LIBERAZIONE DI MOSUL?/ Jean: ora tutto l’Isis diventa un “esercito” di terroristi

- int. Carlo Jean

Mosul, capitale dell’isis iracheno, dopo una battaglia durata quasi un anno è stata liberata. CARLO JEAN spiega che significato ha dal punto di vista militare e quali le conseguenze

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Terroristi islamici, foto LaPresse

La “Golden Division” dell’esercito iracheno, il corpo d’élite addestrato, armato e rifornito dagli americani, la divisione militare più professionale e meno soggetta a interessi di parte, ha portato a termine la liberazione della capitale dello stato islamico, Mosul, occupata dall’Isis nel giugno del 2014, e oggi ridotta a un cumulo di macerie. Questi soldati hanno così potuto vendicare la vergognosa ritirata senza quasi sparare un colpo dei soldati iracheni di allora, con una battaglia cominciata nell’ottobre del 2016 e che oggi il comando iracheno giudica finita. Naturalmente, “con l’apporto delle milizie sciite, formalmente sotto comando iracheno ma in pratica controllate dagli iraniani; i peshmerga, i soldati del Kurdistan iracheno; e anche soldati americani, inglesi e canadesi” ha detto a ilsussidiario.net il generale Carlo Jean, “che hanno fornito assistenza alle forze aeree per indicare loro i punti da bombardare, ma anche hanno combattuto in prima linea”.

Il comando militare iracheno ha annunciato la completa liberazione della capitale dello stato islamico, secondo lei è una notizia veritiera?

La notizia è sicuramente verosimile perché l’avanzata è stata continua e senza ritirate in tutti questi mesi, di conseguenza è del tutto credibile che l’esercito abbia liberato tutta la città. Che abbia eliminato tutti i terroristi come si legge nel comunicato, ecco, questo mi lascia perplesso, sicuramente gli elementi più addestrati erano già stati ritirati da tempo perché l’Isis li vuole reimpiegare. Molti miliziani si sono certamente confusi in mezzo ai civili, tenendo anche conto che la popolazione di Mosul, almeno inizialmente, era abbastanza favorevole all’Isis, che rappresentava una rivincita sunnita contro tutte le cattiverie che i sunniti avevano subito dagli sciiti iracheni.

Dove andranno adesso i miliziani dell’Isis? Si costituiranno in gruppi di guerriglieri tipo i talebani in Afghanistan?

A mio avviso non sono in condizioni di fare una guerra insurrezionale vera e propria perché ormai le milizie sciite e l’esercito iracheno controllano gran parte del territorio. Sicuramente continueranno a fare atti terroristici appoggiandosi a una rete precedentemente organizzata sul territorio in vista di questo momento, contando sul fatto che molti sunniti li vedevano di buon occhio.

Oltre all’esercito iracheno e alle varie milizie curde e peshmerga, c’erano anche soldati occidentali nella battaglia di Mosul?

Sicuramente: truppe speciali americane, inglesi e anche canadesi, con il compito di indicare gli obiettivi da colpire nei raid aerei. Agiscono insieme ai reparti dell’esercito iracheno, sono inseriti con loro e muovono insieme a loro combattendo anche sul terreno anche perché per individuare gli obbiettivi da indicare agli aerei devono essere in prima linea. 

I nostri soldati invece sono ancora impiegati a difesa della diga di Mosul?

Anche ad addestrare i peshmerga e a a fare ricognizione con gli aerei schierati nel Kuwait.

La diga di Mosul sarà ancora un possibile obiettivo terroristico come si è temuto fino a oggi?

Direi proprio di no, è difficile far saltare una diga di quelle dimensioni, ci vogliono centinaia di tonnellate di esplosivo. La ditta Trevi continua regolarmente i lavori e i soldati proteggono tecnici e manodopera locale.

La battaglia di Mosul sicuramente è costata molti morti, si può quantificare ill numero delle vittime irachene?

I combattimenti urbani comportano sempre perdite molto rilevanti. Impossibile dire il numero perché le notizie sono ridotte in quanto gli iracheni non hanno voluto fornire notizie all’Isis sulle perdite.

Adesso si attende la liberazione di Raqqa. Secondo lei dopo si potranno finalmente cominciare negoziati di pace seri?

No. Gli obbiettivi sono molto differenti per ogni attore sul campo, russi, americani, iraniani, sauditi, turchi e ovviamente Assad. Ciascuno persegue obiettivi differenti e la situazione di instabilità continuerà a lungo.

In concreto, che possibilità ci sono di cominciare una ricostruzione e dare un sostegno ai civili?

Il grosso dubbio è se il governo di Damasco riesca a riprendere il controllo del territorio siriano, cosa che nessuno sembra intenzionato a dargli. Eccetto l’Iran, che è interessato a un corridoio fino al Mediterraneo.

E inviare una forza di pace sul territorio?

Forza di pace è una bella espressione, ma retorica. Finché non c’è la pace vera serve a poco e la situazione non diventerà stabile per molto tempo. Per adesso il governo di Assad cerca di riprendere il controllo della frontiera con l’Iraq, cosa che gli americani non vogliono dargli, anche perché prima vogliono risolvere il problema curdo, i loro più valorosi alleati. 

Che la Turchia vorrà ostacolare…

I turchi non vogliono accordi con i curdi, la Russia sì e no. Ricordiamo che i curdi siriani davano le basi del Pkk ai russi, quando la Russia li utilizzava per dar fastidio alla Turchia in quanto membro della Nato.

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