VENEZUELA/ L’auto-golpe di Maduro parla anche all’Europa

- Arturo Illia

Il Presidente Maduro ha esautorato il Parlamento dei suoi poteri: l’auto-golpe del Venezuela, spiega ARTURO ILLIA, di questi tempi ha qualcosa da dire anche all’Europa

maduro_nicolas_lapresse
Nicolas Maduro (Lapresse)

Dopo mesi di stallo con trattative che hanno visto anche l’intermediazione vaticana, improvvisamente in Venezuela si è consumato l’auto-golpe, manovra già vista in America Latina, esattamente nel Perù di Fujimori. Un’opposizione al regime che aveva conquistato la maggioranza in Parlamento, leggi dello Stato che non vengono applicate (spesso frutto della Costituzione Bolivariana prodotta durante il chavismo), ma sopratutto la situazione al limite della guerra civile hanno spinto Maduro, nel suo potere, ad assorbire quelli dell’Assemblea, ergo del Parlamento. È la conferma di una dittatura che non sa più come reggersi di fronte a un’economia sempre più a rotoli, una corruzione che ormai ha superato ogni limite in un Paese dove la svolta democratica era il solo mezzo per provare a uscire dall’emergenza che vede la fame ormai generalizzata come il fatto più eclatante. 

Pochi giorni fa un camion pieno di riso, che doveva essere destinato a un supermercato (dove si formano code infinite di gente dotata di una “tessera annonaria” che permette un approvvigionamento controllato) è stato depredato non solo dalla gente, ma dagli stessi agenti che lo scortavano. Episodio limite che però, dato il forte controllo sui mezzi di comunicazione esercitato dal potere, sicuramente non è isolato.

E ora? Assisteremo sicuramente al festival dei complotti mondiali disneyani di cui Maduro è maestro per giustificare la manovra, ma nello stesso tempo il Venezuela è fuori dal Mercosur (l’Ue latinoamericana) almeno fino a quando non permetterà o ristabilirà totalmente una democrazia. Anche l’Unione degli stati americani ha condannato l’episodio durante una riunione di emergenza nella quale il suo presidente ha dichiarato che in Venezuela si è consumato un colpo di Stato, invitando le forze armate a non continuare a stare in silenzio di fronte al calpestamento della Costituzione.

È prevedibile che in questi giorni verranno arrestate persone dell’opposizione e repressa con la forza qualsiasi manovra contro il regime. Per instaurare, anzi rafforzare, la paura nella gente che a breve dovrà scegliere se morire di fame o tentare un’opposizione estrema. Purtroppo gli sviluppi denunciati da vari esponenti dell’opposizione si sono avverati e ormai lo scontro appare inevitabile e non senza conseguenze gravi per il Paese. Che è isolato dal resto del mondo e gode solo di un tenue appoggio da parte dei populismi che sempre meno governano l’America Latina, visti i disastri che hanno combinato sia a livello economico che sociale. Un monito anche per un’Europa che pensa in diversi paesi di contrastare la superbia di molti Governi attraverso partiti che applicano la demagogia più sfrenata nei confronti di società che ormai sono preda dell’esclusione di masse intere da un benessere conquistato faticosamente. Politiche che con l’andar del tempo rischieranno di trasformare il Vecchio continente in un’accozzaglia di paesi governati dai tanti “caudillos” nazionali.

Siamo ancora in tempo per evitare che l’esempio del Venezuela si faccia strada, iniziando ad aiutarlo, affinché la democrazia ritorni al più presto in una delle nazioni più ricche del mondo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori