VENEZUELA/ I dubbi e le certezze dopo l’attacco alla Corte Suprema

- Arturo Illia

La crisi venezuelana si sta di molto inasprendo, spiega ARTURO ILLIA, dopo quello che è successo nella capitale e le parole pronunciate dal Presidente Maduro

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In Venezuela (LaPresse)

La cosa che più sorprende dopo l’attacco all’edificio della Corte Suprema e al ministero degli Interni venezuelani, effettuato da un gruppo di “militari patrioti” al comando dell’ex ispettore ed ex capo operativo della divisione del trasporto aereo della polizia scientifica (Cicpc) ed ex membro dei corpi speciali (Bae), nonché attore (ha recitato un ruolo importante in una pellicola di fiction chiamata “Morte Sospesa”), Oscar Perez, non è l’azione stessa, che peraltro non ha comportato nessun danno sostanziale (nonostante l’esplosione di una delle due granate lanciate dal commando – tra l’altro suscita dubbi il mancato intervento della forza aerea militare per abbattere l’elicottero), ma quello che è successo immediatamente dopo, ossia l’occupazione del Parlamento, le dichiarazioni dell’attuale Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela Maduro e anche la decisione da lui presa martedì.

In serata la Corte Suprema ha trasferito le competenze della Procura (di cui fa parte lo scomodissimo magistrato Luisa Ortega, che ha recentemente contestato le manovra del potere sul Tsj -Tribunale Superiore di giustizia) alla “Defensoria del Pueblo”. il cui Presidente è un intimo amico di Chavez, l’avvocato e poeta Tarek William Saab. Fatto che ha provocato la convocazione di una manifestazione di massa dell’opposizione, in programma per oggi.

In un video diffuso in rete, Oscar Perez (di cui si sono perse le tracce, mentre l’elicottero è stato trovato abbandonato su una spiaggia di Vargas appena fuori dalla capitale) ha in sostanza dichiarato come l’azione sia stata attuata per difendere l’articolo 350 della Costituzione venezuelana (come “spiegato” dallo striscione “350 Libertad” mostrato durante il sorvolo su Caracas), che in pratica impedisce a qualsiasi regime o autorità di opporsi ai valori, principi e garanzie democratiche e calpestare i diritti umani. Costituzione chavista alla quale Maduro vuole mettere mano, sciogliendo il Parlamento. Subito dopo l’attacco, ordito a suo dire dalla Cia, come da copione da anni, il Presidente ha detto: “Ciò che non potremo ottenere con il voto lo otterremo con le armi”.

La crisi venezuelana si sta incamminando verso un pericolosissimo inasprimento, dopo che gli sforzi della diplomazia internazionale, sopratutto latinoamericana, non hanno sortito alcun effetto. In particolare la situazione sta mettendo in risalto come le istituzioni sovranazionali latinoamericane (Unasur, Mercosur) rappresentino delle scatole vuote, senza nessun peso politico e decisionale. Mentre la diplomazia vaticana, tanto decantata da Maduro, rimane inascoltata dal Presidente. Nell’ultimo comunicato il portavoce del Papa, cardinale Parolin, sosteneva: “Al giorno d’oggi la Santa Sede continua a credere che un serio e sincero negoziato tra le parti, sulla base di condizioni molto chiare, a partire dalla celebrazione delle elezioni costituzionalmente previste, potrebbe risolvere la difficile situazione del Venezuela e la sofferenza al quale è sottoposta la popolazione”. Tuttavia Maduro pare non gradire queste parole.

Molti sostengono che l’azione nei cieli di Caracas potrebbe anche rappresentare una sostanziale spaccatura tra chavisti e maduristi all’interno dell’esercito. “Speriamo che il discorso fatto da Oscar Perez sia attendibile, anche se ho dei dubbi che si tratti di una giocata sporca del Regime”, ha dichiarato al Fatto Vanessa Ledezma, figlia dell’ex sindaco di Caracas Antonio, tuttora ai domiciliari. “Quello di cui sono sicura è che a poco a poco vedremo funzionari ribellarsi contro la dittatura militare”.

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