L’aborto non è un crimine/ Proposta choc del sindacato medici per rivedere legge su reato penale

- Niccolò Magnani

L’aborto non è un crimine: la proposta choc in Regno Unito del sindacato dei medici per la revisione della legge sul reato penale dell’interruzione di gravidanza senza permesso medico

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(LaPresse)

La proposta del sindacato medici in Regno Unito non passa certo inosservato per clamore e possibile conseguenze: «l’aborto non dovrebbe essere considerato un crimine». Boom. L’interruzione di gravidanza torna di stretta attualità oltre la Manica con la decisione del sindacato dei medici inglesi di rivedere la legge sull’aborto come reato penale del 1967. In sostanza, anche oggi, le donne in Inghilterra e in Galles devono dimostrare ad un medico che portare avanti la gravidanza è dannoso per la salute o per il benessere della stessa madre. A quel punto viene concesso un permesso per l’interruzione di gravidanza dal medico, senza quel documento l’aborto viene considerato un reato penale e quindi vietato. Ma ora, durante l’ultima Conferenza Annuale della British Medical Association, è stata votata una mozione per demolire questa regola che mirava alla difesa del nascituro e di ogni singola vita. Nel merito della vicenda, i medici inglesi non vogliono intendere l’aborto come un reato bensì come una qualsiasi altra procedura medica e dunque da regolamentare a determinate norme, che però non arrivino al rischio del reato penale.

Con il nuovo governo May il sindacato cercherà di fare altre pressioni per arrivare a modificare una delle leggi storiche del Parlamento britannico: «Questa è chiaramente una questione delicata e complessa, in cui i medici hanno espresso una vasta gamma di punti di vista nel corso di un dibattito informato e considerato», spiega il presidente della commissione etica della BMA Dr John Chisolm alla Bbc. «A seguito del dibattito, alla maggior parte dei medici era chiaro che l’aborto dovrebbe essere trattato come un problema medico piuttosto che uno criminale», prosegue ancora il medico inglese. Questo non significa però deregolamentazione, garantiscono alla BMA, anche se il rischio evidente di una pratica che diventi così molto più “abitudinaria” è assolutamente presente.

Di questo avviso anche l’Associazione per la protezione dei bambini non nati che accusa la British Medical Association di voler “banalizzare l’aborto”: «La BMA ha tradito tutti coloro che prendono sul serio l’assistenza sanitaria per la donna incinta a favore di un programma estremista in linea con il “lasciar fare” fino alla nascita industriale dell’aborto, attitudine al porre fine alla vita dei bambini non nati», spiega il dottor Anthony McCarthy, presidente della Società anti-abortista. Il problema dell’aborto rimane un tema assai complesso e drammatico, ma non è per nulla una “soluzione” il voler rendere più “normale” la pratica considerato allo strenuo di altre pratiche mediche. In gioco c’è la vita e la morte di persone e individui indifesi: le “barricate” non aiutano a risolvere il problema dell’aborto, ma il lassismo “perbenista” non contribuisce per nulla ad una positiva dimensione della vicenda.

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