DIARIO ARGENTINA/ L’arresto che travolge Madri e Nonne di Plaza de Mayo

- Arturo Illia

L’ex Comandante dell’esercito argentino Cesar Milani è stato arrestato. Una situazione che mette in grande imbarazza alcune associazioni per i diritti umani, spiega ARTURO ILLIA

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Plaza de Mayo a Buenos Aires (CC foto di Adam Jones)

L’ex Comandante in capo, fino al 2015, dell’esercito argentino Cesar Milani è stato arrestato nella località di La Rioja dopo aver reso una dichiarazione in merito ai sequestri e le torture di Pedro Adan Olivera e di suo figlio Ramon Alfredo e Veronica Matta avvenuti nel 1977. Milani è anche implicato nel sequestro e sparizione del soldato Alberto Ledo, avvenuta il 20 maggio del 1976. In seguito il militare continuò la sua carriera nell’esercito fino a essere nominato Generale nel 2007, sotto la Presidenza di Cristina Kirchner, che in seguito, nel 2013, lo promosse Capo dell’Esercito.

Questa nomina aveva sollevato dei dubbi da parte di alcune organizzazioni per i diritti umani argentine, ma il sostegno delle Madri di Plaza de Mayo (linea Bonafini) e le Nonne di Plaza de Mayo guidate da Estela de Carlotto, unite al partito Kirchnerista Fpv (Frente para la victoria) ha fatto sì che nella sessione del 13 ottobre del 2013 al Senato si confermasse l’incarico del Generale, nonostante le proteste dell’opposizione.

Tra i più accaniti accusatori della nomina di Milani l’ex Premio Nobel per la pace, Perez Esquivel, la leader delle madri-Linea Fundadora Nora Cortinos e la senatrice Norma Morandini, che da molti anni lotta per i diritti umani da una posizione sostanzialmente indipendente, e che, all’ arresto del Generale, ha dichiarato: “L’odierno arresto di Milani costituisce una prova che i foulard di alcune Madri siano macchiati dall’obbedienza cieca al potere e anche dell’utilizzo politico degli anni Settanta da parte del kirchnerismo”. Cristina Kirchner si servì di Milani soprattutto per la sua grande esperienza in “intelligence”, facendogli fondare un servizio di spionaggio parallelo alla Side (quello ex ufficiale) e operante per conto del kirchnerismo, fornendo dati sensibili soprattutto sui membri dell’opposizione, in modo da mettere in moto la macchina ricattatoria funzionale al potere.

Quando pure il discusso leader del Cels, un centro di ricerche legali, il giornalista Horacio Verbitsky (autore di libri denuncia sui voli della morte organizzati dalla dittatura, ma pure sospettato, dirigente del gruppo terrorista Montoneros, di una connivenza con il regime militare) si “accorge”, dopo aver tenuta nascosta l’informazione al potere kirchnerista di cui era collaboratore, del passato di Milani, lo denuncia (ma ormai era un segreto di Pulcinella). E dopo breve tempo il Generale si pensiona, ritirandosi dal servizio, ma senza che contro di lui venga promossa alcuna azione. Tranne un’accusa di arricchimento illecito e un’altra per l’acquisto sospetto di tangenti di ponti mobili per uso militare. 

Il suo arresto pone ora in una posizione critica sia le Madri che le Nonne di Plaza de Mayo (Linea Bonafini), immerse, con tutto il kirchnerismo, nell’ennesimo scandalo: qui non ci sono tangenti (scandalo “Suenos Compartidos” per le Madri) e nemmeno la difesa di colossali balle (quelle relative ai DNA dei figli adottati dalla proprietaria del gruppo mediatico Clarin, che risultarono estranei a quelli sottratti a madri poi sparite negli anni della dittatura, granchio delle Nonne) o prese di posizione ultrà (come quella contro l’elezione di papa Francesco, infangandone il passato) dei Governi kirchneristi. Qui si è assistito alla strenua difesa di un ex appartenente alla dittatura, colpevole dei gravi reati per i quali queste organizzazioni dovrebbero esistere, e ciò la dice lunga su quanto esse si siano ormai “prostituite” alla politica di un gruppo che in nome del populismo si è arricchito e le ha arricchite a dismisura, facendogli perdere il contatto con la loro realtà per unirsi a un ideale settario e molto poco democratico.

È ora che l’Argentina si chieda quanto ormai sia poco etico sostenerle e dargli spazio in una società che ancora, dopo 40 anni, reclama giustizia e verità su chi, militari o terroristi, agirono con un comune denominatore: la violenza.

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