CRISTIANI MASSACRATI DALL’ISIS SUL BUS/ Le donne: “Rinunciare alla nostra fede? Mai”, e accadde il miracolo

- Paolo Vites

Parlano i sopravissuti del massacro di cristiani avvenuto lo scorso maggio in Egitto. Alcune donne, nonostante il rifiuto di convertirsi all’Islam, furono risparmiate

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In Egitto (LaPresse)

Lo scorso 26 maggio un autobus che trasportava diversi cristiani copti durante un pellegrinaggio a un monastero nella zona di Minya, fu attaccato da uomini dell’Isis. In Egitto, soprattutto nella zona del Sinai, è forte la presenza dei fondamentalisti islamici. Ci fu un autentico massacro, 29 persone furono uccise perché rifiutarono di convertirsi all’Islam. Emerge oggi la testimonianza di alcuni sopravvissuti, ad esempio una donna, Mariam Adel, riportata dal quotidiano Financial Times. Nel massacro vennero uccisi il marito e nove suoi parenti. La donna racconta che i miliziani aprirono il fuoco contro l’autobus mentre era in marcia, poi una volta fermo salirono a bordo uccidendo tutti gli uomini che erano ancora vivi, mentre le donne vennero fatte scendere. Ordinarono loro di convertirsi all’Islam per avere salva la vita: “Rinunciare alla nostra fede? Mai” risposero le donne. Anche se lo avessimo fatto, eravamo certe ci avrebbero uccise lo stesso “ma soprattutto ci fidavamo dell’aiuto di Gesù”. Ebbero la vita risparmiata, nessuno sa perché. I miliziani si limitarono a rubare loro ogni avere che possedevano, anelli, collanine, soldi, cellulari. Altri superstiti della strage hanno raccontato cosa successe quel giorno, come un bambino di 10 anni, Mina Habib: “Chiesero a mio padre di recitare la professione di fede islamica. Si rifiutò dicendo che lui era cristiano, gli spararono uccidendolo”. Ogni volta che uccidevano qualcuno, ha detto ancora “gridavano Dio è grande”. 

Il vescovo copto della zona, Anba Makarios, ha detto che i cristiani, benché la persecuzione sia continua con uccisioni e chiese incendiate, non useranno mai le armi contro gli islamisti. «Alcuni hanno accusato la Chiesa di nascondere armi per una possibile vendetta e rivolta contro gli islamici, ma dalla distruzione di dozzine di chiese in diversi governatorati di tutto il Paese non hanno mai trovato nulla», spiega con amarezza il vescovo copto, prima di aggiungere, «se infatti le chiese avessero davvero avuto armi logicamente le avrebbero usato per difendersi durante gli attacchi, ma così non è». I cristiani sono sotto attacco di continuo: «per gli islamici – ha aggiunto il presule – i cristiani sono responsabili del colpo di stato che ha messo fine alla dittatura dei Fratelli musulmani che era al potere». Dallo scorso dicembre, il numero dei cristiani uccisi è di 100 persone: il Financial Times ha intervistato anche Moktha Awad, ricercatore del programma di estremismo alla George Washington University, che ha ribadito in sostanza come gli estremisti islamici considerino i cristiani – o almeno denunciano in pubblico per screditarli – per aver sostenuto il presidente Abdel Fattah al-Sisi e la sua repressione sul gruppo terroristico legato alla Fratellanza Musulmana. L’odio contro i cristiani rischia seriamente di vedere l’Isis ancora intervenire contro la minoranza inerme, specie dopo le sconfitte sul campo dello Stato Islamico in Siria a Iraq che potrebbero inasprire e aumentare gli attacchi terroristici isolati. 



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