Catalogna/ Dichiarazione d’indipendenza, la Chiesa si spacca in favorevoli e contrari (ultime notizie)

- Fabio Belli

Catalogna, oggi palla a Rajoy: il Governo reagirà lla dichiarazione d’indipendenza? Puigdemont pronto al dialogo, ma lo Stato e il Re non sembrano intenzionati a fare passi indietro

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Il fronte della Catalogna resta caldissimo

La questione Catalogna si allarga sempre di più. Il conflitto interno tra la Spagna e i separatisti rischia di creare inutili tensioni anche in seno alla Chiesa, dividendo la Santa Sede in due fazioni diametralmente opposte: i favorevoli e i contrari. Papa Francesco, è meglio dirlo subito, non si è mai espresso direttamente sulla questione, anche se ha fatto capire in più occasioni di essere dalla parte della Spagna e contro i catalani. D’altronde, però, molti sacerdoti si sono schierati in modo nettamente diverso, a favore del famoso referendum e contro la Corte Costituzionale spagnola. A smentire i sacerdoti cattolici catalani (dei ‘dissidenti’?) è stato il Vescovo di Tarrogna che ha indirizzato ai suddetti sacerdoti una chiara lettera in cui li esortava a non assumere posizioni di questo tipo (politicamente scomode) e a favorire una riconciliazione tra le due parti. Altri uomini di Chiesa si sono schierati dalla parte della Spagna come il Cardinale Parolin e l’ambasciatore della Santa Sede in terra iberica Gerardo Bugallo. Insomma, se la Chiesa sembra orientata da una parte, è chiaro che non lo sia totalmente, ma che una piccola parte d’essa rimanga sulle sue decisioni. Che possa essere un pericolo per l’unità? (agg. Francesco Agostini)

PARLA HERNANDEZ

La dichiarazione di indipendenza firmata da Carles Puigdemont, le parole di attesa del premier Mariano Rajoy e la possibile attuazione dell’articolo 155: aria tesa in Catalogna e nell’intera Spagna. Dopo la mossa di ieri del premier catalano, la stampa madrilena è un coro unanime: “ricatto” e “provocazione” sono i termini più citati dalle prime pagine dei quotidiani. Enric Hernandez, direttore del Periodico de Catalunya, ha parlato di “Né sì, né no, né tutto il contrario”, riferendosi al clima di confusione in cui si trova al momento il fronte secessionista. Dopo la dichiarazione del governatore Mariano Rajoy, il partito Podemos si è detto pronto ad aprire il fronte del dialogo, in una situazione che comunque non sembra avere effetti sui mercati: i titoli delle imprese catalane sono in crescita del 2%. Attesa la contromossa di Puigdemont, con la “minaccia” di attuazione delle misure previste dall’articolo 155 della Costituzione che veleggia sul fronte catalano. (Agg. Massimo Balsamo).

IL COMMENTO DI RAJOY

Tiene banco in Spagna la questione Catalogna. Dopo la dichiarazione di indipendenza firmata dal presidente catalano Carles Puigdemont, poi sospeso per ricercare un dialogo con il governo di Madrid, il presidente del Governo Mariano Rajoy ha convocato questa mattina una riunione straordinaria per valutare la situazione. Intervenuto ai microfoni della stampa, il premier spagnolo ha dichiarato di aver inviato una richiesta formale a Carles Puigdemont affinchè confermi o meno se abbia effettivamente dichiarato l’indipendenza della regione: “Faccia chiarezza sulla conferma della dichiarazione dell’indipendenza della Catalogna e in merito alla sua entrata in vigore”, le sue parole. Una mossa che serve anche per prendere tempo sull’attuare o meno le misure previste dall’articolo 155 della Costituzione spagnola, che prevede la sospensione dell’autonomia catalana. Nuovi aggiornamenti previsti per le ore 16.00, con Mariano Rajoy che riferirà davanti al Congresso dei deputati sulle decisioni prese. (Agg, Massimo Balsamo)

LE POSSIBILI MOSSE DEL GOVERNO

E’ in corso a Madrid la riunione straordinaria del governo spagnolo per discutere della dichiarazione di indipendenza della Catalogna, poi subito sospeso per aprire un canale di dialogo con Madrid. Il presidente del Governo Mariano Rajoy riferirà nel pomeriggio, ma sono due le possibili strade percorribili. A partire dall’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola: l’articolo in questione prevede il commissariamento della Catalogna, con il passaggio a Madrid delle competenze della Generalitat. Un’altra strada che potrebbe percorrere il governo è quella di un ricorso presso la Corte costituzionale contro la dichiarazione di indipendenza firmata dal presidente della Catalogna Carles Puigdemont. Sarebbe un caso da giurisprudenza l’applicazione dell’articolo 155, che prevede l’utilizzo di misure per obbligare in modo coatto ad adeguarsi ad un governo regionale che non rispetta i suoi obblighi o che agisce in modo tale da minacciare l’interesse della Spagna. Attesi aggiornamenti. (Agg. Massimo Balsamo)

