CAOS SIRIA/ Trattative a Ginevra e bombe ad Homs, ecco il “metodo” Arabia Saudita

- Patrizio Ricci

L’ostacolo principale alla pace in Siria viene dalle fazioni che fanno capo a Riyadh, che stanno cercando di escludere qualsiasi altro gruppo contrario alla linea saudita. PATRIZIO RICCI

siriairaq_guerra_soldatoR439
LaPresse

I negoziati di pace a Ginevra tra governo siriano e le opposizioni armate sono iniziati il 23 di febbraio e termineranno il 3 di marzo. L’ostacolo principale è che le fazioni che fanno capo a Riyadh sono le più rappresentative e stanno cercando di escludere qualsiasi altro gruppo di opposizione che non approvi l’intransigente visione saudita.

I metodi persuasivi sono i soliti. Le trattative sabato sono state funestate da un sanguinoso attentato avvenuto ad Homs. Ben sei attentatori suicidi appartenenti al gruppo terroristico Fateh al Sham (al Nusra), si sono fatti esplodere durante un summit tra il generale che si occupa della sicurezza locale e alcuni diretti superiori provenienti da Damasco. Le deflagrazioni hanno ucciso 40 persone tra militari e civili.

Dato l’influenza che l’Arabia Saudita esercita sul gruppo, non è escluso che al Nusra abbia compiuto l’attentato proprio per far aumentare il peso specifico dei propri sponsor alle trattative di pace. 

D’altra parte, gli stretti legami tra al Nusra e l’Arabia Saudita non sono un mistero, ci sono numerosi documenti riservati fatti trapelare da Wikileaks che rivelano che “i governi di Arabia Saudita e Qatar continuano a fornire aiuti finanziari e logistici clandestini all’Isis e ad altri gruppi radicali sunniti”. 

Lo ha riconosciuto lo stesso vicepresidente americano Joe Biden parlando agli studenti dell’Università di Harvard nel 2014. In quell’occasione Biden ha indicato la Turchia, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi come i paesi più determinati ad abbattere Assad. Biden ha anche dettagliato che essi “hanno versato centinaia di decine di milioni di dollari e hanno fornito di tonnellate di armi a tutti coloro che erano in lotta contro Assad”. Il vicepresidente ha specificato che le persone che venivano rifornite erano quelle appartenenti al gruppo terroristico al Nusra, compresi tutti i gruppi affiliati ad al Qaeda e gli elementi estremisti jihadisti provenienti da tutte le parti del mondo. Ha anche affermato che i paesi del Golfo hanno continuato ad armare i gruppi terroristici nonostante la contrarietà americana e che i gruppi beneficiati includevano anche Isis.   

Secondo il vicepresidente Usa quel sostegno si sarebbe fermato solo nel 2014, quando anche i paesi del Golfo avrebbero capito che i gruppi che foraggiavano erano diventati pericolosi anche per loro.

In un’intervista del giornale tedesco Kölner Stadt-Anzeiger realizzata ad Aleppo, il leader di al Nusra Abu Al Ezz conferma tutto quanto detto dal vicepresidente Biden salvo che tale supporto sia cessato.

La presenza di consiglieri militari stranieri nelle file di al Nusra poco prima che Aleppo Est fosse liberata, dimostra che il sostegno esterno è ancora attuale: la loro esfiltrazione è stata concordata con i russi e rivelata dal rappresentante all’Onu siriano Jafari.

Infine, l’amministrazione Obama ha lanciato una fitta campagna di uccisioni mirate contro alcuni leader qaedisti, proprio a ridosso del fine mandato presidenziale, come per mettere velocemente la polvere sotto il tappeto: queste missioni hanno fatto in modo che i testimoni scomodi sparissero, lasciando comunque intatto il potenziale offensivo di al Nusra contro il governo siriano.

L’ultimo contributo per far deragliare le trattative di pace è una bozza di risoluzione Onu preparata da Francia e Gran Bretagna contro il governo siriano per uso di armi chimiche. Tuttavia, il rappresentante russo all’Onu Vladimir Safronkov ha anticipato che la risoluzione, “basata su prove insufficienti ed a indagine in corso d’opera”, sarà bloccata dal veto. 

L’iniziativa franco-britannica e gli attentati dimostrano come la Siria, la nazione che ha pagato il più grosso prezzo in termine di vite umane e di distruzione per il terrorismo di altri, è tuttora emarginata ed isolata dall’occidente. Ma non solo: la Siria è considerata dagli Stati Uniti uno dei tre stati che esporta il terrorismo in tutto il mondo (Export Administration Act). Invece viene premiato chi finanzia la diffusione nel mondo del wahabismo, l’interpretazione saudita dell’islam da cui attinge l’Isis e le sue varie declinazioni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori