SIRIA/ Ecco perché Russia, Iran e Turchia aprono i negoziati anche ai jihadisti

- Patrizio Ricci

Ad Astana, Russia, Iran e Turchia hanno cominciato i negoziati di pace. Ci vorrà molto tempo per arrivare a un accordo, ma adesso quello che conta è il dialogo. PATRIZIO RICCI

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In Siria (LaPresse)

I negoziati di pace di Astana organizzati da Russia, Iran e Turchia sono differenti dai precedenti. Le ragioni sono molteplici. Vediamo le più importanti: 1) gli organizzatori sono garanti del rispetto delle decisioni prese; 2) carattere distintivo di questi negoziati è che sono stati organizzati da potenze regionali, capaci quindi di influenzare fortemente i soggetti in campo; 3) l’incontro si prefigge obiettivi precisi e limitati e questi servono solo a dettagliare una tabella di marcia già decisa in via preliminare; 4) la cessazione delle ostilità non si applica nei confronti di Isis ed al Nusra che sono riconosciuti da tutta la Comunità internazionale come gruppi terroristici.

Naturalmente, quanto è già stato deciso dagli organizzatori deve essere ratificato dai protagonisti sul campo: Siria e opposizione armata. Tutto qui. I report che ci giungono su questi negoziati invece enfatizzano soprattutto le dichiarazioni al vetriolo dei ribelli. Tuttavia questo era prevedibile: l’Arabia Saudita ha voluto come capo delegazione Muhammad Alloush, leader politico della milizia salafita Jaysh al-Islam (Esercito dell’islam). 

All’inizio della guerra siriana i suoi primi video di propaganda, apertamente confessionali, sollecitavano l’espulsione di sciiti e alawiti da Damasco. Alloush abbraccia l’ideologia jihadista salafita. Le organizzazioni estremiste che rappresenta vorrebbero la creazione di un califfato islamico omayyade e si oppongono sia ad un sistema repubblicano sia ai regimi democratici. Verrebbe da chiedersi: come può prospettare per i siriani un futuro migliore? 

Tuttavia questi elementi che potrebbero sembrare limitativi (e che hanno provocato non poca “turbolenza” nel corso dei colloqui), non lo sono. La natura del conflitto rispecchia proprio quelle posizioni, che rappresentano la fisionomia della maggior parte dell’opposizione armata. 

Ora, data la narrativa abbracciata finora, i principali media sono disorientati. Sembrano non capire che ora occorre avere pazienza, usare la stessa metodologia che si applica comunemente quando si vuole scongelare il comparto congelatore del frigorifero. Per far prima si potrebbe usare il raschietto ma si finirebbe per distruggere il congelatore. Occorre invece aprire lo sportello del congelatore e togliere la corrente. Poi lasciarlo aperto ed aspettare: gli organizzatori del negoziato si stanno comportando esattamente così. 

Infatti la linea è rispecchiata nelle dichiarazioni del documento finale: è stato ribadito che “non vi è una necessità urgente di intensificare gli sforzi per avviare il processo di negoziazione in conformità con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 2254”. E’ stato altresì sottolineato “come l’incontro internazionale di Astana sia una piattaforma efficace per un dialogo diretto tra il governo e la opposizioni come richiesto dalla risoluzione n. 2254”. Russia, Iran e Turchia sostengono inoltre “la volontà dei gruppi armati dell’opposizione a partecipare alla prossima tornata di trattative, che si terrà tra il governo e l’opposizione, sotto gli auspici delle Nazioni Unite, il prossimo 8 febbraio a Ginevra”.

Quindi, il proseguimento della tregua e dei negoziati ha trovato consenso unanime. La delegazione della opposizione armata si è però rifiutata di discutere la richiesta di separarsi dai gruppi terroristici designati senza il preventivo ritiro delle milizie iraniane.





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