SFREGIATI CON L’ACIDO/ Due casi al giorno, i responsabili spesso minorenni. La soluzione? Vietarne la vendita

- Vittorio Crippa

Attacchi con l’acido, 700 nell’ultimo anno. Allarme in Inghilterra per gli sfregi ad opera di minorenni che sfregiano rivali, donne e “nemici” a vario titolo con sostanze chimiche corrosive

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Gessica Notaro, ex Miss sfregiata con l'acido

Sono 450 i casi di persone (prevalentemente donne) sfregiate con l’acido nel Regno Unito, con un raddoppio dei delitti dal 2014. Se in Italia il caso di Gessica Notaro, la Miss sfregiata con l’acido dall’ex fidanzato di Capoverde, e quello di Martina Levato e Alexander Boettcher hanno scosso l’opinione pubblica e stimolato alcune azioni legislative per le vittime di reati che possiamo riassumere in “omicidio di identità”, in Inghilterra le cose non vanno per niente bene. Sarà stato effetto delle primarie del Partito Democratico alle porte, ma è bastata una puntata del Maurizio Costanzo Show per combinare un incontro tra il ministro della Giustizia Orlando e appunto Gessica Notaro, incontro puntualmente avvenuto e di cui lo stesso ministro ha reso conto pubblicamente, mentre gli ormai ex concittadini comunitari sembrano passarsela molto peggio. Due attacchi con l’acido al giorno, vittime di tutte le età, e aggressori di età sempre più bassa. Ormai quello di sfregiare la ragazza di turno o un rivale per uno sgarbo, un desiderio non corrisposto, o altri “futili motivi” sembra essere diventata una modalità in quel sottobosco di giovani e giovanissimi abbandonati alla solitudine dei sobborghi inglesi con solo quattro regole tribali, spesso mutuate da un multiculturalismo deformato da povertà e consumismo.

Sui media le storie delle vittime ormai non riescono quasi più a trovare spazio e secondo quanto dichiarato al Sun dall’Acid Survivors’ Trust International i casi potrebbero essere addirittura più di 700 considerata la reticenza delle vittime, soprattutto in caso di sfregi non evidenti, a non denunciare. La soluzione? Evidentemente oltremanica sono in grossa difficoltà perchè l’unica ipotesi allo studio è quella di vietare la vendita di prodotti chimici ai minori di anni 18. Provvedimento evidentemente d’emergenza, ma che non può arrivare alla radice del problema che può essere affrontato solo attraverso una vera inclusione sociale che passa, principalmente, dalla scuola. Ma che, non nascondiamoci, ha bisogno anzitutto della comunicazione del senso della vita.



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