ATTENTATO A NEW YORK/ Jean: i lupi solitari torneranno a colpire, ecco perché

- int. Carlo Jean

Il bengalese Akayed Ullah ha fatto esplodere un ordigno a Manhattan ferendo tre persone. L’azione non è stata rivendicata ma si pensa all’influenza dell’isis. CARLO JEAN

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Foto LaPresse

ATTENTATO A NEW YORK. L’attentato di ieri alla stazione dei bus di Port Authority a Manhattan (New York) non è stato rivendicato e lo stesso attentatore, il bengalese Akayed Ullah, 27 anni, sopravvissuto e interrogato dalla polizia, ha rilasciato dichiarazioni poco coerenti. De Blasio, sindaco di New York, ha parlato di “tentativo di attacco terroristico”. Secondo fonti di intelligence, come riporta Abc news, Ullah potrebbe essere stato influenzato dalla propaganda online dell’Isis; avrebbe anche detto di avere agito per vendicare i torti di Israele contro Gaza. “Si tratta di un lupo solitario — dice il generale Carlo Jean, docente alla Luiss ed esperto di geopolitica —. Ciò non esclude che andando a vedere mail e telefono si scopra una rete, come spesso accade in quesi casi”.

Da parte di chi potrebbe arrivare un’eventuale rivendicazione, generale Jean?

Da al Qaeda, dall’Isis o da qualche gruppo terroristico esistente negli Stati Uniti.

Arruolare terroristi sul web e indurre ad agire da soli è ancora la via migliore per creare terrore?

In realtà no. Assai più produttivi, se si può usare questo termine, sono gli attentati organizzati da gruppi ben addestrati dotati di capacità tecniche notevoli, come fu per le Torri Gemelle. Ma è evidente che qui siamo all’estremo opposto.

Per quali ragioni si segue questa strada?

Perché più un’organizzazione è complessa, più è probabile che si riesca ad  intercettarla o ad infiltrarla.

E nel caso dei lupi solitari?

Il lupo solitario generalmente è un terrorista fai-da-te che può fare molti danni se usa un camion come a Nizza, altrimenti è difficile che possa combinare guai maggiori. 

Un gesto come quello di ieri a Manhattan potrebbe essere legato all’iniziativa politica di Trump su Gerusalemme?

A mio avviso il radicalismo prescinde dal problema palestinese. Anche perché oggi i palestinesi sono la popolazione araba più avanzata e sviluppata. Certo, in Israele ci sono state reazioni violente in strada, com’era da aspettarsi, ma niente di più per ora.

Akayed Ullah non ha fatto vittime, però la paura rimane.

La paura è dovuta soprattutto all’amplificazione mediatica. In Italia nel 2016 sono morte 3mila persone sulle strade e 100mila sono finite in ospedale. In occidente il numero dei morti per terrorismo è diminuito dal 2015 al 2016 e oggi la probabilità di morire per terrorismo è inferiore a quella che occorre quando si picchia la testa cadendo nel bagno di casa propria. Tuttavia i danni dal punto di vista materiale sono importanti.

Ci dica.

Il costo maggiore è dovuto alle misure antiterrorismo che i governi devono prendere, perché l’opinione pubblica chiede protezione. Le misure di controllo negli aeroporti ad esempio fanno ritardare di 30 minuti circa l’imbarco in tutti gli scali del mondo. E’ stato calcolato che questa mezz’ora costa 300 miliardi di dollari l’anno.

Si può esigere più sicurezza? O meglio: i politici possono garantirla?

E’ più probabile che facciano dichiarazioni di altro tipo. Più sicurezza nei paesi democratici significa ulteriore restrizione delle libertà individuali, e dunque ostilità e polemiche, come accadde a George W. Bush con il Patriot Act.

Putin ha annunciato il ritiro dalla Siria e di conseguenza la sconfitta dello stato islamico. Dobbiamo aspettarci nuovi attentati in occidente?

Che ci siano foreign fighters liberi sul mercato del terrorismo è certamente vero. Il paese più a rischio però è la Russia, perché moltissimi combattenti dell’Isis, forse il gruppo relativamente più numeroso, venivano dal Caucaso e dall’Asia centrale. Il capo della polizia inglese ha detto che circa 400 foreign fighters sono tornati in Gran Bretagna. C’è da augurarsi che siano sotto controllo.

Cosa dovremmo fare per essere più sicuri? 

Una legge in cui si dice che chi ha combattuto in Siria e ritorna in Italia fa cinque anni di carcere duro. Sarebbe la misura dissuasiva e preventiva migliore.

Gli Stati Uniti sono un paese complessivamente sicuro?

Meno di altri. Non per le loro misure di sicurezza, ma perché le società multietniche, che sono certamente più brillanti, attive e inventive, sono più a rischio. Vale anche per la Russia, che ha il 20 per cento di popolazione non slava.

(Federico Ferraù)

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