WIKILEAKS/ Assange, una pedina del doppio scontro Usa-Russia e Obama-Trump

- int. Antonio Pilati

Siamo davanti a un doppio scontro: uno tra Usa e Russia, l’altro interno agli Stati Uniti, di cui le rivelazioni di Wikileaks sono l’ultimo episodio. Commento di ANTONIO PILATI

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Barack Obama (LaPresse)

I nuovi leaks diffusi da Julian Assange hanno provocato il solito terremoto che accade ogni volta che vengono resi noti. Se anche questa volta si risolverà in un gran polverone senza particolari conseguenze è ancora presto per dirlo. Cia e Fbi stanno indagando sulla “gola profonda” che avrebbe informato Assange dei metodi di spionaggio della Cia. Per Antonio Pilati, scrittore ed editorialista, “siamo davanti a uno scontro che coinvolge da una parte Usa e Russia, dall’altro i democratici americani talvolta con l’appoggio proprio di Fbi e Cia, e Trump. E’ uno sconvolgimento degli equilibri internazionali e interni dell’America che non ha precedenti”.

Le rivelazioni di Assange sui metodi usati dalla Cia sono qualcosa di veramente significativo, qualcosa in grado di destabilizzare l’intelligence americana?

Lo spionaggio, la guerra tra spie, i servizi segreti sono qualcosa che è sempre esistito: durante la Guerra fredda esisteva un conflitto in questo senso dilagante e significativo. 

Servizi segreti che operano con il beneplacito dei rispettivi governi e parlamenti. Perché oggi tanto scalpore?

Per un motivo molto preciso. Mentre un tempo si trattava di una guerra combattuta sotto traccia che affiorava solo in casi straordinari, oggi, soprattutto durante la presidenza Obama, si è aperto un conflitto alla luce dell’ideologia che ha caratterizzato la sua amministrazione.

Cioè? Quale ideologia?

La rappresentazione pubblica degli Stati Uniti come il paese che difende i diritti umani; gli Usa come paladini del pianeta intero, fautori di una gestione del potere trasparente. E’ chiaro che alla luce di rivelazioni come queste l’immagine data viene a cadere miseramente. Ci dicono che una potenza mondiale non può essere tale in modo virtuoso.

Ci spieghi bene questo punto.

Diciamo che nel momento in cui l’ideologia della principale superpotenza contrasta con i suoi metodi consolidati nei decenni, si crea una situazione contraddittoria che dà adito a sospetti e autogol clamorosi. Pensiamo al precedente scandalo dei telefoni di Angela Merkel spiati dagli Usa. Se pensiamo poi che è in corso una battaglia ideologica dei democratici americani contro la Russia basata su accuse di intromissioni e hackeraggi nei sistemi informatici americani, è evidente che davanti a rivelazioni come quelle di Wikileaks queste accuse finiscono nel ridicolo.

Qualcuno, forse facendo fantapolitica, ha ipotizzato che i sistemi della Cia siano tali da poter far credere che le intrusioni di hacker provengano da un altro paese, in questo caso la Russia, quando invece sono a opera della Cia stessa.

Mi sembra una ipotesi un po’ acrobatica. Va detta però una cosa. Negli ultimi dieci anni c’è stato un arretramento di potenza da parte dell’occidente come non si era mai visto dalla fine della seconda guerra mondiale. Un arretramento aumentato dalla incapacità dell’Europa di svolgere un proprio ruolo.

E che cosa ha comportato?

Ha inciso a fondo dentro la vita americana, è stato uno degli elementi che ha portato al successo di Trump. Lui è l’espressione della rivolta di questa anima dell’America ai risultati insoddisfacente dell’élite liberal. La vittoria di Trump così inaspettata ha portato un cambiamento così forte dei valori ideologici propugnati da Bill Clinton prima e da Obama poi che ha scatenato una forte reazione. Abbiamo visto chiaramente in queste settimane e anche durante la campagna elettorale come elementi dell’Fbi e della Cia abbiano cercato e stiano cercando di delegittimare in ogni modo Trump.

 

Un quadro preoccupante…

E’ un quadro che vede all’interno di uno scontro fra americani e russi uno scontro interno agli Stati Uniti. La sovrapposizione di due conflitti molto duri e molto aspri.

 

Che idea ha invece di Assange? 

E’  un personaggio in circolazione da tempo, non è una novità. Ho l’impressione che faccia parte di questo scontro che si svolge all’interno degli Usa e a livello internazionale di cui abbiamo parlato. Quale casella occupi realmente però non so dirlo.

 

Nel suo libro Rivoluzione digitale e disordine politico lei parla di un progresso tecnologico che si è tramutato negli ultimi dieci anni in una crisi della politica senza precedenti. Questo è collegato a quanto abbiamo detto?

La rivoluzione introdotta dall’avvento della tecnologia digitale ha cambiato molte cose sia nella finanza sia nell’organizzazione economica e delle aziende. L’enorme sviluppo della finanza nel corso degli anni 90 è impensabile senza la rivoluzione digitale. Questo ha comportato un’accelerazione dell’economia congiunta ai processi di globalizzazione, favorendo paesi come Cina e India. Si sono creati nuovi equilibri che la politica non ha saputo gestire. Negli ultimi dieci anni abbiamo visto incrociarsi disordine economico e disordine politico, come testimonia la situazione in Siria e in Iraq.

 

La politica si è dimostrata incapace di gestire i cambiamenti?

Ne è nato quell’arretramento di potenza dell’occidente di cui abbiamo parlato prima: la politica non ha saputo governare questo disordine, permettendo la crescita di paesi come la Cina non solo sul piano economico ma anche militare. Pensiamo alla sua influenza in Sud America e in Africa, e così anche della Russia.

 

Che futuro ci aspetta?

Se la politica saprà comprendere quanto sta succedendo potrà fare ottime cose. I tanti guai in cui ci troviamo derivano dal fatto che l’occidente, soprattutto Obama, non ha capito quello che stava succedendo, creando situazioni di conflitto generate dall’incapacità di capire e dall’arroganza. Meno arroganza e più capacità di futuro possono portare a una situazione meno drammatica.

(Paolo Vites) 

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