ATTENTATI ISIS IN EGITTO/ Al Sisi riuscirà a proteggere papa Francesco?

- Mara Maldo

Un doppio attentato rivendicato dall’Isis in due città egiziane, Tanta e Alessandria, ha fatto strage di cristiani copti. A fine aprile la visita del papa. Commento di MARA MALDO

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Attentato in Egitto (LaPresse)

Donald Trump si dice ”rattristato per l’attacco terroristico in Egitto. Gli Stati Uniti lo condannano duramente. Ho molta fiducia nel fatto che il presidente Al Sisi gestirà la situazione in modo appropriato”. Lo afferma il presidente americano su Twitter. 

E Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha ordinato il dispiegamento di unità speciali dell’esercito per garantire la sicurezza nei luoghi più sensibili dell’Egitto. Lo riporta l’agenzia Mena citando il portavoce presidenziale, l’ambasciatore Alaa Youssef. 

È a San Marco ad Alessandria, sulla costa mediterranea, che si è consumato il secondo attentato, nella chiesa dove si trova anche il papa copto Teodoro II. Qui sono 18 le vittime e 35 i feriti, sostiene il ministero della Salute.

La minoranza cristiana copta costituisce circa il 10 per cento della popolazione egiziana e non è certo la prima volta che finisce nel mirino. A dicembre dello scorso anno un grave attacco era avvenuto alla Cattedrale di San Marco, nella zona di Abbasiya al Cairo.

Questi “atti insensati non mineranno l’unità e la coerenza del popolo egiziano di fronte al terrorismo”, ha tuonato papa Teodoro II, rimasto illeso nell’attentato ad Alessandria.

“Un gesto spregevole, privo di ogni umanità”: così lo ha definito Ahmad al-Tayyib, grande imam dell’Università di Al-Azhar al Cairo. E parole senza equivoco di fronte a tanto dolore sono venuti anche dal Capo dei Cattolici. “Gesù è in coloro che soffrono a causa delle guerre e del terrorismo, a causa degli interessi che muovono le armi e le fanno colpire. Uomini e donne ingannati, violati nella loro dignità, scartati”, ha affermato Papa Francesco, nel corso dell’omelia della Domenica delle Palme.

“Gesù — ha detto il papa — è in loro, in ognuno di loro, e con quel volto sfigurato, con quella voce rotta chiede di essere guardato, di essere riconosciuto, di essere amato”. 

Bergoglio ha aggiunto che “Gesù non ha mai promesso onori e successi. I Vangeli parlano chiaro. Ha sempre avvertito i suoi amici che la sua strada era quella, e che la vittoria finale sarebbe passata attraverso la passione e la croce. E anche per noi vale lo stesso. Per seguire fedelmente Gesù, chiediamo la grazia di farlo non a parole ma nei fatti, e di avere la pazienza di sopportare la nostra croce: di non rifiutarla, non buttarla via, ma, guardando lui, accettarla e portarla, giorno per giorno”. 

Bergoglio ha ricordato che non abbiamo altro Gesù al di fuori di quello “inchiodato alla croce e morto tra due malfattori. Pensiamo alle calunnie, agli oltraggi, ai tranelli, ai tradimenti, all’abbandono, al giudizio iniquo, alle percosse, ai flagelli, alla corona di spine, e infine alla via crucis, fino alla crocifissione. Gesù non è un illuso che sparge illusioni, un profeta ‘new age’, un venditore di fumo, tutt’altro: è un Messia ben determinato, con la fisionomia concreta del servo, il servo di Dio e dell’uomo che va alla passione; è il grande Paziente del dolore umano”.

Il Vaticano ha confermato la visita del Papa in Egitto, prevista per il 28 e 29 aprile. Forse la migliore risposta alla sfida dei terroristi. L’agenda del Papa non è nella loro disponibilità.

“In spe erecti” scrive il cattolico San Paolo. Eretti nella speranza. Ma tocca ai seguaci del Profeta una risposta di altrettanta forza e libertà.

“Dio in verità non commette nessuna ingiustizia contro gli uomini, sono gli uomini a commettere ingiustizie verso se stessi” (X, 44; 1996). Le parole del Corano spiegano meglio di molti editoriali cosa c’è dietro gli attentati contro i Copti in Egitto così come la sistematica mattanza di innocenti in Europa, Africa e Medio Oriente. Una religione ridotta ad una ideologia spietata che ha preso il nome di Dio in ostaggio per il proprio progetto di potere. Questa ideologia come nazismi, fascismi e comunismi va affrontata e sconfitta. Ci vorrà tempo e dolore. Non basterà Al Sisi né i molti capi del cangiante quadro politico dei paesi islamici. Ma coloro che che si battono per la pace tra i popoli e per la riconciliazione sono obbligati a smascherare l’inganno dei falsi martiri che si fanno esplodere credendo che la morte e la distruzione possano prevalere sulla ragione e sulla fede vera.

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