Cristiano arrestato per blasfemia/ E’ l’ex governatore, aveva citato un versetto del Corano

- Dario D'Angelo

Governatore Ahok arrestato per blasfemia dell’Islam in Indonesia: la condanna è arrivata per aver detto che il Corano ammette l’elezione di rappresentanti anche non musulmani.

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Un processo per blasfemia

-Il governatore in carica di Giacarta, in Indonesia, Basuki Tjahaja Purnama detto Ahok, è stato condannato per blasfemia dell’Islam a due anni di carcere. Lo riporta La Repubblica, sottolineando che la colpa di Ahok, formalmente in carica fino ad ottobre dopo essere stato sconfitta alle elezioni di aprile dall’islamico moderato Anies Baswedan, è stato quello di citare un versetto del Corano tendente a dimostrare l’assenza di un divieto di elezione di un rappresentante non musulmano. Ahok, cinese di religione cristiana, nonostante una campagna elettorale in cui i suoi oppositori radicali avevano dato vita a duri scontri di piazza, minacciando di prendere d’assalto il Parlamento e il Governo in caso di mancato arresto, era stato sconfitto alle elezioni con uno scarto di pochi voti, a dimostrazione della sua validità come amministratore. La sentenza colpisce di fatto anche il governo del progressista Joko Widodo, presidente apprezzato dall’Occidente per il suo lavoro di salvaguardia per l’ambiente, sostenitore di Ahok fin dall’inizio della sua discesa in campo.  Nelle motivazioni della sentenza, i magistrati hanno dichiarato che “come parte di una società religiosa l’imputato dovrebbe stare attento a non usare parole con connotazioni negative verso ai simboli delle religioni, inclusa la religione dello stesso imputato”.

L’Indonesia, un arcipelago islamico moderato dove i gruppi islamici radicali sono però molto influenti e dove le accuse di blasfemia hanno quasi sempre portato ad una condanna, preoccupa anche i gruppi per i diritti umani, in particolare ‘Human rights watch’, diretto proprio da un membro della comunità cinese perseguitata in passato dal dittatore Suharto, che ha parlato della sentenza definendola come “una delle pagine più tristi della storia indonesiana”. 



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