DIARIO ARGENTINA/ Il giallo di Santiago Maldonado per mettere in crisi Macri

- Arturo Illia

Sembra che in Argentina sia in atto un attacco contro la Presidenza Macri, con accuse piuttosto pesanti sul piano dei diritti umani. ARTURO ILLIA ci spiega di cosa si tratta

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Mauricio Macri (Lapresse)

Santiago Maldonado è un artigiano di 29 anni che il 1° agosto ha partecipato, nella località patagonica di Ezquel, a una manifestazione contro l’incarcerazione di Facundo Jones Huala, leader di un gruppo oltranzista, Ram (Resistencia Ancestral Mapuche) che da anni combatte in forma violenta contro l’espropriazione di terre, reclamate dall’etnia Mapuche, da parte della famiglia Benetton. Durante l’attacco generato dalla Gendarmeria per sciogliere la manifestazione, Santiago è scomparso e da allora sono iniziate le sue ricerche estese su tutto il territorio argentino: nei giorni successivi la sparizione si sono tenute manifestazioni che sono anche sfociate anche in atti di violenza come quella svoltasi a Buenos Aires davanti al Congreso de la Nacion il 7 agosto.

E così dopo la scomparsa di Julio Lopez, un ex muratore, testimone principale dell’accusa nel processo che condannò Miguel Etchecolaz, direttore di un centro di detenzione clandestina durante la dittatura, sparizione avvenuta il 18 settembre del 2006, ecco che la storia si ripete, dato che di Santiago di son perse le tracce e alcune fonti lo danno per vittima dell’azione della Gendarmeria. Maldonado sarebbe il secondo “desaparecido” in democrazia in Argentina, anche se un camionista assicura di averlo visto nella località di Gualeguaychù, nella Provincia di Entre Rios, mentre faceva autostop.

Il caso ha riportato alla luce la questione delle terre reclamate dai Mapuche, un’etnia di origine cilena che, dopo aver massacrato la tribù Tehuelce originaria di quelle zone posteriormente appartenenti all’Argentina, ha da anni iniziato una lotta per il possesso delle stesse, in parte acquisite dalla famiglia Benetton quando nel 1999 le comprò da un gruppo di estancieros che ne erano proprietari dopo la ripartizione seguita alla conquista operata dal Generale Roca nella tristemente famosa “Guerra del desierto” tra il 1878 e l’85 che segnò una strage delle etnie originarie. 

Una ricercatrice dell’Istituto nazionale di questioni indigene ha affermato che finora tutti i tentativi di dialogo con la comunità Mapuche sono stati improduttivi, pur tentando di stabilire un metodo per la riappropriazione delle terre, “in quanto l’etnia non riconosce lo Stato argentino come interlocutore”. Una dirigente Mapuche ha minimizzato l’azione radicale del gruppo Ram: “Che importanza ha un po’ di fuoco quando gli obiettivi che vengono presi di mira sono le proprietà delle famiglie Benetton e Lewis, che delimitano i campi, ci impediscono di entrare per approvvigionarci d’acqua e contaminano il suolo con ricerche minerarie e istallazioni idroelettriche?”.

La sparizione di Maldonado ha subito innescato proteste in tutta l’Argentina, ma soprattutto è stata sfruttata politicamente contro l’attuale Governo di Macri per accusarlo di essere paragonabile alla genocida dittatura degli anni Settanta: un assurdo ingiustificabile, diffuso e sfruttato guarda caso soprattutto da Cristina Fernandez de Kirchner, l’ex Presidente sonoramente sconfitta nelle recenti elezioni primarie, e da suoi alleati storici come l’associazione Cels, un centro studi per i diritti umani guidato dal giornalista, ma anche ex capo del gruppo terrorista Montoneros, Horacio Verbitsky (che recenti ricerche accusano di doppio gioco con i militari negli anni Settanta), e da Madri e Nonne di plaza de Mayo che ormai hanno abbandonato la lotta per i diritti umani per dedicarsi a essere ferventi alleate del kirchnerismo.

E così è stato abilmente confezionato un prodotto che, come quello dell’attivista del Movimento Tupac Amaru, Milagros Sala, viene spacciato all’estero dove specie da parte di una certa “sinistra progressista” viene, come il regime di Maduro in Venezuela, comprato a scatola chiusa. Sala è difatti ora agli arresti domiciliari, dopo essere stata arrestata con una lunghissima serie di accuse: dalla partecipazione diretta e indiretta a tre omicidi, alla truffa allo Stato per case per i poveri mai costruite (ma i soldi sono stati incassati) all’aver in pratica instaurato per anni nella regione di Juyuy, nel nord del Paese, un regime parallelo (autorizzato e sotto la guida dei Governi kirchneristi) fatto di un potere operato con minacce, pestaggi e ricatti a chi non seguiva le regole che implicavano una fedeltà politica assoluta. 

Appena eletto Macri, la “santa” Milagros (fatta apparire come una perseguitata politica) ha iniziato a essere al centro di indagini internazionali che però non hanno appurato nessuna colpa da parte di autorità governative che stavano facendo il loro dovere giudiziario. Difatti non è stata dichiarata in modo assoluto prigioniera politica. Il caso Maldonado è molto simile: il giovane sparisce durante una manifestazione organizzata da persone incappucciate a favore del violento movimento Ram e in un primo tempo appare un testimone che dichiara di aver visto la cattura di Santiago attraverso un binocolo… solo che a un esame più approfondito si scopre che non solo il supposto testimone non era presente sul luogo, ma che il binocolo è stato da lui misteriosamente perduto. 

Altre testimonianze riportano come ormai siano molti i dubbi su questa sparizione che pare in molti aspetti diretta a montare un caso, lo ripetiamo, atto a fare il gioco politico di un potere ormai in dissoluzione che non sa più che pesci pigliare. A dire il vero di pesci ne ha presi parecchi, e questi sono rappresentati, lo ripetiamo, da chi crede ancora, fin dai tempi della Rivoluzione cubana, che l’America Latina ci abbia fornito esempi di libertà e socialismo reale da poter introdurre anche in un’Europa che, specie di questi tempi, forse ha bisogno di credere in favole da importare per iniziare un nuovo “Rinascimento” basato però su un finto potere popolare che nel corso degli anni ha arricchito a dismisura dei poteri dittatoriali belli e buoni e, c’è da aggiungerlo, una penetrazione del narcotraffico in America Latina come mai si era vista. Non per nulla si punta all’accusa, per la supposta sparizione, alla Ministra della sicurezza Patricia Bullrich (di cui si chiedono le dimissioni), che nell’arco di tre anni ha sottratto ai poteri narco e di commercio di schiavi guadagni per 6800 milioni di dollari. 

La favola dell’America latina continua… al prossimo capitolo!

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