CAOS LIBIA/ Dietro l’attentato di Bengasi la mano lunga di Erdogan

- int. Carlo Jean

La Libia torna nel caos terrorismo con uno degli attentati più efferati, oltre trenta morti nella moschea di Bengasi. Chi arma queste milizie islamiste? L’intervista a CARLO JEAN

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Immagini di repertorio (Foto da Lapresse)

Chi destabilizza la Libia e di conseguenza l’Italia e l’Europa? L’Isis, al Qaeda, nostalgici di Gheddafi? Certamente loro sono la “manodopera” che porta a compimento carneficine come quella alla moschea di Bengasi, oltre trenta morti e dozzine di ferite. Sono anche le truppe “cammellate” che hanno attaccato l’aeroporto di Tripoli alcuni giorni fa. Non c’è differenza infatti, dice il generale Carlo Jean a ilsussidiario.net, tra Haftar e al-Serraj, i due leader che si dividono il paese: “Tutti e due devono fare i conti con una opposizione islamista e radicale che nonostante sia stata definita sconfitta, è invece ben armata e ben organizzata”. Chi sostiene questa opposizione? Un nostro alleato della Nato: “La Turchia di Erdogan. Qualche mese fa la Grecia ha sequestrato una nave turca diretta in Libia che conteneva esplosivo per fabbricare bombe”. Come quella usata a Bengasi.

Due autobomba davanti alla moschea di Bengasi, tra i feriti Almahdi Al Falah, capo dell’Intelligence Department, mentre Ahmed Alfaytori, capo del dipartimento delle unità investigative, è morto. Vittime casuali o bersagli precisi?

Sicuramente erano i bersagli degli attentatori. E’ vero che le moschee sono nel mirino dell’Isis e di altre formazioni islamiste come abbiamo già visto, ma in questo caso gli attentatori sapevano bene che in quella moschea ci va anche l’élite del generale Haftar.

La Libia, dopo l’attacco all’aeroporto di Tripoli, ripiomba nel caos anche in Cirenaica. Quali le conseguenze per Haftar di questo attacco?

Un attentato che sicuramente lo indebolisce. L’idea di Haftar dopo aver proclamato due mesi fa la vittoria sulle milizie islamiste, era quella di espandersi verso il resto della Libia, o almeno verso il sud. Questo attentato abbassa le sue ambizioni.

Il governo di Haftar incolpa le  milizie integraliste islamiche tra cui la più nota è Ansar al-Sharia, secondo lei?

E’ abbastanza probabile, ma potrebbero anche essere islamisti della Cirenaica che sono sempre stati molto forti. Haftar era convinto di averli sconfitti ma evidentemente non è così.

L’Egitto ha rilasciato una dura dichiarazione in cui incolpa la Turchia di armare questi terroristi, è una pista attendibile?

Sì, è una pista credibile. La Turchia ha sempre appoggiato i Fratelli musulmani e gli islamisti soprattutto in Tripolitania ma anche in Cirenaica. E’ noto che ha armato queste milizie durante la battaglia di Misurata.

Erdogan è ovunque: attacca i curdi in Siria, attacca la Libia, il suo espansionismo non lo ferma nessuno?

Trump ha in programma una telefonata personale con lui, per dirgli di fermare l’attacco ai curdi in Siria, questo è quanto dicono fonti del Pentagono. La reazione egiziana è tipica di questo paese, che ha sempre tenuto il piede in due staffe, quella russa e quella americana, ma è comunque una accusa fondata.

Che previsioni per la situazione in Libia?

Continua il caos e questo attentato dimostra come nessuno dei due contendenti abbia il completo controllo della situazione. Gli oppositori sono ben organizzati e ben armati, sono in grado di ricorrere al terrorismo anche se non sono in grado di fare una insurrezione popolare vera e propria.

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