“Mia figlia uccisa, mia moglie stuprata”/ Il padre della famiglia ostaggio dei Talebani: racconta l’orrore

- Silvana Palazzo

“Mia figlia uccisa, mia moglie stuprata”: il racconto della prigionia di una famiglia canadese ostaggio dei Talebani, liberata l’11 ottobre scorso dai militari pakistani.

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Liberata famiglia canadese ostaggio dei Talebani

Sua moglie è stata violentata ripetutamente dai sequestratori, che poi hanno ucciso una loro figlia: questi sono alcuni degli agghiaccianti particolari relativi al racconto della famiglia canadese che è stata liberata dopo una prigionia di cinque anni in Afghanistan. Sono stati i militari pakistani a restituire loro la libertà l’11 ottobre scorso durante un’operazione condotta grazie all’aiuto degli Stati Uniti. Alla gioia per il rientro in Canada si contrappone il dolore per il dramma vissuto. «Hanno ucciso mia figlia neonata e stuprato mia moglie mentre eravamo prigionieri», ha raccontato Joshua Boyle alla stampa. Il rapimento è avvenuto nel 2012 per mano del gruppo estremista Hakkani, affiliato ai Talebani. Dopo la liberazione si è appreso che la coppia ha avuto quattro bambini durante la prigionia, ma la bambina è stata uccisa. L’uomo si era recato insieme alla moglie americana Caitlin Coleman in Afghanistan nel 2012 con l’obiettivo di portare aiuti in una zona del paese dove «né le Ong né gli aiuti umanitari, né i governi» sono riusciti ad arrivare. In quella stessa regione, però, sono stati rapiti. 

LE VIOLENZE E IL SALVATAGGIO

All’epoca la moglie di Joshua Boyle era incinta, infatti suo padre in un’intervista all’emittente ABC News aveva definito «incosciente» la decisione della figlia di recarsi in un luogo così pericoloso durante la gravidanza. Durante la prigionia, però, la coppia ha avuto altri tre figli. Un quarto, una bambina, sarebbe stata uccisa dai rapitori. Inoltre, gli uomini del gruppo Hakkani hanno anche violentato sua moglie come vendetta per i rifiuti di Boyle a una proposta fattagli dai Talebani. «Non un’azione isolata, ma condotta da una guardia sotto la supervisione dei superiori», ha raccontato Boyle senza lesinare dettagli sugli stupri subiti dalla moglie. Durante la loro prigionia non sono mancati gli appelli video ai governi di Canada e Usa per una negoziazione con i sequestratori. Il salvataggio della famiglia è avvenuto grazie ad una segnalazione dell’intelligence statunitense, che ha informato il governo pakistano del trasferimento di cinque ostaggio dall’Afghanistan al territorio tribale pachistano della Kurram Agency. «Uccidete gli ostaggi», sono le ultime parole che la famiglia ha ascoltato mentre era bloccata nel bagagliaio dell’auto dei rapitori, prima della sparatoria e della cattura che li ha liberati.

UNA TERRIBILE COINCIDENZA…

Joshua Boyle ora è preoccupato per la sicurezza della sua famiglia. L’uomo è stato sposato con Zaynab Khadr, sorella maggiore di Omar Khadr, ex detenuto di Guantanamo e finanziatore di Al Qaeda. Il padre della donna, Ahmed Said Khadr, e la sua famiglia sarebbero stati inoltre vicini a Osama bin Laden in passato. Il loro rapimento potrebbe essere legato proprio al passato di Boyle? Haqqani, prima della liberazione, aveva infatti chiesto il rilascio di Anas Haqqani, figlio del fondatore del gruppo in cambio della famiglia canadese-americana. Secondo le autorità però non ci sarebbero legami con la loro cattura, descritta come una «terribile coincidenza». «Sarà di grande importanza per la mia famiglia riuscire a costruire un rifugio sicuro che i nostri tre bambini possano chiamare casa. Provare a ridar loro porzioni dell’infanzia perduta», ha dichiarato Boyle all’Associated Press. E ha criticato la politica estera statunitense: «I loro interessi non sono i miei interessi». Ora l’ex ostaggio vuole che i suoi rapitori siano consegnati alla giustizia per la loro prigionia, per l’omicidio di sua figlia e lo stupro di sua moglie. 

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