SPAGNA, RIUNIONE STRAORDINARIA IN CORSO

Dopo la dichiarazione di Indipendenza di ieri della Catalogna, con la firma del presidente Carles Puidgemont sulla dichiarazione, ecco la contromossa del Governo della Spagna. Ieri il leader catalano ha proclamato l’indipendenza, per poi sospenderla subito per aprire un canale di dialogo con Madrid. Un canale di dialogo che il governo centrale ritiene però un “inammissibile ricatto”. Da pochi minuti è iniziata una riunione straordinaria del governo spagnolo per rispondere alla dichiarazione di indipendenza della Catalogna, con l’esecutivo chiamato a decidere se applicare l’articolo 155 della Costituzione spagnola, che consentirebbe la sospensione dell’autonomia catalana. Oggi pomeriggio Mariano Rajoy, premier spagnolo, riferirà di fronte al Congresso dei deputati sulla crisi e sulle misure da apportare nei confronti della Catalogna. Misure che il governo deciderà in queste ore nel corso della riunione straordinaria che si sta svolgendo in questi minuti a Madrid. (agg. Massimo Balsamo).

LA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA

Catalogna, si riparte. La dichiarazione d’indipendenza del parlamento catalano, da parte del presidente della Generalitat Carles Puigdemont, è arrivata nel tardo pomeriggio di martedì 10 ottobre, attesa e temuta allo stesso tempo. Consapevole della severa censura da parte di Madrid, la secessione è stata però contestualmente “congelata” da Puigdemont, che ha chiesto allo Stato centrale spagnolo e all’Europa di ascoltare le ragioni della Catalogna dopo quanto avvenuto in seguito al referendum per l’indipendenza. Ragioni che però potrebbero restare senza riscontri, visto che la posizione di Madrid nei confronti della Catalogna resta durissima. Quello che Puigdemont ha definito nel suo discorso un invito al dialogo, è stato considerato di fatto dal Governo un “ricatto”, come riportato dal giornale iberico El Pais. Una sorta di mossa per scaricare tutta la tensione del momento sulle spalle di Madrid, idea per nulla gradita dalle fonti governative. 

RAJOY E IL RE POCO CONVINTI DI FARE PASSI INDIETRO

Fonti che non sono state però ancora suffragate dalla voce del premier della Spagna, Mariano Rajoy, pronto a parlare alla Moncloa solamente nel pomeriggio di oggi, mercoledì 11 ottobre. Discorso atteso almeno tanto quello di Puigdemont, considerando come Madrid abbia promesso la più aspra repressione possibile agli istinti di secessione di Barcellona. Addirittura si era parlato di un possibile arresto di Puigdemont, subito dopo lo scioglimento dell’assemblea catalana, se l’indipendenza fosse stata proclamata in maniera unilaterale. L’invito al dialogo del presidente della Generalitat ha evitato che la situazione precipitasse subito, ma molto difficilmente Madrid farà un passo indietro e con ogni probabilità oggi pomeriggio Rajoy dichiarerà “inaccettabili” i propositi catalani, come già anticipato da fonti governative quasi contemporaneamente alla proclamazione d’indipendenza. Rajoy sa di avere il Re e probabilmente anche l’Europa dalla sua parte, vista l’incostituzionalità del referendum.

L’APPELLO AI CATALANI “SPAGNOLI” 

D’altronde il discorso del Re Filippo era stato abbastanza chiaro nei giorni scorsi, con i sostenitori dell’indipendenza catalana che si erano indignati riguardo al fatto che il sovrano non avesse fatto accenni alle violenze avvenute durante lo svolgimento del referendum, con la Guardia Civil che aveva messo in atto una dura repressione. Lo stesso Rajoy nei giorni scorsi si era rivolto alle centinaia di migliaia di catalani che avevano manifestato invece a favore della permanenza dello Stato nella Spagna unita, dicendo loro di “non sentirsi soli” e di avere il sostegno del Governo. Rajoy ha i fati puntati addosso dopo le violenze del referendum, ma sembra chiaro che il Governo spagnolo non accetterà alcun negoziato con una Catalogna pronta a rendersi dipendenti e a fare solo alcune concessioni-ponte per quello che sarebbe, nei piani di Puigdemont, un morbido distacco. La reazione di Rajoy invece, ma lo scopriremo oggi pomeriggio, rischia di rivelarsi tutt’altro che morbida.

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