HAFTAR BOMBARDA LE NAVI ITALIANE?/ “Ecco il gioco d’azzardo del parlamento di Tobruk”

- int. Mario Mauro

Secondo Al Arabiya il generale Khalifa Haftar avrebbe dato ordine alle sue forze aeree di attaccare le navi italiane qualora queste entrassero in acque libiche. MARIO MAURO

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LaPresse

Un tweet di Al Arabiya diffuso ieri sera ha creato apprensione nel governo. Secondo l’emittente tv degli Emirati Arabi il generale Haftar, che ha il controllo della Cirenaica, avrebbe dato ordine alle sue forze aeree di attaccare le navi italiane qualora queste entrassero in acque libiche. Una condizione che si è già verificata, visto che il pattugliatore della marina militare “Borsini” è da ieri in prossimità di Tripoli. Fonti italiane hanno giudicato la notizia inattendibile, ma tanto è bastato per gettare un’ombra sull’inizio della missione navale italiana. Ne abbiamo parlato con Mario Mauro, senatore di FI ed ex ministro della Difesa.

Senatore Mauro, dobbiamo credere ad Haftar oppure al governo, le cui fonti hanno smentito all’Agi l’attendibilità della notizia?

Non mi focalizzerei sulla consistenza delle minacce verso le forze della missione italiana quanto piuttosto sulla natura dei rapporti tra le opposte fazioni libiche. 

E perché?

Perché ciò che viene attribuito dai media mediorientali ad Haftar fa parte di una strategia di alcune realtà che oscillano costantemente tra il farsi la guerra e il cercare le condizioni di una pace conveniente. In cui cioè possano avere un ruolo egemone.

In altri termini?

Haftar, minacciando il nemico storico della Libia, parla all’opinione pubblica libica per rafforzare la propria influenza a svantaggio di Serraj.

Lei però ha parlato di frizioni tra realtà che si muovono dietro le quinte. A chi si riferisce?

Alla Francia, alla Gran Bretagna, alla Turchia, che è un punto di riferimento dei Fratelli musulmani e quindi dei senussi libici. Ma anche all’Egitto, che ha bisogno di rapporti privilegiati in quel segmento del Nordafrica per contenere i Fratelli musulmani nel deserto del Sinai. 

Alla luce di quest’ultimo episodio, che cosa sta succedendo in Libia?

L’evento creato da Macron non ha prodotto grandi risultati. Però ha imposto a Serraj la rilevanza politico-militare di Haftar. E infatti Serraj dopo l’incontro di Parigi si è precipitato a Roma per mostrare di avere le spalle coperte. Nulla di più facile ora che il minuetto di Haftar sia un modo per dire che la sua sponda europea — vale a dire la Francia — è più forte di quella del suo rivale. 

Che cosa dobbiamo fare?

Fuori da uno stringente progetto europeo Francia e Gran Bretagna tornano ad essere per noi pericolosi competitor. E’ quanto mai necessario che ora l’Europa torni a parlare con una voce sola. 

Quali sarebbero le conseguenze in Libia se Haftar attaccasse davvero le navi italiane?

Se Haftar avesse assunto le determinazioni rese note in queste ore, avrebbe fatto un errore politico molto grave, perché c’è una lettera di Serraj che chiede supporto logistico ad un’azione di polizia internazionale operata dalla guardia costiera libica. L’Italia non sta facendo un’azione unilaterale e volerla dipingere come un aggressore è formalmente sbagliato. Ma nel momento in cui venisse messa a repentaglio la sua sicurezza, l’Italia avrebbe tutto il diritto di fare azioni unilaterali. Non solo. Se c’è un’iniziativa che può giustificare, vien da dire contro la volontà degli stessi libici, la presenza di un contingente militare internazionale in Libia è proprio l’attacco a un paese membro della Nato. 

Rispetto alla missione lei che cos’ha scelto?

Di sostenere il governo, attraverso il mio voto favorevole in Senato in accordo con il gruppo di Forza Italia.

(Federico Ferraù)

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