VENEZUELA/ La foto, senza telecamere si consuma la mattanza della Tienanmen di Caracas

- Paolo Vites

Una nuova sconvolgente immagine testimonia la brutalità del regime socialista nel tentativo di reprimere la contestazione del popolo, ecco di cosa si tratta

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La foto diffusa dall'Università La Sapienza

Schiacciato da un mezzo blindato, travolto dai pesanti gommoni che sostengono un carro armato che pesa a sua volta tonnellate. E’ la nuova foto simbolo (anche se per adesso la si è vista solo sul sito dell’Università La Sapienza) della guerra civile che insanguina da settimane il Venezuela. Prima l’immagine simbolo era stata quella della donna ferma davanti a un altro mezzo blindato, praticamente identica in modo impressionante al manifestante cinese di piazza Tienanmen, poi quella di un militare che prendeva per mano una suora che si trovava tra i manifestanti e che chiedeva alle forze dell’ordine di smetterla di sparare su di loro. Adesso questa. Il manifestante travolto sembra sia riuscito a sopravvivere anche se gran parte del suo corpo è devastato. Ma non sono le sole immagini che a spezzoni, tra le ultime notizie dei vari tg, ci passano davanti tutti i giorni. Il Venezuela non “tira” a livello mediatico perché lontano, perché in America latina scontri e morti sono da sempre la normalità, perché c’è ancora chi dice che Chavez non era un dittatore perché eletto in modo “democratico”. Peccato che ai seggi le violenze e le intimidazioni erano all’ordine del giorno.

Ma se anche Chavez non ha preso il potere come fecero i colonnelli argentini o il generale Pinochet, ci ha pensato il suo successore (anche lui eletto “democraticamente”) a rendere il Venezuela una dittatura. Non solo imprigionando i maggiori leader delle opposizioni con accuse fantasiose, ma con il tentativo di sopprimere i poteri del Parlamento. E mandando venezuelani contro altri venezuelani a fare la guerra. Le immagini di un gruppo di motociclisti civili che passa a tutta velocità investendo e falciando i manifestanti la dicono lunga. Oltre alla Guardia e alla Polizia nazionale infatti in campo ci sono anche i  colectivos e i milicianos (civili armati dal governo). Sono una quarantina i civili uccisi da queste forze, quasi tutti studenti, anche due ex allievi salesiani, 1200 gli arresti e non mancano anche gli attacchi alle chiese, visto che sacerdoti e anche le suore sono schierati con i manifestanti.

Quel mezzo blindato che si lancia contro la folla resta a simbolo di una repressione sanguinaria, con l’uomo sotto alle sue ruote, schiacciato, vilipeso, umiliato come lo è il popolo venezuelano ridotto alla fame da un regime sconsiderato, che ha, in nome del socialismo, distrutto l’economia di quella che era una delle nazioni sulla carta più ricche al mondo grazie alla produzione di petrolio. E ogni volta che si vedono immagini come queste, come in ogni repressione poliziesca, ci si domanda cosa pensino gli uomini a bordo del mezzo blindato, se fra i loro familiari e amici non ci sia sicuramente un manifestante. Cosa induce solo perché hai una divisa a uccidere i tuoi compatrioti, gente che magari fino alla settimana scorsa incontravi al bar, al mercato? Quanta dose di follia ideologica ci vuole per mandare fratelli contro fratelli? E’ la storia, bellezza, che si ripete da sempre. Chi può fermare queste violenze? Solo qualcuno o qualcosa che vada al di là degli interessi di parte, e che pensi al bene comune. E’ rimasto ancora qualcuno così in Venezuela?

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