EFFETTO TRUMP/ “Impeachment come Nixon? No, peggio”

- int. Andrew Spannaus

Donald Trump è indagato per ostruzione della giustizia dal procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller. A rivelarlo è stato il “Washington Post”. Il commento di ANDREW SPANNAUS

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Corea del Nord, Trump-Kim il prossimo 12 giugno (LaPresse)

Donald Trump è indagato per ostruzione della giustizia dal procuratore speciale per il Russiagate, Robert Mueller. A rivelarlo è stato il Washington Post. “In realtà si parlava da settimane dell’ipotesi che Trump venisse indagato per ostruzione alla giustizia” commenta Andrew Spannaus, giornalista americano, fondatore di transatlantico.info, per il quale “siamo di fronte ad un salto di qualità nelle manovre anti-Trump e nelle pressioni sulla Casa Bianca”. L’impeachment? Niente a che vedere con Nixon. Infatti la questione è ancora più seria: contro Trump viene portato un attacco che può risultare “destabilizzante per le stesse istituzioni degli Stati Uniti”.

Ci sono state o no le comunicazioni informali tra uomini di Trump e Cremlino su cui si basano le accuse del Russiagate?

Se Trump ha cercato di aprire un canale con la Russia, ha fatto ciò che ha dichiarato di voler fare in campagna elettorale. E’ una scelta politica. Non è nemmeno una novità: lo ha fatto Henry Kissinger 40 anni fa con un agente del Kgb di sua conoscenza e nessuno lo ha mai accusato di tradimento.

Trump è accusato di avere intrattenuto rapporti con un paese nemico.

Appunto: non è un reato, è un’accusa politica. L’assunto è che chi parla con la Russia è un traditore.

Quello che potrebbe essere reato è l’ostruzione alla giustizia.

Anche in questo caso la questione non è chiara, perché lo stesso James Comey, ex capo dell’Fbi fino a un mese fa (licenziato da Trump il 9 maggio, ndr), nella sua testimonianza ha riconosciuto che il presidente, in quanto capo dell’esecutivo, ha diritto di ordinare l’apertura o la chiusura di un’indagine. Quindi anche se lo avesse fatto non sarebbe un reato. Forse è politicamente inopportuno e non rispetta una certa prassi istituzionale, questo sì. 

Ma non è un reato penale.

No. Né l’impeachment è una procedura penale. E’ una procedura politica. 

Dove ha sbagliato Trump? 

Non ha preparato bene il terreno per la sua mossa. Trump, dal suo punto di vista, aveva buone ragioni per mandare via Comey, colpevole di fare un uso strumentale dell’inchiesta. A quel punto però Trump si è mosso troppo velocemente, con giustificazioni e scuse goffe, facendo sembrare che la sua iniziativa fosse solo un modo per salvarsi da quello che stava succedendo.

Ora Trump viene accostato al presidente Nixon che si dimise a causa dello scandalo del Watergate per evitare l’impeachment. A ragione o a torto?

Si tratta di casi diversi nella sostanza. Nixon mentì su un furto per motivi politici: ci fu il reato e il tentativo di nasconderlo. Oggi invece tutto parte da una pressione politica operata su Trump a motivo di una sua legittima scelta politica: cambiare i rapporti con la Russia. 

Pressione politica da parte di chi?

Da parte di quell’establishment che non vuole accettare la presidenza Trump e si muove da tempo cercando la strada migliore per metterlo in difficoltà. E fino ad un certo punto ci sta riuscendo. Anche per la personalità e la mancanza di esperienza politica dell’attuale presidente.

Trump cambierà idea sulla Russia?

Non credo. Il fatto che buona parte dei poteri siano contrari non è un motivo che dovrebbe fermare Trump dal fare ciò che ha promesso di fare. Era nel suo programma e anche per questo è stato eletto dagli americani.

Quali sono i risvolti sull’opinione pubblica della campagna anti-Trump?

Quelli che hanno votato Trump vedono gli attacchi esattamente come la prosecuzione della campagna elettorale di parte avversa. Poi ci sono gli altri. Per Hillary Clinton votare Trump era inaccettabile, era deplorevole. Tuttavia, non essendo sotto elezioni, siamo in una situazione dove i media, la classe politica e la macchina dello stato ostili hanno un peso maggiore.

Chi determina l’opinione?

Due grandi giornali e un canale televisivo che sono considerati la voce della verità. Anche in Europa. Fanno la loro parte, possono avere ragione o torto, ma la spinta generale è di natura politica: promuovere l’idea che Donald Trump non può essere accettato come presidente.

Dipende da ciò che decide di fare, no?

Diciamo che non è accettabile quando va contro i dettami dell’establishment, lo diventa se attacca la Siria o fornisce armi all’Arabia Saudita per 110 miliardi di dollari.

Quando i campioni Nba 2017 boicottano il presidente o quando succedono episodi di radicalizzazione come la sparatoria di Alexandria, vuol dire che l’acqua dei pozzi è avvelenata. Cosa sta accadendo agli Stati Uniti?

E un effetto di quanto dicevo prima. Certe divisioni non sono nuove da noi, ma la presidenza Trump le ha approfondite, le ha rese più evidenti. In parte in virtù del personaggio, politicamente scorretto. Si presta a forti critiche soprattutto sui temi sociali, e la libertà di criticarlo è sacrosanta. Ma accanto a questo, emerge una pericolosa mancanza di comprensione della necessità di rispettare le istituzioni, qualunque sia il loro segno. E’ una linea destabilizzante per le stesse istituzioni degli Stati Uniti.

Trump ha risorse per far fronte ai suoi oppositori?

Deve creare una squadra in grado di attuare in modo efficace le sue politiche. Finora ha formulato degli obiettivi ma non ha mostrato la progettualità per arrivarci. 

Cosa dovrebbe fare?

Selezionare persone che siano in grado di bypassare quei settori della burocrazia e dello stato che remano contro. Uno di questi è il segretario di Stato, Rex Tillerson: ha un progetto per riorganizzare il modo in cui funziona il Dipartimento di Stato.

La probabilità di impeachment aumenterà o diminuirà?

Aumenterà la pressione se Trump sarà efficace nell’apertura alla Russia. Che ora, dietro le quinte, con più discrezione, sta avvenendo.

Gli Usa sono il motore dell’economia mondiale. Cosa accadrebbe se a causa delle accuse Trump dovesse indebolirsi o apparire a rischio?

Si perderebbe l’opportunità di dare una svolta alla politica economica mondiale. Trump ha vinto con un messaggio importante: la critica alla globalizzazione finanziaria e il ritorno all’economia reale. Finora anche in questo caso non ha mostrato la progettualità necessaria per un cambiamento significativo. 

Potrebbe ripiegare?

Se Trump si lascerà guidare dai repubblicani tradizionali, parlando solo di tagli alle tasse e di semplificazione normativa, potrà dare uno stimolo temporaneo ma non avrà introdotto cambiamenti radicali. Dovrebbe invece concentrarsi sui problemi strutturali del commercio mondiale, come la concentrazione sui bassi costi invece che sulla qualità. La trattativa con la Cina è aperta, ma la strada è lunga.

E il suo piano di rilancio dell’economia americana?

E’ a rischio perché non è un piano chiaro. Finora si sono viste cose vecchie che hanno un effetto in parte benefico ma temporaneo. Ma i grandi investimenti nelle infrastrutture che ha promesso per ora non si vedono.

(Federico Ferraù)

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