FUGA DAL PREMIO NOBEL PER LA PACE/ 270.000 profughi perseguitati in Birmania

- Fabio Belli

Fuga dei Rohynga, per l’ONU i profughi sono 270.000. Sta assumendo contorni pesantissimi la persecuzione della minoranza, in fuga verso il Bangladesh dalla Birmania

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Il Nobel per la pace birmano, che appoggia il genocidio della minoranza islamica

Il dramma della popolazione Rohynga in Birmania continua, e secondo le Nazioni Unite il dramma dei profughi starebbe assumendo proporzioni e contorni enormi, con oltre 270.000 persone in fuga verso il Bangladesh. Le violenze nel Myanmar nei confronti dei Rohynga starebbero aumentando esponenzialmente, e soprattutto sarebbero state piazzate dal governo birmano delle mine antiuomo ai confini per impedire il rientro dei fuggitivi. Non è bastato l’appello di Aung San Suu Kyi, capo del Governo e premio Nobel per la pace, per trovare una soluzione alla tragedia dei Rohynha. La situazione sarebbe sfuggita di mano ad una delle donne che, pur avendo un appeal internazionale enorme grazie alla sua lotta per i diritti civili, non è riuscita a far fronte alle gravi problematiche che il dramma della minoranza Rohynga sta mettendo sotto gli occhi di tutti gli osservatori internazionali. Tanto che proprio nei confronti di Aung San Suu Kyi, tramite una petizione online, sarebbe stata richiesta una soluzione drastica.

“REVOCATE IL NOBEL AD AUNG SAN SUU KYI” 

Alla luce delle azioni del governo di Aung San Suu Kyi nei confronti della minoranza Rohynga, con 270.000 profughi ormai accertati dalle Nazioni Unite, è stato richiesto di revocare il Premio Nobel per la pace che le era stato assegnato nel 1991. Una proposta forte ma che è stata immediatamente rigettata, in termini pratici, dalla Fondazione Nobel, che ha spiegato come i premi assegnati in passato non possano in nessun caso essere revocati, come ricordato da una mail inviata all’agenzia giornalistica Ap dal capo dell’istituto norvegese Olav Njolstad. La petizione per la richiesta di cancellare il Nobel ad Aung San Suu Kyi è stata firmata da ben 386.000 persone, col premio che era stato assegnato nel 1991 per la sua opposizione alla dittatura militare in Birmania, “per la sua lotta non violenta per la democrazia e i diritti umani”, si è letto nelle motivazioni. Dopo le prime elezioni libere nel Myanmar è diventata la leader del paese, ma ora si trova di fronte alla sua prima grave crisi.

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