STALIN/ Quando decise di far morire di fame 4 milione di persone

- Paolo Vites

Il genocidio per fame ordinato da Stalin nei confronti del popolo ucraino fece oltre quattro milioni di morti ma ancora oggi viene tenuto nascosto dalal sinsitra europea

stalin_fb
Stalin favorì gli ex nazisti cacciati da Hitler per creare un fronte contro l'Occidente

C’è poco da meravigliarsi che il popolo ucraino voglia tenersi lontano da Mosca, nonostante le accuse di tanti eredi del marxismo che li accusano di essere dei fascisti del terzo millennio. Chi ha conservato la memoria, chi ha potuto scoprire l’odio dei russi verso quel popolo non può che sostenere questa voglia di indipendenza. Ancora oggi Putin, che ha dimostrato che l’odio russo verso l’Ucraina è attuale con il suo tentativo di invaderla, dice che non c’è niente di male a chiedere che le statue di Stalin vengano rialzate dopo la distruzione sacrosanta avvenuto dopo il crollo dell’Urss. Putin d’altro canto è stato sempre un fedele del regime sovietico, arrivando a essere capo del famigerato Kgb, ed è soprattuto l’erede massimo del nazionalismo russo che si tramanda dai tempi degli zar. Nei confronti dell’Ucraina la politica russa non è cambiata di un millimetro. Una politica genocida, perché pochi in occidente sanno dell’olocausto subito da quel popolo per ordine di Stalin tra il 1932 e il 1933. Quattro milioni di morti per fame, per il solo motivo che gli ucraini, che dopo la fine dello zarismo avevano cercato di creare una nazione indipendente subito soffocata nel sangue, non si erano adattati bene al marxismo imperante e perciò andavano eliminati.

Erano rimasti troppo distanti dal nuovo mondo, quell’Utopia sognata dal folle e sanguinario dittatore (che con altre purghe avrebbe ucciso in tutto il paese almeno 50 milioni di persone) così gli ucraini andavano sterminati, ma nel modo peggiore: lasciandoli morire di fame. Furono sequestrate tutte le fattorie che ancora appartenevano ai contadini, perché il socialimo non voleva la proprietà privata e le famiglie lasciate letteralmente senza cibo. La gente moriva di fame per le strade, implorando fuori dei negozi gestiti da russi e da fedeli marxisti briciole di cibo, che venivano negate. Tanti gli episodi terribili che un coraggioso giornalista inglese vide e raccolse, tanto da venir nominato “eroe dell’Ucraina”, Gareth Johnson, che adesso in un nuovo libro con molte foto drammatiche, vengono ricordate dalla scrittrice Anne Applebaum, “The Red Famine”, la carestia rossa. Episodi come bambini che imploravano ad altri bambini un po’ di pane, uccisi da questi a colpi di pietre; genitori che uccidevano i propri figli per non sentirli più lamentarsi per la fame; donne uccise a calci per la strada perché elemosinavano del cibo. Milioni di contadini morti di inedia nelle loro fattorie. E infine molti episodi di cannibalismo. Un contadino, si legge nel libro, chiese un giorno a un vicino come mai sembrasse più nutrito degli altri, al che questi rispose: “Perché mi sono mangiato i miei figli e se non stai zitto mangerò anche te”. Tutto questo mentre comunisti e socialisti dei paesi occidentali negavano l’evidenza di quello che stava succedendo proclamando che in Russia Stalin stava costruendo una nuova civiltà e negando quello che succedeva in Ucraina. L’inviato a Mosca del New York Times osò scrivere che “si fa la fame, ma la gente non muore di fame”. Aggiungendo che ogni “notizia di una carestia mortale è una esagerazione e propaganda”. A scrivere così il vincitore del premio Pulitzer Walter Duranty, che viveva in un lussuoso appartamento moscovita. Copertura del genocidio che dura ancora oggi: quando nel 1986 uscì a Londra un libro che ne parlava, venne attaccato come propaganda anti comunista. Mentre il capo ufficio stampa del leader laburista Jeremy Corbyn liquida tutto dicendo che bisognerebbe invece ricordare Stalin per aver introdotto l’educazione di massa, la sicurezza sul lavoro e l’uguaglianza sociale e di sesso. D’altro canto anche in Italia c’è chi non ha mai chiesto scusa tra gli ex comunisti per aver approvato l’invasione dell’Ungheria nel 1956 da parte dei sovietici.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori