TERZA GUERRA MONDIALE/ Il missile di Kim Jong-un è pronto, ora tocca solo alla Cina

La Corea del Nord starebbe per raggiungere il livello massimo di potenza nucleare, mentre gli Usa aumentano la pressione militare. L’opinione del generale VINCENZO CAMPORINI (Iai)

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In Nord Corea (LaPresse)

TERZA GUERRA MONDIALE. La Corea del Nord, secondo quanto annuncia Seul, sarebbe vicina alla “fase finale”, cioè il lancio di un missile balistico intercontinentale Icbm. Intanto gli Stati Uniti aumentano la pressione militare: bombardamenti aerei di tipo “strategico” sono stati fatti nelle ultime ore in Corea del Sud mentre a fine mese inizieranno manovre militari marittime con la partecipazione di Corea del Sud e Giappone, con lo scopo di fare esercitazioni di allarme sul lancio di missili. “Uno scenario senza soluzioni” ha detto a ilsussidiario.net il generale Vincenzo Camporini, già capo di stato maggiore della Difesa, “che solo la Cina può sciogliere, ma che evidentemente fino a oggi non ha voluto fare”.

Che cosa significa concretamente che la Corea del Nord sta arrivando “alla fase finale”?

Come dicevamo nella nostra ultima conversazione, è solo questione di tempo perché Pyongyang si allinei alla potenza nucleare americana. Da queste nuove informazioni si deduce che il tempo stia ormai scadendo.

La Nord Corea nei giorni scorsi ha dichiarato che le sue intenzioni sono “solo” di mettersi alla pari con l’armamento americano. Dal loro punto di vista, quello di una nazione che vive con la paranoia del “nemico esterno”, sembra quasi una intenzione logica, che ne dice? E’ accettabile o rimane sempre una minaccia?

E’ comunque una minaccia. Bisogna capire se con questa minaccia è possibile convivere o meno. La risposta non è affatto scontata. Certo, se uno si mette nei panni di Kim Jong-un la disponibilità di questo tipo di armamento è una sorta di garanzia per evitare di fare la fine di Saddam Hussein o di Assad. in tutto questo c’è una logica che però va contro l’aspirazione di procedere verso un mondo senza la proliferazione nucleare, un mondo dove questi armamenti vadano eliminati. 

La Corea del Nord rimarrebbe dunque una scheggia impazzita in un quadro globale?

La volontà politica di contrastare Kim Jong-un è realistica, tiene conto appunto della minaccia che questo paese rappresenta. Le valutazioni sono però in contrasto l’una con l’altra e rimane un problema senza soluzione.

La fine della guerra fredda sembrava la fine anche del pericolo nucleare, pericolo in cui siamo dunque ripiombati?

La fine della guerra fredda portò a un processo di riduzione del numero di testate, che erano evidentemente non solo ridondanti, ma ultra-ridondanti rispetto alle legittime esigenze militari di Russia e Stati Uniti. Quel processo pose dei limiti alle due grandi superpotenze, ma nel frattempo sullo scenario mondiale si sono affacciate nuove potenze nucleari, ad esempio India e Pakistan, che non hanno neanche firmato il trattato mondiale contro la proliferazione di armi nucleari. 

Questo cosa ha comportato?

Questi paesi hanno sfidato il mondo e la comunità internazionale, però dopo un po’ di tempo sono stati accettati in quanto tali. Questo può essere visto da Kim Jong-un come un incentivo a procedere nel suo armamento nucleare, i precedenti lo aiutano. La realtà è che la disponibilità di questi armamenti sta crescendo, e il rischio di un uso di queste armi cresce con il numero dei paesi proprietari di armi nucleari.

Nel frattempo gli Usa vanno avanti con le esercitazioni militari, che a loro volta sono viste come una minaccia.

Vorrei osservare che tutto questo bailamme su delle esercitazioni militari è francamente sconcertante.

In che senso?

Gli eserciti si devono esercitare se no sono inutili. Considerare queste esercitazioni come un fatto politicamente rilevante trovo che sia fuorviante. E’ chiaro che fatte in un certo modo possono avere un significato politico, così come accade sui confini orientali della Nato, però sarei molto prudente nel considerare un’esercitazione un momento di escalation.

Sta di fatto che la Corea del Nord le vede come una sfida. Quale sarà la carta di Trump in questa situazione di stallo?

Più che Trump personalmente ascolto i suoi rappresentanti istituzionali che hanno posizioni molto più realistiche. Assicurano che ci sono opzioni non militari e spazio per la diplomazia. La cosa ci rassicura, però è chiaro che non si vedono schiarite. L’unica schiarita la può dare una precisa presa di posizione cinese che fino ad ora è mancata. Il ruolo di Pechino in questo grande scacchiere è fondamentale e la posizione americana dovrebbe essere quella di stimolarla a fare sul seri,o come sembra che si voglia ottenere a leggere le ultime dichiarazioni di Trump.

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