo di mediazione politica. Ne abbiamo parlato con Ammar Waqqaf, attivista siriano residente a Londra.

Perché la Russia, dopo essere intervenuta in Siria un anno fa, ora ipotizza un cessate il fuoco?

Il cessate il fuoco è incominciato ad Aleppo. In questa città la Russia e il governo siriano in questo momento ritengono di avere un vantaggio sufficiente per negoziare che una parte dei militanti lascino i quartieri orientali in cambio del fatto che la popolazione che ci vive non sia deportata. Se si riuscisse a estendere il coprifuoco a livello nazionale, ciò faciliterebbe il processo di mediazione politica. La Russia riterrebbe un grande successo trovare una soluzione politica che le consentisse di non investire altre risorse in Siria.

Perché Stati Uniti e Russia non riescono a trovare una convergenza sulla Siria?

Gli Usa e le potenze mediorientali hanno investito una tale quantità di denaro e di risorse per abbattere Assad, che intendono ottenere un risultato dai loro sforzi. D’altra parte il principale obiettivo di Mosca in Siria è sempre stato quello di evitare che si creasse un vuoto di potere, le cui conseguenze negative potrebbero colpire la stessa Russia. Dal punto di vista di Putin, se il governo siriano cadesse le sole forze che riempirebbero il vuoto sarebbero i gruppi islamisti estremisti. Ciò preoccupa molto Mosca per gli effetti che questo potrebbe avere in Cecenia e in altre aree islamiche nella Federazione Russa. Un governo stabile a Damasco è quindi il modo migliore per garantire gli interessi russi.

In che cosa consiste la proposta di cooperazione avanzata da Kerry a Lavrov?

La proposta di Kerry a Lavrov è di unire le forze contro i gruppi terroristi. In particolare Usa e Russia dovrebbero accordarsi per combattere Jabhat Al Nusra e l’Isis, condividendo le informazioni dell’intelligence e conducendo operazioni congiunte per bombardare le loro postazioni. Sulla base di questo accordo, ci saranno delle aree delimitate dove Al Nusra non esiste affatto, in quanto vi si trova quella che gli Usa chiamano “opposizione moderata”; aree con una presenza congiunta di Al Nusra e di altri gruppi; aree dove si trova solamente Al Nusra.

Qual è l’obiettivo di Washington?

L’obiettivo degli Usa è legare le mani della Russia in Siria, in modo che non continui a bombardare tutti i gruppi moderati. Infatti se la Russia e il governo siriano continuano con la loro attuale strategia, prima o poi i gruppi di opposizione saranno disintegrati a causa della superiore potenza di fuoco e dei bombardamenti aerei. Gli Usa quindi chiedono alla Russia di accettare alcune limitazioni al loro intervento. In cambio Washington si impegna a facilitare il processo di mediazione politica.

 

Perché la proposta di Kerry non è stata ancora accolta dalla Russia?

In primo luogo non è chiaro se questa proposta presenti degli effettivi vantaggi per la Russia. Inoltre a complicare la situazione sul terreno è il fatto che Al Nusra, un gruppo affiliato ad Al Qaeda, sta cercando di trasformarsi in un nuovo gruppo che invece ha preso le distanze da Al Qaeda stessa. Sono stati compiuti dei passi per integrare questo gruppo particolare con altri che sono considerati moderati. Dal punto di vista della Russia però, se i gruppi estremisti si camuffano da moderati, sarà molto più difficile sconfiggerli.

 

Se le cose stanno così, che senso ha la proposta americana fatta alla Russia di combattere Al Nusra e non i gruppi moderati?

E’ proprio questo il punto. Lo scorso febbraio, quando è iniziato il primo cessate il fuoco in Siria, Al Nusra avvertì i gruppi moderati che se avessero aderito al processo di mediazione politica, li avrebbe combattuti, fagocitati e avrebbe convinto i loro membri a entrare a fare parte della stessa Al Nusra. Dopo la formulazione della proposta americana, Al Nusra si è resa conto che gli Usa ora stanno seriamente considerando di sacrificare il gruppo qaedista per salvare gli altri gruppi combattenti dai continui colpi che stanno ricevendo dalla Russia.

 

Quindi che cosa è successo?

Dopo avere minacciato gli altri gruppi, ora Al Nusra ha proposto loro di formare una forza unificata e di condividere le risorse. Se ciò accadesse, la proposta americana sarebbe completamente svuotata. Si tratta quindi di una grande sfida alla proposta americana stessa, e dietro a questa sfida ci sono l’Arabia Saudita e forse anche la Turchia. In questo modo l’Arabia Saudita vede l’opportunità di portare Al Nusra sotto il suo ombrello così da proteggerla dai bombardamenti americani. C’è quindi una leggera contraddizione di interessi e approcci tra americani e sauditi su questo punto particolare.

 

(Pietro Vernizzi)

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