LA CORTE EUROPEA RIFIUTA IL DIVORZIO ISLAMICO/ Sarà accettabile quando potrà deciderlo anche la donna

- Dario D'Angelo

Divorzi privati musulmani: con la sentenza del 14 settembre, la Corte UE li ha dichiarati illegali nei Paesi membri dal momento che violano il principio di non discriminazione di genere.

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La sentenza della Corte UE del 14 settembre scorso in materia di divorzi privati musulmani è da considerarsi storica. Come riporta La Repubblica, infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha dichiarato illegale nei Paesi membri lo scioglimento unilaterale del matrimonio islamico davanti a un tribunale religioso. Secondo la deliberazione dei giudici, infatti, i cosiddetti divorzi privati musulmani violano il principio di non discriminazione di genere dal momento che -in base a quanto recita la sharia- a richiederli possono essere soltanto i mariti. Oltre a questo principio, l’Unione Europea è incompatibile con questo tipo di risoluzione visto che questa viene pronunciata in assenza di una decisione con effetto costitutivo di un’autorità giurisdizionale o pubblica, ma unicamente di un tribunale religioso. 

IL CASO DELLA COPPIA TEDESCO-SIRIANA

A portare sul banco della Corte UE la questione è stata la vicenda di una coppia siriano-tedesca unitasi in matrimonio il 27 maggio 1999, nella giurisdizione della corte islamica di Homs (Siria). Il 20 maggio 2013, il signor Raja Mamisch ha ottenuto il divorzio davanti alla tribunale religioso della shariah a Latakia, in Siria, con l’ex consorte, Soha Sahyouni, che successivamente ha sottoscritto una dichiarazione nella quale “riconosceva di avere ricevuto tutte le prestazioni che, secondo la normativa religiosa, le erano dovute in base al contratto di matrimonio e a causa del divorzio unilaterale del marito, liberandolo da ogni obbligo nei suoi confronti”. Una volta fatto rientro in Germania, l’uomo ha chiesto che il Tribunale regionale superiore (Oberlandesgericht) di Monaco di Baviera riconoscesse ufficialmente il suo divorzio. Non aveva però fatto i conti con la donna, che ha presentato ricorso costringendo il tribunale tedesco a passare la patata bollente alla Corte di Giustizia europea, che le ha dato ragione per via del fatto che “il diritto siriano non conferisce alla moglie le medesime condizioni di accesso al divorzio concesse al marito.”



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