OTTO WARMBIER/ Una larva che emetteva suoni disumani incapace di nutrirsi: ecco come l’ha ridotto Kim Jong-un

- Paolo Vites

Il caso dello studente americano condannato a 15 anni di lavori forzati in Corea del Nord e rimandato a casa in condizioni fisiche orribili, morto sei giorni dopo la liberazione

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Kim Jong Un (LaPresse)

La prima cosa che i genitori di Otto Warmbier, lo studente americano tenuto per due anni in carcere in Corea del Nord, sentirono avvicinandosi all’aereo che lo aveva riportato in patria, fu un urlo disumano, quasi animalesco, mai sentito prima. Quando finalmente salirono a bordo la vista delle condizioni del giovane fecero scappare la madre e la sorella, sconvolte per come era ridotto. Otto Warmbier con un gruppo di amici si era recato a fare una vacanza in Corea del Nord (scelta pazzesca, probabilmente volevano sfidare la sorte, o non sapevano che cosa è quel paese) e venne arrestato perché aveva tolto dal muro della sua camera d’albergo un manifesto patriottico con l’intenzione di portarselo a casa come souvenir. Arrestato immediatamente, fu condannato nel marzo del 2016 a 15 anni di lavori forzati per atto controrivoluzionario e terroristico verso il governo. Un’accusa inesistente, ma come già accaduto in passato il regime non vedeva l’ora di avere un ostaggio americano per condizionare gli Stati Uniti. Già l’assurda condanna era abbastanza per incriminare la Corea del Nord di totale assenza di diritti umani, ma quello che è successo in quei due anni non ha alcuna giustificazione se non il sadismo di un regime al pari o forse anche peggio di quello dei nazisti.

Le ragioni della sua scarcerazioni, con la scusa propagandistica del “gesto umanitario” erano semplici: Otto ormai aveva poco da vivere. Per due anni consecutivi era stato torturato e massacrato di botte senza alcun motivo. Era ridotto una larva: sordo, cieco, dentatura distrutta, si agitava con gesti incondizionati sulla barella. Lo raccontano i genitori del giovane nella prima intervista rilasciata da quel giorno. I nordcoreani avevano una scusa per le sue condizioni: aveva contratto il botulismo in carcere, una intossicazione alimentare acuta dal bacillo botulino che si trova nelle carni insaccate e in alimenti in scatola avariati, il che poteva anche essere visto che nelle carceri nordcoreane si mangiano le peggiori schifezze andate a male. Sempre secondo i coreani, era caduto in coma dopo aver preso un sonnifero. Otto era rasato a zero, aveva un tubo di alimentazione che gli usciva dal naso e guardava fisso nel vuoto mentre il suo corpo si scuoteva e si agitava senza sosta, racconta il padre, aggiungendo che sembrava che qualcuno con un paio di pinze avesse cercato di raddrizzargli i denti. Dopo due giorni che si trovava a casa, gli venne una febbre fortissima, mentre la pianta del piede destro presentava una cicatrice assai larga. Ricoverato in ospedale, Otto morì sei giorni dopo il suo ritorno in America. Oggi i due genitori hanno deciso di rivelare la cruda realtà perché, spiegano, la Corea del Nord si proclama una vittima degli Stati Uniti, ma, dicono, non è così:  è un regime di terroristi e assassini. 







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