Mosul liberata dall’Isis/ Il patriarca caldeo: “cristiani troppo divisi, torniamo in Iraq uniti in Gesù”

- Niccolò Magnani

Mosul liberata dall’Isis: il futuro e la speranza rilanciati dal patriarca caldeo Luis Raphael Sako, “cristiani tornino nelle proprie terre, non si dividano e seguano l’esempio di Cristo”

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Cristiani in Iraq, foto La Presse

Un lungo messaggio inviato all’intera comunità cristiana d’Iraq da parte del Patriarca caldeo Luis Raphael Sako arriva a pochi giorni dalla liberazione di Mosul: la minaccia dell’Isis, a livello militare è fortemente ridimensionata e rischia per fortuna di sparire dopo anni di terrore e morte per le strade di Mosul, Baghdad e dell’intero Iraq. Con il rischio di nuove rappresaglie a livello terroristico anche nelle prossime settimane, non tutto è “sereno” in Medioriente dove ora bisognerà comprendere e molto bene come verranno ridisegnati gli stati e i governi ancora più deboli, senza ripetere gli stessi errori del passato (da parte di tutti, Paesi arabi e Comunità internazionale). Il messaggio del vescovo cattolico caldeo è però molto chiaro e riflette una delle poche voci ancora illuminate in una terra dal destino oscuro e fragilissimo: «I cristiani devono ritornare in fretta a riprendersi le loro terre prima che altri gliele portino via, anziché perdere tempo ad aspettare, discutere e dividere la comunità». Forte, chiaro e senza illusioni: Sako sa bene che la strada da percorrere è ancora molto “lunga e difficile, l’Isis non sarà facile da sradicare”, ma occorre giustamente provare a ricostruire e ottenere davvero la pace in un Paese da troppo tempo ormai dilaniato soprattutto nelle menti e nelle anime dei cittadini spaventati anche solo ad uscire dalla propria abitazione.

«Questa è però l’ora della verità: i cristiani iracheni devono dimostrare di aver imparato la lezione ed essere fedeli alla terra dei loro genitori e dei loro nonni, alla propria identità, storia ed eredità». Sako lo dice non standosene seduto in un albergo occidentale in Usa o in Europa, ma rimanendo nella terra irachena e cercando da tempo ormai di essere una proposta, una piccola “luce” in una terra devastata e una speranza ancora vitale. Lo Stato Islamico ha fatto fuggire i cristiani, altrimenti trucidati dalla follia jihadista e per questo motivo appena dopo la liberazione di Mosul il Patriarca ha fatto sentire la propria voce, «ora bisogna cominciare la lunga e faticosa strada che porta alla completa cancellazione dell’ideologia jihadista e alla costruzione di una pace e sicurezza durature», spiega ancora nel lungo messaggio rivolto alla comunità cristiana d’Iraq.

Ricostruzione, pace, ma anche ritorno ad una voce autorevole da far sentire a livello internazionale: «bisogna dare vita a un team ristretto ed efficace di 7-10 persone sagge, capaci di farsi portavoce dei cristiani e di assumersi la responsabilità dei rapporti con le persone giuste a livello nazionale e internazionale», scrive ancora Sako, come riporta Vatican Insider. Purtroppo le divisioni tra cattolici e cristiani in generale in queste terre non è certo un problema da poco, ma Sako invita proprio in un momento così complesso e decisivo per il futuro del Paese di non litigare ma anzi, di mettersi insieme in nome di qualcosa di ben più grande. «Sull’esempio di Gesù, la Chiesa continua ad amare e servire tutti», conclude il patriarca, che chiede a Dio di proteggere ogni iracheno e di permettere agli esuli di «tornare e vivere in pace con i propri vicini musulmani, yazidi, turcomanni e shabaki, costruendo con loro un futuro migliore basato sull’esperienza storica della coesistenza, già vissuta qui in passato».

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