12enne rifiuta la chemio/ Il giudice gli dà ragione contro il volere del padre: aveva un cancro al cervello

- Paolo Vites

Secondo i giudici di un tribunale olandese, un ragazzo di 12 anni può decidere se continuare o meno le cure contro il tumore. Lui non vuole più curarsi ecco di cosa si tratta

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Una volta i figli fino alla maggior età erano sottoposti all’autorità dei genitori. Certo, per secoli si è abusato nella maggior parte dei casi di questa autorità, imponendola in modo repressivo e autoritario con disastrosi risultati. L’autorità genitoriale ha infatti senso solo nell’ambito di un rapporto affettivo e di rispetto per la personalità del figlio in fase di maturazione. Il discorso cambia a nostro avviso quando si parla di cure mediche. In Olanda un ragazzino di 12 anni è malato di tumore al cervello. Ha subito una operazione chirurgica andata bene secondo i medici, una radioterapia e doveva seguire una seconda serie di chemio. A questo punto ha rifiutato sembra “per paura degli effetti collaterali”.

Il problema si apre dato che i genitori sono divorziati e hanno due visioni opposte: la madre è d’accordo con il figlio, basta cure cioè, il padre invece desidera che continui a curarsi, ma visto il rifiuto, ha deciso di rivolgersi a un tribunale. E qui, come casi recenti stanno dimostrando, ancora una volta il giudice decide le sorti di un minore. Ha infatti sentenziato che, visto che alcuni psicologi hanno detto che il ragazzino è in grado di intendere e volere, può decidere da solo se continuare o meno il trattamento. Si tratta del secondo processo e della seconda sentenza a suo favore. Quello che rimane di un caso del genere è l’abdicazione dei genitori al proprio ruolo di autorevolezza per il bene del figlio e un giudice che dispensa verità.



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