ARABIA SAUDITA vs QATAR/ Fratelli musulmani, gas e pallone, i “peccati” di Doha

- Caleb J. Wulff

L’Arabia Saudita e altri Stati arabi hanno deciso il completo isolamento del Qatar, accusato di finanziare il terrorismo, ma sostanzialmente colpevole di alleanze sbagliate. CALEB J. WULFF

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LaPresse

La manovra di accerchiamento del Qatar guidata da Bahrein e Arabia Saudita è stata definita da diversi commentatori “improvvisa, ma non inaspettata”, in quanto le tensioni con gli altri Stati arabi dell’area erano presenti già da tempo e sfociate in una rottura dei rapporti diplomatici nel 2014. Allora la causa era stata il sostegno del Qatar alle primavere arabe e, in particolare, ai Fratelli musulmani e questo appoggio è tutt’ora una delle ragioni conclamate del braccio di ferro in corso. 

Appare infatti più risibile la motivazione dei finanziamenti e delle collusioni del Qatar con l’Isis, al Qaeda e altri movimenti estremisti, non perché ciò non sia attendibile, ma perché l’accusa viene dall’Arabia Saudita, che in materia può dare lezioni. Questa volta non si tratta di un’interruzione dei rapporti diplomatici per alcuni mesi, come nel 2014, ma di un vero e proprio isolamento del Qatar sia diplomatico che geografico, con l’espulsione non solo dei suoi diplomatici, ma anche di tutti i suoi cittadini presenti nei Paesi partecipanti al bando, l’interruzione dei voli da e per il Qatar e il bocco delle frontiere.

La domanda deve riguardare le vere ragioni di questa decisone e perché proprio adesso. Un motivo di fondo che unisce almeno alcuni degli Stati, Arabia Saudita e Bahrein principalmente, è dato dalle buone relazioni di Doha con Teheran, dovute al comune sfruttamento di un enorme giacimento di gas naturale che fa del Qatar il terzo produttore mondiale di gas naturale e il primo esportatore di gas naturale liquefatto. I sauditi sono impegnati in una sanguinosa guerra in Yemen contro i ribelli Houthi, sciiti e sostenuti dall’Iran, che sta provocando una catastrofe umanitaria, piuttosto tacitata forse per la partecipazione degli Stati Uniti, e temono problemi da parte della loro consistente minoranza sciita. A sua volta, Bahrein è governata da una dinastia sunnita, che si sente minacciata da una rivolta della popolazione a maggioranza sciita e fomentata dall’Iran. 

Gli aspetti anti-iraniani spiegano, secondo molti commentatori, perché l’iniziativa sia stata presa proprio adesso, interpretando come una sorta di via libera la visita di Trump a Riyadh e il suo attacco all’accordo con Teheran sul nucleare. La partecipazione dell’Egitto sembrerebbe derivare soprattutto dal già citato appoggio di Doha ai Fratelli musulmani e alla collegata Hamas: insieme, all’Isis, la Fratellanza rappresenta il maggiore pericolo per il regime militare del Cairo.

L’impressione è che l’Arabia Saudita stia dando un’accelerazione alla definizione dei rapporti di forza nella regione, forse spinta dalla nettezza, nel bene e nel male, della politica di Trump rispetto alle opacità e incertezze di Obama. Significativa la prudente risposta del maggiore accusato, l’Iran, almeno da parte del rieletto moderato presidente Rohani, con l’invito a trovare un accordo tra i vari contendenti. Un invito simile è arrivato dalla Turchia, in buoni rapporti con i Fratelli musulmani e preoccupata di prese di posizione dei sauditi nel ginepraio siriano che possano essere “scomode” per Ankara. I Paesi del Golfo sono schierati con i sauditi e ora al Qatar viene chiesto brutalmente di decidere da che parte stare, uscendo dalla sua tradizionale posizione di giocatore su più tavoli grazie alle sue consistenti risorse finanziarie.

Il Qatar è un piccolo Paese di neppure tre milioni di abitanti, di cui solo un po’ più del 10 per cento locali, essendo gli altri lavoratori stranieri. Gli investimenti finanziari all’estero sono notevoli e spaziano dall’immobiliare, alla grande distribuzione, alla moda, alle banche. Qualche esempio in Italia è dato dall’investimento nella ristrutturazione dell’aerea attorno alla Stazione Garibaldi a Milano, la partecipazione in Meridiana e l’acquisizione di Valentino. In Europa si possono citare le partecipazioni in Deutsche Bank, Credit Suisse e in Barclays, in Volkswagen, in Tiffany, nella catena inglese Sainsbury e nella petrolifera russa Rosneft. Senza dimenticare l’acquisto della squadra di calcio francese Paris Saint-Germain. Il calcio gioca un ruolo importante nell’attuale vicenda, perché i campionati mondiali del 2022 si svolgeranno in Qatar, che ha pianificato una spesa di più di 200 miliardi di dollari. La Fifa non ha ancora preso posizione, ma se il blocco si prolungasse potrebbe anche cominciare a pensare di spostare il campionato altrove, con un danno notevolissimo per il Qatar.

In questa situazione, non c’è da meravigliarsi se a Doha stiano cercando di tranquillizzare la coalizione avversaria e, chissà, forse la chiave di volta sarà proprio il pallone.

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