IL SACERDOTE NEI CAMPI DI KIM JONG-UN/ “Scavavo buche nel terreno ghiacciato, così il regime mi torturava”

- Niccolò Magnani

Corea del Nord, liberato il pastore cristiano canadese imprigionato per “complotto al regime”. La sua storia, la tortura subita e la speranza quasi spezzata nei due anni di lavori forzati

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Kim Jong Un (LaPresse)

Si chiama Hyeon Soo Lim ed è un reverendo pastore cristiano canadese, di origini coreane: per due anni è stato prigioniero nei campi di lavoro in Corea del Nord con l’accusa di complotto sovversivo contro il governo di Kim Jong-un. Condannato all’ergastolo nel gennaio 2015 dopo il consueto “processo-farsa” del regime comunista nordcoreano, il pastore presbiteriano (della Chiesa Light Korean Presbyterian Church di Toronto) è stato per fortuna rilasciato lo scorso 9 agosto per “motivi umanitari” dallo stesso regime di Kim e in questi giorni ha raccontato tutta la sua esperienza allucinante alla sua comunità in Canada, dopo il “miracoloso” ritorno in patria dopo due anni di lavori forzati e torture subite. «Durante l’inverno ho dovuto scavare fori che misurano un metro di larghezza e un metro di profondità», racconta Soo Lim al The Globe and Mail dopo l’omelia tenuta nella Chiesa presbiteriana coreana a Mississauga in Ontario. La sofferenza, la condanna a passare in sostanza una vita intera fino alla morte per stenti e il dolore della solitudine, sono state le croci che il reverendo ha dovuto subire dall’inumano regime nordcoreano: «Il terreno era congelato: il fango era così duro che ci vollero due giorni per scavare un buco, era incredibilmente impegnativo, il mio corpo superiore era sudato, le dita erano completamente gelate». Accusato assurdamente di aver voluto rovesciare il regime di Kim, Lim ha inoltre rivelato di aver sofferto di una “solitudine travolgente” mentre era in prigione, spiegando di aver mangiato 2.757 pasti in isolamento e adorato Dio da solo per 130 domeniche consecutive.

IL RILASCIO PER PROBLEMI DI SALUTE

Carcere a vita e lavori pesanti in Corea del Nord: con questa condanna, la vita e il destino del reverendo canadese era sostanzialmente spacciato fino a che le sue precarie condizioni di salute, e sopratutto l’intervento deciso dell’inviato speciale del premier Justin Trudeau, Daniel Jean, hanno permesso la liberazione. Ufficialmente Lim è stato liberato per “motivi umanitari” ma in molti hanno visto nella missione di Dean in Corea del Nord un tentativo piuttosto evidente di richiesta di liberazione a poche settimane dall’orrendo caso di Otto Warmbier, lo studente universitario americano rilasciato a giugno in stato di coma dopo 17 mesi di detenzione e morto pochi giorni dopo il ricovero in ospedale negli Stati Uniti per cause ancora non conosciute. I gruppi di guardia della persecuzione hanno da tempo descritto la Corea del Nord come il peggior persecutore dei cristiani nel mondo, sconfiggendo e punendo qualsiasi espressione di fede: lo stesso reverendo ha raccontato «è un miracolo per me oggi esser qui, ho sempre saputo che il Canada era una nazione molto calorosa e compassionevole, ma per la mia fatica ho cominciato a non sperare più nella liberazione». In carcere, oltre ai lavori forzati, i prigionieri vengono indottrinati con le lettere di più di 100 libri e innumerevoli film che raccontano la propaganda della storia della Corea del Nord. «Ho potuto così cogliere e acquisire una comprensione più profonda della storia di 70 anni che ha formato la nazione», ha spiegato il reverendo Lim alla comunità presbiteriana. Come ha raccontato ai media canadesi Benedict Rogers, membro della Christian Solidarity Worldwide, «Essenzialmente, la Corea del Nord è il regime più oppressivo del mondo: è certamente il Paese più chiuso e isolato del mondo. Questi crimini contro l’umanità includono l’incarcerazione dai 100.000 ai 200.000 prigionieri che sono imprigionati a causa di crimini politici e sono sottoposti alle peggiori forme di tortura, lavoro forzato, negazione di cure mediche, violenza sessuale e in alcuni casi esecuzione».



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