MASSACRO DI GARISSA/ Cosa c’è dietro l’attentato terroristico del commando di Al Shabaab (PresaDiretta, oggi)

- La Redazione

Massacro di Garissia a PresaDiretta: il reportage dal Kenya e le testimonianze della strage. Le ultime notizie di oggi, 6 marzo 2017, sull’attentato terroristico del commando di Al Shabaab

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PresaDiretta, in onda su Rai 3

A PresaDiretta oggi, lunedì 6 marzo 2017, si parlerà anche del massacro di Garissia, avvenuto il 2 aprile 2015 presso l’università della città a nord del Kenya. La strage ha causato la morte di 148 persone, tra cui 142 studenti, ed è avvenuta per mano del gruppo islamista Al-Shabaab. Un gruppo di guerriglieri alle 5.30 locali ha fatto irruzione nel campus con delle bombe e ha ucciso due persone adibite alla sorveglianza; arrivati nel dormitorio dell’università, hanno svegliato gli studenti e chiesto loro che religione professassero, uccidendo chi rispondeva di essere cristiano. Dopo uno scontro a fuoco le forze di polizia keniote si sono rimpossessate del campus. Mohamed Kuno, docente proprio all’Università di Garissia, sarebbe stato lo stratega del massacro. Il movente? Pare si sia trattato di una ritorsione contro il governo keniota, in lotta in Somalia contro gli estremisti islamici di Al-Shabaab. PresaDiretta proporrà, dunque, un reportage del Kenya, una zona cruciale per gli equilibri del continente africano, e alcune testimonianze toccanti del massacro.

Quello di Garissa è uno degli attacchi terroristici più sanguinari del continente africano. Una vera e propria mattanza: il dottor Hussein Bashir dell’organizzazione umanitaria Amref a La Repubblica raccontò di non aver visto studenti decapitati, ma giustiziati con colpi alla testa. A volte, però, i terroristi si sono accaniti, massacrando quegli studenti e in molti casi non è stato facile identificarli. Il giovane Nicholas, invece, raccontò di aver sfiorato la morte: «Mi sono salvato solo perché quand’ero bambino mio zio mi fece imparare a memoria l’inizio di una sura del Corano. È in questo modo che i jihadisti ci hanno separato: chiedendoci di recitare almeno un brano del loro testo sacro. Se eri in grado di farlo venivi salvato perché musulmano, altrimenti, se facevi scena muta, eri freddato perché cristiano». Lo studente raccontò di essersi nascosto in un armadio dopo essere scampato all’esecuzione. Da lì sentiva, però, i compagni urlare e piangere. Garissa era una delle città più sicure della regione dei Grandi Laghi, dopo il massacro tutto è cambiato.



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