ATTACCO ALL’IRAN/ Micalessin: l’Isis a Teheran è un “regalo” di Trump

- int. Gian Micalessin

Anche se non è de tutto chiara la natura del duplice attacco a Teheran, ci sarebbero pochi dubbi che sia opera dell’Isis. L’opinione di GIAN MICALESSIN su quanto è accaduto

IRAN-TERRORISMO
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Dopo la serie di attentati in Europa, l’Isis improvvisamente apre un altro fronte della sua guerra globale, dimostrando di saper colpire nel suo cuore istituzionale e religioso un paese tra i più dotati di sicurezza interna. Per Gian Micalessin, “benché ci siano ancora delle modalità poco chiare nel duplice attacco che possono far pensare a un ritorno dell’opposizione armata al regime degli ayatollah, è inquietante come questo attacco segua di soli pochi giorni la crisi aperta dall’Arabia Saudita con il Qatar, accusato di aver riaperto le relazioni proprio con l’Iran”. Il quadro che si profila è sempre più complicato, aggiunge, e non fa altro che “allargare quel buco nero che è diventato il Medio Oriente grazie alla serie di errori delle potenze occidentali”.

Qualcuno dubita sia stato un attacco dell’Isis, piuttosto un’azione interna, legata alle varie opposizioni al regime di Teheran. Secondo lei c’è del vero?

In effetti ci sono alcune modalità non pertinenti ai classici attacchi dell’Isis in quanto è successo, ad esempio il fatto che uno degli attentatori si sia suicidato ingoiando una pillola di cianuro, e poi il fatto che un componente del commando fosse una donna, che è quasi del tutto inusuale per l’Isis. 

Chi allora potrebbe esserci dietro questi attacchi?

Potrebbe essere un ritorno di quei Mujaeddin del popolo che già tra gli anni 80 e i primi 90 colpirono più volte il paese. C’è però un fatto inquietante dietro a questo attacco terroristico che è un dato di fatto.

Quale?

Il fatto che arrivi pochi giorni dopo la rottura tra Arabia Saudita e Qatar. Rottura dovuta essenzialmente al fatto che il Qatar ha riaperto i rapporti con l’Iran, cosa che ha suscitato molta indignazione tra i sauditi perché il Qatar che riapre il dialogo con l’Iran è lo stesso Qatar che ha rapporti strettissimi con Hamas. 

E quindi?

Quindi significa che l’Iran può riprendere dei rapporti con i palestinesi sottraendo ai sauditi un altro pezzo di mondo arabo.

Tornando al duplice attacco, stupisce che dei terroristi abbiano potuto colpire così facilmente i due simboli, quello istituzionale e quello religioso, in un paese noto per avere un sistema di sicurezza repressivo molto forte. Che ne pensa?

E’ abbastanza singolare, in effetti, ma bisogna sapere più a fondo cosa è realmente successo. Quello iraniano non è un sistema informativo molto cristallino. Non dimentichiamo poi che non è la prima volta che l’Iran subisce questo tipo di attentati, era già successo una decina di anni fa con una serie di attentati jihadisti. I servizi segreti iraniani sono molto abili ma non perfettamente impermeabili.

L’Iran si è sempre schierato contro l’Isis, questo è un altro dato di fatto che può giustificare quanto successo?

L’Iran è il grande nemico conclamato dell’Isis, sono i responsabili dello scisma all’interno dell’islam, è un nemico assoluto. Lo si vede a Mosul e in Siria, dove le milizie sciite iraniane e i pasdaran iraniani combattono contro lo stato islamico. Ma attenzione, perché oltre alla rivalità tra Arabia e Iran si aggiunge lo scontro intra-sunnita, sauditi da una parte e Qatar e Turchia dall’altra. Abbiamo un’altra complicazione in un quadro già abbastanza frastagliato, altre turbolenze in arrivo oltre i conflitti già esistenti.

Quanto ha giocato in questa escalation il ruolo di Trump nei confronti dell’Arabia Saudita?

Trump ha legittimato i sauditi santificandoli come una forza anti-terrorista anche se sappiamo che i sauditi  hanno appoggiato i terroristi sin dalla costola siriana di al Qaeda e in molti altri modi. Questa legittimazione di fatto ha dato mano libera ai sauditi per mettere fuori gioco e accusare di terrorismo il suo rivale, l’Iran.

In che sorta di buco nero ci stiamo infilando ogni giorno di più? E’ alle porte un allargamento della guerra in Medio Oriente?

Nel buco nero ci siamo dal 2011, quando abbiamo appoggiato i ribelli jihadisti contro Assad ritenendo più importante cacciare lui che l’estremismo islamista. Nel 2014 non abbiamo mosso un dito contro lo stato islamico: si sta semplicemente allargando quel buco nero che abbiamo contribuito a scavare negli scorsi anni. Il futuro è preoccupante.

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