Internet è una droga?/ 18enne con dipendenza dal web muore in un rehab dopo due giorni di torture

- Paolo Vites

In Cina un ragazzo di 18 anni che si stava curando in un centro contro la dipendenza da Internet, è morto per le violente percosse subite. Ecco di cosa si tratta

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Le dipendenze sono una problematica di ogni epoca e di ogni tipo di persona. Naturalmente si adattano ai tempi che cambiano, e la dipendenza da Internet è oggi un problema serissimo, che causa danni a un vasto numero di persone in tutto il mondo, specie tra i più giovani. Ragazzi che si portano a letto lo smartphone per rimare in contatto sui social network anche la notte, ad esempio, o altri che rimangono chiusi in casa per giorni incapaci di smettere di partecipare a qualche gioco virtuale. In Cina il problema è particolarmente sentito dove esistono autentici centri di riabilitazione, dove si cerca di curare il web-dipendente. Ma sono anche al centro di polemiche per i sistemi usati. Ultimo esempio in questo senso il caso di un 18enne morto dopo due gironi di ricovero. Sul cadavere segni di violente percosse. In molti casi per guarire i pazienti si fa uso anche dell’elettro shock, vietato ormai in tutto il mondo, capace di causare danno cerebrali non differenti.

L’episodio è stato riportato anche dalla televisione di stato cinese e le autorità hanno ordinato la chiusura immediata del centro e quattro persone che vi lavoravano sono state arrestate. Autentici campi di correzione nello stile dei lager comunisti, questi centri non esitano a usare i più brutali sistemi, mentre l’unico modo di correggere queste dipendenze è la cura psicologica. Il giovane era stato mandato nel centro di riabilitazione di Fuyang lo scorso 3 agosto, due giorni dopo era stato trasferito in ospedale dove è morto ufficialmente per motivi ignoti. Le parole del padre: “Il corpo di mio figlio era completamente ricoperto di cicatrici, dalla testa e piedi. Avevo mandato mio figlio in quel centro che stava bene fisicamente e dopo poche ore era morto”. C’è però chi ha criticato i genitori, incapaci secondo loro di sapere educare il figlio. Intanto però qualcosa si muove: oltre a un progetto di legge per impedire ai centri di riabilitazione di usare metodi violenti, molte aziende produttrici di giochi online cominciano a porre restrizioni, ad esempio vietando ai giovanissimi uno dei giochi più popolari, quello prodotto dalla Internet Tencent.



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