TERZA GUERRA MONDIALE/ Camporini: la Cina usa Kim per mettere in scacco Trump

Terza Guerra Mondiale? Secondo l’ex capo di stato maggiore VINCENZO CAMPORINI la Corea del Nord è ancora indietro con lo sviluppo delle sue armi, ma il tempo sta giocando a suo favore

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Donald Trump e Mike Pence (LaPresse)

TERZA GUERRA MONDIALE. Ritratto da tutti, almeno fino a poco tempo fa, come un bamboccione minaccioso ma innocuo, Kim Jong-un si sta dimostrando stratega brillante, capace di tenere in scacco le più grandi potenze mondiali. Secondo Vincenzo Camporini, vicepresidente dell’Istituto affari internazionali ed ex capo di stato maggiore, intervistato da ilsussidiario.net, il leader nordocreano “è oggi in una posizione tatticamente di vantaggio su tutti, può fare qualunque azione di provocazione contando sul fatto che il resto del mondo non reagisce”. Nessuno infatti vuole una guerra nucleare, nonostante i proclami: “Il ruolo chiave in questa crisi lo può giocare solo Pechino, ma al momento non ha alcun interesse per farlo”.

Si può dire che in questo momento Kim Jong-un sta tenendo in scacco il mondo? Tutti guardano le sue provocazioni, ma tutti hanno le mani legate dal rischio nucleare.

Attualmente Kim Jong-un è in una posizione di vantaggio tattico. Può fare qualunque azione di provocazione contando sul fatto che il resto del mondo è in un stato di imbarazzo che non permette a nessuno di reagire militarmente dati i rischi che questo comporta. Questo ultimo lancio, che peraltro non è una novità perché è la terza volta che un missile nordcoreano sorvola il Giappone, risponde alla volontà di mostrare i progressi che sta facendo nel settore missilistico.

Adesso si dice pronto a colpire Guam, cosa c’è di realistico in questa nuova minaccia?

L’ipotesi che oggi Guam possa essere a rischio la considero molto stravagante.

Perché?

Le evidenze che abbiamo dai lanci effettuati è quella di operazioni che hanno un’affidabilità non all’altezza di ciò che è richiesto. Anche il recente lancio dei tre missili a corto-medio raggio non è andato come si voleva, uno dei missili è esploso al momento del lancio. Da questo punto di vista le capacità tecnologiche della Corea sono ancora in fieri.

Dunque i timori sono reali o esagerati?

Al momento attuale la minaccia è molto campata in aria, ma i progressi ci sono e il tempo sta lavorando per Kim Jong-un. Non c’è dubbio che lo sviluppo tecnologico di vettori e testate nucleari è destinato a continuare a meno che il patron del regime, che è la Cina, non prenda delle misure molto più serie di quanto fatto finora.

Anche la Cina è difficile da decifrare: lo ha usato e poi abbandonato? Che ruolo sta giocando Pechino?

Finora ha fatto un’azione declamatoria che non ha comportato alcun cambiamento concreto, il che è comprensibile. La Nord Corea è uno stato vassallo che qualche volta è scomodo ma che è sempre utile avere da parte. In più il timore della Cina è la destabilizzazione che potrebbe provocare un afflusso di milioni di profughi coreani. La Cina ha tutto l’interesse a non tirare troppo la corda, anche perché è ovvio che il prossimo confronto sarà con gli Usa.

In che senso?

Potrà essere di tipo economico, finanziario, diplomatico, ma anche militare. I dirigenti di Pechino sono preoccupati di mantenere il controllo sul Mar della Cina Meridionale, hanno capito che con gli Usa hanno un possibile competitor che potrebbe infastidirli. E allora piazzano una spina nel fianco di Washington che si chiama Corea del Nord e così la tengono occupata. 

Al di là di pettegolezzi e rumor, si riesce a capire cosa vuole veramente Kim Jong-un?

L’obiettivo di ogni regime è di autoconservarsi, la situazione interna è sempre stata considerata critica. Ci si aspettava un collasso dopo la morte del padre di Kim ma così non è stato. Gli elementi di instabilità interna sono molto forti, secondo gli analisti. La necessità di scaricare le tensioni interne su un nemico esterno corrisponde a un paradigma classico dei regimi autoritari.

L’America cosa farà? Kim sta approfittando di un paese con grossi problemi interni, fino a che punto Trump può non agire senza perdere credibilità?

Trump è un punto di domanda per tutti, anche per gli operatori politici interni e i suoi collaboratori, la cui maggior preoccupazione è mettere le pezze alle sue dichiarazioni. Ha problemi interni molto seri, a cominciare dall’approvazione del bilancio statale il prossimo 30 settembre. Siamo al 30 agosto e non c’è ancora un accordo con il congresso…

(Paolo Vites) 

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