VIETATO ESSERE CATTOLICI A BERLINO/ Una madre bavarese: “Impossibile pregare, tollerano solo altre religioni”

Dalle pagine del “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, una donna denuncia il diffuso atteggiamento di intolleranza che i cristiani devono subire a Berlino, capitale del multiculturalismo

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Berlino, un'istantanea della città tedesca (Pixabay)

Berlino è ancora un posto adatto per i cristiani? Questo è quanto si chiede una donna dalle colonne del quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung a proposito della capitale tedesca, da sempre considerata all’avanguardia in quanto a multiculturalismo e tolleranza di qualunque religione. “Si, è una metropoli tollerante, ma solo se non sei di fede cristiana” è la denuncia di una donna cattolica, madre di due figli, che in un’intervista rilasciata al quotidiano di Francoforte sul Meno ha raccontato la sua esperienza e puntato il dito contro il cosmopolitismo solamente di facciata che, a suo dire, non corrisponde alla realtà della città tedesca. La donna, della quale tuttavia non sono state riportati né il nome, né le generalità, ha infatti riportato le sue impressioni e alcuni episodi vissuti in prima persona alla giornalista Julia Schaaf (in un articolo emblematicamente intitolato “Mamma, è normale che preghiamo, vero?”) dopo che, assieme ai suoi bambini, aveva deciso di trasferirsi dalla Baviera (dove prima risiedeva) a Berlino: e il quadro che ne emerge è di una comunità, quella cristiana, che in alcuni casi è costretta a coltivare in privato la propria fede.

LE DIFFICOLTA’ DI PROFESSARE IN PUBBLICO LA FEDE

Stando alle parole della donna riportate dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung, a Berlino manca una vera tolleranza verso chi professa la fede cristiana, e la denuncia è tanto più forte se si pensa che a finire sul banco degli imputati è una città presa a modello in tutto il mondo per la sua apertura e per il far convivere assieme culture e religioni diverse. Infatti, in base alla sua esperienza di vita in Bavaria, la mamma dei due bambini ha ammesso di essere stata sempre abituata a legare tutto ciò che riguarda la fede alla quotidianità e quindi il confronto con quanto sperimentato a Berlino l’ha segnata: la pratica della propria religione o anche le tradizioni che loro rispettano sarebbero state spesso oggetto di incomprensioni se non proprio di piccoli sconti, finendo anche per essere ridicolizzate. Non solo: nell’articolo si legge che anche altri cristiani provenienti dalla Turingia o dall’Assia e che attualmente risiedono nella capitale condividono il sentimento della donna, tanto da “essersi arresi” e aver rinunciato a professare pubblicamente la propria religione. Insomma, a Berlino vivere la fede e farla diventare parte della vita di tutti i giorni è più difficile che nel resto della Germania: “Eppure siamo un Paese cristiano” si lamenta la donna che, a quanto si legge, avrebbe infine deciso di tornare in Bavaria per non esser costretta a vergognarsi della sua religione.



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