LONDRA / Quei baby-terroristi “fai-da-te” in affido presso la famiglia benemerita

- Cristina Balotelli

Primi arresti a Londra dopo l’attentato al metrò: tutti gli interrogativi di investigatori e opinione pubblica sui baby-terroristi in affido e le tecniche fai-date. di CRISTINA BALOTELLI

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Inghilterra (LaPresse)

La polizia britannica ha arrestato due giovani sospettati di coinvolgimento nell’attentato di Parsons Green di venerdi mattina, su un treno della linea District proveniente da Wimbledon. Il primo è stato arrestato al porto di Dover, che collega la Gran Bretagna con la Francia, all’imbarco dei traghetti. Il Daily Mail riporta che si tratta di un diciottenne rifugiato in affido a una coppia di anziani che ha accolto, nel corso degli anni, 268 tra bambini e teenagers. La casa dei coniugi, che hanno ricevuto il titolo onorifico di MBE ( Member of the Order of the British Empire) dalla regina Elisabetta per il loro impegno sociale attraverso gli affidi, è stata perquisita. Sempre secondo quanto riportato dal Daily Mail, che ha intervistato alcuni vicini, sembra che vi abbiano trovato degli esplosivi (ma la notizia non è stata confermata dalla polizia). Decine di case nella zona dove si trova la casa, in Surrey, a sud ovest di Londra, sabato sono state evacuate per precauzione.

Il secondo uomo ha 21 anni ed è stato arrestato ad Hounslow. Fin da venerdi la polizia era alla ricerca di possibili complici. La storia si fa dunque molto delicata. C’è un ragazzo in affido, arrivato in Inghilterra come rifugiato orfano. Non è noto da quanto tempo vivesse con la coppia che ha attualmente in affido anche un altro ragazzo rifugiato. L’inchiesta procede spedita. Sembra che il ragazzo fosse stato fermato dalla polizia, sempre alla stazione di Parsons Green, due settimane prima dell’attentato con la bomba artigianale in un secchio nascosto da un sacchetto Lidl. Forse ha destato sospetti, potrebbe essere stato notato in atteggiamento da ricognizione. Ma è stato rilasciato e riconsegnato alla coppia. E’ ancora il tabloid Daily Mail a riportare le parole di una vicina di casa, che racconta di una coppia molto rispettata e ammirata nella comunità locale, ma aggiunge che dopo il fermo del ragazzo la donna avrebbe detto di essere arrivata al limite con lui e di non essere in grado di gestirlo.

Uno dei principali compiti degli inquirenti sarà capire come e da chi il ragazzo è stato adescato, quali istruzioni gli sono state comunicate, quali motivazioni stanno alla base del suo gesto e se qualcuno lo ha aiutato a costruire l’ordigno o ha fatto tutto da solo. Ancora una volta, comunque, sembra di essere di fronte all’atto di un giovane radicalizzato e problematico, mosso da abbastanza odio per pianificare di uccidere con un atto eclatante. A differenza del giovane che a Manchester è riuscito a costruire una bomba artigianale in un appartamento per farsi esplodere al termine di un concerto affollato di teenagers, uccidendo 22 persone, il sospetto terrorista di Parsons Green non ha cercato il suicidio. Qualcosa poi, per fortuna, dev’essere andato storto perchè l’ordigno improvvisato è esploso solo parzialmente, altrimenti al posto di 30 feriti con ustioni avremmo probabilmente diversi morti e feriti gravi.

Anche a Barcellona il numero delle vittime poteva essere ancora maggiore se non ci fosse stata l’esplosione nella casa di Alcanar “occupata” dalla cellula di giovani jihadisti, che nel crollo ne ha sepolti un paio. L’esplosione, dovuta –come facilmente accade a chi sperimenta con esplosivi – a qualcosa che non ha funzionato, ha portato il gruppo a cambiare programma e a usare un furgone e un’auto per uccidere, al posto della bomba che da mesi cercavano di costruire. I terroristi che sempre piu’ spesso ora colpiscono le città europee dove sono cresciuti, ispirati o meno dallo Stato Islamico e dalle vicende della guerra in Siria e in Iraq, non si fanno problemi a usare quello che riescono a raccattare. A volte sono sprovveduti e le cose vanno storte. Ma non per questo sono meno pericolosi.

Come abbiamo purtroppo visto a Nizza, a Barcellona e a Londra. All’indomani dell’attacco di Westminster, lo scorso marzo, il presentatore della BBC Andrew Neil parlò di “Poundland terrorist” a proposito di Khalid Masood, l’uomo che travolse i passanti sul ponte con la sua auto e poi accoltellò selvaggiamente un poliziotto disarmato davanti al Parlamento prima di essere a sua volta ucciso dalla polizia. Brillante definizione per descrivere la banalità di questo terrorismo che non si sa bene come affrontare. Nell’esecuzione sembra ci sia un certo grado d’improvvisazione, ma questi terroristi-fai-da-te, spesso senza precedenti, che facilmente sfuggono alle maglie della rete della sorveglianza, continueranno a creare parecchi grattacapi ai responsabili della sicurezza.

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