DIARIO ARGENTINA/ Il dibattito “delirante” sui diritti umani

- Arturo Illia

L’Argentina continua a vivere un momento non facile. E, spiega ARTURO ILLIA, sembra perdersi in dibattiti e discorsi assurdi che distraggono energie da altri importanti temi

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La Casa Rosada (CC foto di Nicolas Maia)

L’Argentina è un Paese unico per molti fattori straordinari, ma purtroppo mantiene questa particolarità anche per molti eventi negativi che spesso ne impediscono non solo lo sviluppo, ma addirittura la supremazia mondiale. E questo senza esagerare, viste le grandissime risorse, non solo energetiche ma anche intellettuali, di cui dispone. E proprio da queste ultime provengono dei problemi a rigor di logica inspiegabili, quasi che il Paese sia situato in un altro, lontanissimo pianeta. La società si spacca e spreca importantissime energie in diatribe che la dividono spesso provocando fratture gravissime, soprattutto su fatti storici che, nel tempo, vengono distorti al punto tale che l’aforisma di Voltaire “La storia è una burla che i vivi giocano ai morti” sembra concepito dopo una visita al “Fin del mundo”.

Si arriva non solo a rivisitazioni storiche che paragonano Cristoforo Colombo al Generale Videla e che hanno provocato, nella loro imbecillità, la distruzione del monumento donato dalla comunità italiana un secolo fa e tolto dalla sua sistemazione naturale (antistante la residenza Presidenziale della Casa Rosada) per ordine della ex Presidente Cristina Fernandez de Kirchner: il territorio dove abbondano non solo le “balle spaziali” ma anche dichiarazioni deliranti coinvolge i tristi anni Settanta dominati, purtroppo, dalle azioni permeate dal demonio della violenza perpetrate sia da movimenti terroristici che dalla genocida giunta militare.

Ancora non si era spenta la polemica sul numero reale di desaparecidos (tutti i dati ufficiali concordano con le descrizioni di molti personaggi dell’epoca sulla necessità di pompare la cifra per far riconoscere dagli organismi internazionali lo status di genocidio) che non furono i “mitici” 30.000, ma circa 8.700 (cifra di per sé già assolutamente spaventosa) peraltro testimoniata dal numero di targhette che compongono il Monumento alla memoria con i dati dei desaparecidos rispetto alle 22.000 vuote.

La settimana scorsa, nel corso di una trasmissione televisiva, il dirigente delle dogane argentine, l’ex militare Gomez Centurion, oltre a ribadire per l’ennesima volta che sul conto dei desaparecidos esistono “8.000 verità che cozzano contro 22.000 bugie”, ha calcato ancor di più la mano affermando che la giunta militare non aveva nessun piano sistematico di eliminazione fisica durante gli anni ‘70. Cosa che contrasta non solo con le conclusioni del famoso processo contro la giunta militare sotto la presidenza di Raul Alfonsin, ma anche con le dichiarazioni dello stesso ex Generale Rafael Videla, che nella sua lunga intervista al giornalista Ceferino Reato lo aveva ammesso senza mezzi termini.

Dunque è stata più di un’opinione personale, ma un vero e proprio “delirio” storico al quale però, due giorni dopo, si è aggiunto quella della deputata Victoria Donda, ex kirchnerista e figlia di desaparecidos. Alla richiesta di includere nel monumento alla memoria pure i nomi delle vittime del brutale terrorismo che ha sconvolto l’Argentina tra il 1969 e il 1977 (cioè in anni dove il Paese era Governato da una seppur debole democrazia) ha risposto di no, proponendo addirittura di intitolare un monumento a parte in memoria delle 1.800 vittime. Altro delirio, questa volta di segno opposto.

Come se le vittime della violenza di facinorosi appartenenti a gruppi terroristici come Erp e Montoneros avessero un altro peso rispetto a quelli delle dittatura militare: uno sproposito veramente gigantesco che però non è stato fatto notare da nessuno e questo evidenzia quanto l’Argentina del giorno d’oggi fatichi a uscire da una ricostruzione storica francamente non difficile di quel periodo. Dove non ci fu una “violenza buona” o “cattiva”, non ci fu una “gioventù meravigliosa” (come fatto trasparire dalla ricostruzione alquanto favoleggiante di questi anni dominati dal kirchnerismo e da parte di organizzazioni per i diritti umani da esso sponsorizzate economicamente e coinvolte in scandali incredibili) da contrapporre a una dormiente. No, ci furono due fazioni che avevano una cosa in comune: l’uso della violenza fisica senza mezze misure nei confronti dei potenziali nemici. Che poi alla fine si scoprirono legati da un progetto comune, anch’esso delirante, di in un ipotetico ritorno alla democrazia che vedeva la formazione di un partito che aveva come candidato alla presidenza l’Ammiraglio Massera (il più sanguinario della dittatura militare) appoggiato dall’organizzazione terroristica Montoneros!

La violenza deve essere condannata, senza mezzi termini o senza sottigliezze, da qualsiasi parte provenga, perché continuando, dopo 40 anni, in questi deliranti distinguo si capisce il perché un Paese ricco e poco abitato come l’Argentina può “permettersi” il lusso di una povertà che riguarda il 32% dei suoi abitanti. Almeno fino a quando sprecherà energie in questo tipo di polemiche invece che dedicarle al suo futuro, che pare importare a pochi.

A Gomez Centurion e a Donda il consiglio di dimettersi perché se è vero che il reato di opinione non esiste, personaggi con incarichi pubblici non dovrebbero permettersi simili bestialità.

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