PAPA IN CILE/ Da dove ricominciare quando il peccato della Chiesa ha tradito il popolo?

- Cristiana Caricato

In Cile, Francesco ha chiesto perdono per le vittime della pedofilia, indicando la via a una Chiesa che deve affrontare le sue debolezze e riabbracciare soltanto Cristo. CRISTIANA CARICATO

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Papa Francesco in Cile e Perù (LaPresse)

SANTIAGO DEL CILE — Francesco è accanto alla presidente Michelle Bachelet, in Plaza de la Constitución, sotto il balcone da cui 31 anni prima il generale Pinochet aveva teso la trappola più vergognosa a Giovanni Paolo II, costringendolo ad una foto che per anni lo avrebbe perseguitato, tirata fuori a comando quando lo si voleva annoverare tra gli anticomunisti feroci, o tacciarlo di connivenze e ipocrite amicizie con dittatori e assassini. Ogni cileno sa bene che fu studiato tutto per non dare al Papa scelta, ingannato dai prezzolati sostenitori del generale che lo invocavano come i più devoti tra i fedeli. Spinto ad affacciarsi accanto al dittatore dall’ansia del pastore. Nella memoria collettiva cilena quell’episodio è passato come il “balconazo”. Fatto sta che quando il Papa varca l’ingresso del Palazzo de la Moneda entra nella storia del paese, nel luogo segnato dal sangue del presidente Allende che qui fu assassinato l’11 settembre 1973, il giorno più nero per il Cile moderno. Il corpo del martire della democrazia portato via avvolto in un tappeto, tragico preludio di un’escalation di violenza e terrore.

Diverso il clima per il primo appuntamento pubblico del Papa argentino che si presenta disarmato, consapevole del carico di aspettative, ma anche della diffidenza di gran parte dell’opinione pubblica. Caratteristica cilena, ammette la presidente uscente, la signora Bachelet che nel Patio de los Naranjos, di fronte a 700 tra deputati ed esponenti della società civile, racconta un Cile diverso, passato dal dolore alla speranza, dalla paura alla fiducia. E’ un Cile dai contorni diversi, sconosciuti. Bergoglio non trova appigli per la memoria, i ricordi da giovane studente gesuita sono troppo lontani. Ma fa la scelta di entrare nel cuore dei cileni ammettendo errori e chiedendo perdono. Lo fa nel paese indignato per i reati sessuali che hanno coinvolto preti e religiosi, nella chiesa ferita dallo scandalo di padre Fernando Karadima, condannato per abusi su minori, divisa sulla nomina di un vescovo suo figlio spirituale. Esprime dolore e vergogna per il danno irreparabile causato ai bambini da ministri della chiesa. 

Papa Francesco chiede perdono e invita l’episcopato ad appoggiare le vittime. Ad ascoltare i piccoli che attendono risposte reali per un futuro di dignità. Una mossa a sorpresa, che indica la strada, l’unica possibile, non solo alla Chiesa cilena dalla credibilità in caduta libera ma all’intera nazione. Lo si capisce poi, nel tardo pomeriggio, quando nella cattedrale settecentesca, gremita di suore, frati, seminaristi, e sacerdoti il Papa pronuncia uno dei più bei discorsi del suo pontificato. Lo consegna ad una Chiesa in rimessa, ferita dagli scandali, umiliata dalla narrativa nera. Un testo articolato sulla vita di Pietro e della prima comunità. Sull’altare ci sono il vescovo Bernardino Piñera, il più anziano del mondo con i suoi 101 anni e mons. Juan Barros, il contestato pastore della diocesi di Osorno, figlio spirituale di padre Karadima. E poi tanti uomini e donne che aspettano la consolazione di un padre, abbattuti, smarriti e turbati. Proprio come Pietro dopo la morte del maestro. E’ un padre che conosce il dolore dei figli il pontefice che, con voce sommessa, prende di petto la questione abusi, il dolore per le vittime, le comunità ferite, ma anche la vergogna per i preti insultati in metropolitana o additati per la strada. Ma chiede coraggio e lucidità nel chiamare la realtà con il proprio nome, senza “ruminare la propria desolazione”. 

E come Pietro, perdonato da Gesù, la Chiesa cilena è chiamata ad affrontare le proprie debolezze, fortificata dalla misericordia di Dio. Perché la Chiesa di Francesco non è una Chiesa di supereroi, ma di uomini e donne perdonati, che incontra Gesù Risorto nelle proprie ferite. Una Chiesa con le piaghe, che è capace di capire quelle del mondo, di accompagnarle e di sanarle. Una Chiesa imperfetta che mette al centro Gesù Cristo. Una Chiesa libera perché liberata, non elitaria, fatta da pastori e consacrati capaci di compassione. Una Chiesa trasfigurata, come Pietro, perché immersa nella Resurrezione. Una lezione per tutti quelli, e ci siamo anche noi, che rincorrono e amano situazioni ideali, senza capire che si possono amare solo le persone. Riconoscersi peccatori è il primo passo per scoprirsi uomini.

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