GENTILONI-MERKEL/ Sapelli: l’incontro che sancisce la morte dell’Europa

Ieri a Berlino Paolo Gentiloni ha incontrato Angela Merkel. Per GIULIO SAPELLI il bilaterale è stata un’occasione in cui percepire come la Germania stia facendo affondare l’Europa

19.01.2017 - Giulio Sapelli
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Angela Merkel (Lapresse)

Il primo ministro italiano Gentiloni ha affermato che c’è un cambio di passo, rispetto al governo Renzi, anche nei rapporti internazionali dell’Italia in Europa. Forte della sua lunga esperienza politica, e con il meditato suo lavoro come ministro degli Esteri, si è ben inserito nel gioco di specchi diplomatico in atto oggi in Europa. Ha condotto il suo incontro con Angela Merkel nella giusta prospettiva internazionale. E tale prospettiva è quella secondo cui l’arrivo di Trump non potrà che rendere irreversibile la Brexit e quindi delineare un nuovo ruolo del Regno Unito rispetto agli Usa, qualificando il ruolo internazionale di questa potenza neo-imperiale come una sorta di ponte diplomatico ed economico tra gli Usa e la Cina.

Grazie ai rapporti precedentemente stabiliti con Pechino, infatti, il ruolo del Regno Unito è oggi quello di essere un lungo ponte tra gli Usa e la Cina, un ponte che tuttavia non passa più per l’Unione europea, ma per Londra. La stessa cosa sta capitando con la Francia che, come ha ribadito recentemente Hollande nel suo incontro africano in Mali, si candida a essere il ponte occidentale in Africa rispetto ai cinesi: gli Usa, se vorranno negoziare con gli stati africani, dovranno parlare con i francesi che si autodefiniscono come gli interlocutori del dialogo Usa-Cina in Africa.

L’Europa va in frantumi e la Germania è destinata a essere conficcata nell’angolo del rapporto con la Russia, proprio nel tempo in cui Mosca è destinata a essere l’interlocutore negoziale principale degli Stati Uniti nello scacchiere internazionale, grazie al diverso ruolo che gli Usa medesimi hanno deciso di avere con essa, la Russia, e tramite essa con il Medio Oriente, e quindi con la Turchia, gli stati arabi del Golfo e, lo vogliano o no, con l’Iran, con cui far la pace è solo una questione di tempo, anche per Trump.

La teoria di Primakov, il geniale geo-stratega russo, maestro di Putin e di tutto il Kgb, è risultata vincente: è nel Medio Oriente che la Russia riacquista il suo ruolo globale di potenza euroasiatica. Ben si capisce allora che l’Unione europea si è messa fuori gioco da sé. L’ostinazione deflazionista tedesca, che non è imperiale ma economicamente imperialista, ha abbassato di potenza sul piano internazionale tanto la Germania quanto l’Europa. E quindi tutti e due, Germania ed Europa, stanno lentamente affogando nello stagno.

Gentiloni si è rivelato un diplomatico fine, seguendo Mattarella e partendo dalla questione migranti ha rimproverato alla Germania di essere il paladino dell’austerità invece che della crescita. Ben fatto. Bisogna però porsi la domanda: servirà a qualcosa? Ossia, i tedeschi per ora hanno risposto con la Merkel alla francese, à la langue de bois, ossia recitando le solite filastrocche europeiste senza senso. Che altro può fare la Germania? Sotto attacco negli Usa per il dieselgate se la prende con FCA, la diletta Fiat divenuta Usa, e non capisce che invece dovrebbe far fronte comune contro i regolatori Usa. Ma questo è: la Germania si conferma una potenza stand alone, ovvero una potenza che vuole fare da sé, ossia facendo da sé, dominare gli altri.

Il bilaterale italo-tedesco mi pare abbia riconfermato che in Europa le orecchie hanno mura, e se le mura hanno orecchie è solo per trasmettere bisbigli e borbottii senza senso. Una conferma di tutto ciò lo si trova in questo bilaterale, dignitosamente drammatico, in cui l’Italia si è comportata benissimo, mentre la Germania è rimasta accucciata, sensibile solo al prossimo appuntamento elettorale.

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