UN ANNO DI TRUMP/ Gaggi (Corriere): il tycoon può vincere anche nel 2020, ecco perché

- int. Massimo Gaggi

Si tirano le somme di un anno di amministrazione Trump, al di là dei luoghi comuni e delle evidenti sbandate. Secondo MASSIMO GAGGI, questo è il quadro

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Donald Trump (Lapresse)

Mai nessun presidente americano aveva toccato, dopo un anno di presidenza, un livello di popolarità così basso, il 30 per cento. Un dato che significa che Donald Trump è agli sgoccioli? No, spiega l’inviato del Corriere della Sera a New York Massimo Gaggi, anzi: “Dal punto di vista economico, grazie alla riforma fiscale, ha ottenuto un brillante risultato che ha addirittura fatto sì che imprenditori tradizionalmente liberal come Tim Cook della Apple abbiano preso la palla al balzo, riportando in America capitali miliardari e creando posti di lavoro”. E da parte democratica, dice ancora Gaggi, si assiste ancora a un partito estremamente diviso e con le idee confuse. Trump, in sostanza, potrebbe vincere anche nel 2020.

Un anno di presidenza: quali sono i successi reali, “tangibili” di Trump? La riforma fiscale? Il controllo del Congresso e della Corte suprema?

I risultati maggiori sono sicuramente in campo economico. La riforma fiscale non è equilibrata in termini di giustizia sociale, però è molto efficace dal punto di vista del sostegno alle imprese. Questo significa non solo un buon andamento della Borsa che probabilmente continuerà ancora, ma anche una buona ripresa produttiva e di investimenti industriali. Questa riforma ha creato le condizioni per una maggiore convenienza ad investire negli Usa piuttosto che in altri paesi.

Si può dire che da questo punto di vista la politica “America First” sta funzionando?

Dal punto di vista del rapporto col suo elettorato interno sicuramente, gli squilibri a livello internazionale sono invece un altro discorso.

Ecco: come giudicare un anno di politica estera trumpiana?

Non può essere un giudizio positivo, è stato un anno nel quale il suo atteggiamento duro, ondivago, nazionalista e populista ha indebolito le alleanze tradizionali sia in Europa che in Asia. Ha creato situazioni instabili come quella coreana e soprattutto l’aver sostenuto pubblicamente alcuni dittatori noti per la violazione dei diritti umani crea un brutto precedente, da cui è difficile tornare indietro.

Ad esempio?

Ad esempio l’appoggio al presidente filippino, poi una tendenza a dare giudizi positivi onestamente discutibili su alcuni dittatori che hanno commesso in alcuni casi crimini contro l’umanità.

E’ scorretto dire che a questa amministrazione manchi una politica estera precisa? Che sia tutto affidato all’estemporaneità di Trump?

C’è un filo di fondo che unisce Trump a quella che era la posizione di Bannon, tornare cioè al nazionalismo e appoggiare regimi nazionalisti in Europa, per cui la sua politica estera una qualche coerenza ce l’ha avuta. Trump troverà appoggi e dialogo con molti governi dell’Europa dell’est, e probabilmente con l’Italia se vince Berlusconi. Bisogna dire però che c’è stata maggiore attenzione nello sforzo militare contro il terrorismo, cosa che Obama aveva cominciato a fare solo nell’ultimissima parte del suo mandato. Con Trump il Pentagono è stato molto più efficace.

La Borsa nel 2017 è andata benissimo, non ha mai guadagnato tanto. Ma la grande finanza, notoriamente liberal, sta con lui?

In larga misura sì, dal punto di vista dell’interesse economico sicuramente sì. Dal punto di vista intellettuale no, sono newyorchesi appartenenti a certi circoli ben precisi. Non c’è dubbio che il tipo di politica economica perseguita da Trump e un certo indebolimento del dollaro hanno consentito di aumentare le esportazioni e ciò è apprezzato. E’ ad esempio sorprendente vedere Apple guidata da un imprenditore notoriamente liberal come Tim Cook rispondere positivamente alle sollecitazioni della Casa Bianca, avendo la possibilità di riportare enormi capitali senza grandi penalizzazioni e creando così posti di lavoro. Nei prossimi due anni accadrà per altre imprese, come Chrysler che già lo sta facendo.

Sul fronte democratico che cosa sta succedendo? Si affideranno davvero a Oprah Winfrey? Continueranno nell’opposizione personalistica a Trump?

Sono abbastanza convinto che se Trump non è vittima di problemi giudiziari, non avrà grosse difficoltà a vincere di nuovo nel 2020.

Davvero? Come mai?

I repubblicani, anche se lo sopportano poco, sono abbastanza allineati a lui, non ci saranno cambiamenti significativi. I democratici avranno vantaggi consistenti alle elezioni Mid Term ma è tradizionale che il partito che ha vinto alle presidenziali abbia un contraccolpo al voto di medio termine. Non mi sembra che il Partito democratico si stia preparando in modo compatto alla scadenza elettorale.

Perché secondo lei?

Il fatto che alle presidenziali Hillary Clinton abbia quasi perso con un rivale di sinistra, radicale, populista come Sanders, ha dimostrato che non è più vero che le elezioni si vincono al centro. Dopo Trump, molti democratici si stanno convincendo che possono vincere anche loro con un candidato estremista. Al momento c’è uno scontro interno tra chi la pensa così e la linea centrista. Infine non penso faranno l’errore di candidare la Winfrey.

Perché?

E’ vero che avrebbe il vantaggio di sottrarre il partito dallo scontro radicali-centristi perché conterebbe solo il personaggio, ma dopo aver dato a Trump dell’incompetente, accusandolo di essere un attore, candidare a loro volta un personaggio del mondo dello spettacolo con la stessa formazione professionale di Trump ma senza le sue capacità manageriali, sarebbe ridicolo.

(Paolo Vites) 

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