DIMISSIONI FLYNN/ Olimpio: cade la prima testa della “guerra” fra Trump e l’apparato

- int. Guido Olimpio

E’ caduta la prima testa dell’amministrazione Trump: il generale Flynn, capo del National Security Council, a soli venti giorni dall’insediamento. E ci saranno altre novità. GUIDO OLIMPIO 

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Foto La Presse

“Le dimissioni del generale Michael Flynn a venti giorni dall’inaugurazione ufficiale del presidenza Trump dicono chiaramente che alla Casa Bianca c’è un grande caos dove nessuno è in grado di avere il controllo pieno”. Per Guido Olimpio, editorialista e corrispondente da Washington per il Corriere della Sera, il caso Flynn non arriva dal nulla, ma “quello che stupisce è che accada così presto”. L’uomo voluto fortemente dallo stesso Trump alla guida del National Security Council, spiega ancora Olimpio, è stato vittima di una fuga di notizie manovrate dall’intelligence: “E’ il primo ma non sarà l’ultima vittima di questa divisione che attraversa tutti i livelli della società e dell’amministrazione americana dovuta all’elezione di Donald Trump”.

Cosa c’è dietro le dimissioni di Michael Flynn: l’incapacità di Trump a scegliere i suoi collaboratori o invece uno sbaglio in buona fede?

Flynn è un personaggio arcinoto nei media americani, che fosse problematico lo si sapeva bene. E anche Trump lo sapeva. Il fatto che abbia ignorato questi problemi è dovuto un po’ all’arroganza del personaggio Trump e un po’ perché il neo presidente aveva un debito con lui.

Di che si tratta?

Anche se non dall’inizio, Flynn durante la campagna elettorale si è dimostrato il più fedele sostenitore di Trump, agendo per lui come consigliere delle faccende militari. I due poi condividono la stessa attitudine nella lotta all’islam radicale e la linea dura contro l’Iran. Doveva dunque dargli un premio e lo ha fatto nominandolo a capo del National Security Council.

Senza preoccuparsi delle conseguenze?

Infatti. Quando si fanno nomine di questa importanza bisogna valutarle a fondo. Trump ha approfittato del fatto che questa nomina non è soggetta alla valutazione del Congresso e quindi Flynn non avrebbe dovuto rispondere a domande per lui imbarazzanti. 

Le accuse mosse a Flynn sono secondo lei fondate? Si parla anche di soldi ricevuti da Mosca oltre ai suoi contatti non autorizzati con l’ambasciatore russo.

Non c’è dubbio che le rivelazioni su Flynn sono uscite sui media perché qualcuno le ha date ai media da fonti sicure. Tra Flynn e parte dell’intelligence non corre buon sangue, quindi è presumibile che siano stati uomini dell’intelligence a dare informazioni ai media. Se fossero state falsità Flynn non si sarebbe dimesso, ma attenzione, va chiarita una cosa.

Quale? 

Flynn si è dimesso non perché abbia parlato delle sanzioni contro la Russia con l’ambasciatore senza averne avuto il permesso, ma perché ha mentito al vicepresidente e al presidente, dicendo loro che non lo aveva fatto. Ma è solo l’inizio, perché qui a Washington in molti dicono che le rivelazioni sui russi non sono finite, tanto che i democratici chiedono già una commissione di inchiesta. 

 

Da tutto questo viene fuori l’immagine di Trump come uomo solo al potere. Contano qualcosa il suo staff e i membri del governo?

Contano sicuramente anche perché Trump, senza volerlo offendere, non saprebbe scrivere da solo un ordine esecutivo. Ma c’è un problema. Anche se l’ordine sul bando dei musulmani è stato fatto insieme a suoi consiglieri, si tratta di persone vicine a lui, non di tecnici governativi, tanto è vero che quell’ordine è stato fatto male ed è da rifare. Trump ha la tendenza a governare la Casa Bianca come se fosse la sua impresa, circondarsi di amici e parenti invece che di professionisti della politica, ma così facendo tiene alla distanza i membri stessi del suo governo. 

 

Si fa il nome di David Petraeus come sostituito di Flynn, ma anche lui non ha un curriculum proprio immacolato; secondo lei avrà la nomina?

Petraeus è un ottimo professionista, anche molto più posato di Flynn, però l’America vive un momento particolare ed è divisa. Quello che c’è di buono e tollerabile adesso, domani potrebbe non esserlo più. Tanto è vero che si fanno anche altri nomi. Stanno valutando i pro e contro di ogni possibile scelta.

 

Il prossimo futuro di Trump come lo vede? Sarà in grado di governare davvero?

Washington è una macchina complessa, devi per forza appoggiarti all’apparato che significa non solo il governo, ma anche un’amministrazione vasta dove non tutti sono per lui. La fuga dopo solo tre settimane di questo tipo di notizie dimostra che questa amministrazione è frammentata e non c’è veramente qualcuno che la tiene in mano. E’ un caos.

 

(Paolo Vites)

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