CAOS IN TUNISIA/ Micalessin: così Italia e Francia hanno affossato la democrazia tunisina

- int. Gian Micalessin

La Tunisia come nel 2011 quando cominciarono qui le primavere arabe torna a essere scossa da tumulti di protesta contro la crisi economica. GIAN MICALESSIN ci spiega di cosa si tratta

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Le manifestazioni in corso in Tunisia

Manifestazioni di massa in quasi tutta la Tunisia da quando il governo ha varato la legge di stabilità 2018 che prevede grossi sacrifici per un paese già in forte crisi economica: prezzi alle stelle, maggiorazioni per carburanti, assicurazioni, servizi, un aumento dell’iva dell’1%. Sembra di ritornare al 2011 quando proprio le manifestazioni contro l’aumento delle tasse, cavalcate dai Fratelli musulmani, portarono alla prima delle primavere arabe. Secondo Gian Micalessin, l’Europa e in particolare Italia e Francia che qui hanno molti interessi economici, non hanno minimamente sostenuto la fragile democrazia tunisina con aiuti economici, lasciandola di nuovo allo sbando, mentre invece si erano profuse in milioni di euro a sostegno delle primavere arabe.

Micalessin, dietro alle rivolte di questi giorni in Tunisia c’è davvero una grave crisi economica o c’è altro? E come mai il paese è giunto a queste condizioni di povertà?

La situazione economica in Tunisia è grave dal 2011 come conseguenza diretta della primavera araba che ha provocato la crisi del turismo, una crescita dell’insicurezza nel paese, un aumento dell’attività dei gruppi terroristici e dei gruppi jihadisti legati all’Isis.

In tutti questi anni non si è riuscito a risolvere almeno in parte questa situazione?

No, perché proprio questa situazione ha comportato una caduta a picco del turismo ma anche di tutte le altre attività perché gli imprenditori non si fidano più di operare in varie zone del paese. Non è dunque una responsabilità diretta del governo ma una conseguenza di quanto è successo in tutti questi ultimi anni. C’è una forte presenza jihadista a sud, ma la protesta di oggi non credo possa preludere a un’altra rivolta come quella del 2011. Allora, a fomentare il tutto c’erano i Fratelli musulmani che oggi non esistono più in Tunisia.

La Tunisia però è il paese che ha fornito il maggior numero di forcing Fighters all’Isis. Questo potrà in qualche modo influenzare quanto sta accadendo? Potranno sfruttare l’emergenza in atto?

Sicuramente, nel senso che i gruppi jihadisti sono forti e hanno molto militanti, che pescano fra le fasce più fanatiche e i giovani che non trovano lavoro. Però dire che la gran parte della popolazione tunisina torna a vedere una speranza nel fondamentalismo islamista ce ne passa. La conseguenza della primavera araba in Tunisia è stata una grande disillusione e quando si è votato lo si è visto, con la totale disfatta dei Fratelli musulmani.

Data la situazione, come mai l’occidente non ha pensato di aiutare l’economia del paese, in modo da stabilizzarne la democrazia?

E’ una delle follie dell’Europa. Per le primavere arabe abbiamo sganciato i milioni ma poi nessun aiuto all’unico paese uscito libero da quell’esperienza. L’Europa e il nostri governi tenendo conto di quanti nostri imprenditori ci sono là,  avrebbero dovuto essere insieme alla Francia i paesi guida per aiutare la Tunisia. Non dimentichiamoci che da lì arrivano da noi migranti e anche terroristi.

La Tunisia è schiacciata fra due grandi giganti, Algeria e Libia. In che modo influiscono?

Tutto il sud della Tunisia è altamente insicuro non solo perché molti abitanti sono legati ai gruppi terroristici, ma anche perché terra di passaggio per gruppi armati che trafficano in uomini e droga. In quell’enorme deserto tra Algeria, Tunisia e Libia è difficilissimo fare controlli.

(Paolo Vites)

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