DOPO KHASHOGGI/ Jean: Sauditi, Turchia e Usa, la “stabilità” vale più della vita di qualcuno

- int. Carlo Jean

Dopo l’uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi e la parziale ammissione di colpevolezza, da parte di Riad, quali conseguenze ci saranno? Lo scenario di CARLO JEAN

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Manifestazioni dopo la morte del giornalista Khashoggi (LaPresse)

Dal 23 al 25 ottobre prossimi si terrà a Riad la conferenza sugli investimenti sauditi, un evento di grande importanza presieduto dal principe ereditario Mohammed bin Salman. Si sa quanto contano gli investimenti sauditi, soprattutto in America. Saranno presenti i maggiori media americani, dalla Cnn a Bloomberg: la domanda è: quanto sarà imbarazzante per i giornalisti americani questa conferenza, con un principe che in questi giorni viene accusato di aver fatto trucidare il giornalista saudita Jamal Khashoggi all’interno del consolato arabo a Istanbul? L’imbarazzo americano si è già manifestato, anche se Donald Trump ha subito gettato acqua sul fuoco prendendo un atteggiamento attendista sul caso, dopo aver inizialmente minacciato ritorsioni a Riad. In mezzo, la Turchia, i cui rapporti con i sauditi sono al minimo. Quali sono le conseguenze geopolitiche di questa situazione lo spiega Carlo Jean.

Un triangolo che vede implicati tre paesi alleati, seppure in forme diverse, Stati Uniti, Arabia Saudita e Turchia. Il caso Khashoggi ha alzato la tensione fra gli ultimi due, che tipo di conseguenze geopolitiche potranno esserci?

Non penso ci saranno particolari conseguenze. Tra Arabia Saudita e Turchia c’è già uno stato di forte tensione, ma sostanzialmente non cambierà nulla rispetto all’attuale situazione.

Quale l’origine di queste tensioni fra due paesi che hanno lo stesso alleato, gli Stati Uniti? 

Fondamentalmente nel blocco sunnita esiste una situazione di contrasto. Al momento poi la Turchia ha ottimi rapporti con l’Iran, ma è una situazione contingente dovuta al caos siriano, sono rapporti destinati a rientrare. Infine il contrasto tra impero ottomano e impero salafita è vecchio di secoli e l’atteggiamento di Erdogan che si immagina una sorta di sultano del Medio Oriente ha riportato in luce questi contrasti.

E gli interessi americani? Subiranno qualche colpo?

Per gli Stati Uniti quanto sta succedendo è indifferente, vogliono mantenere l’amicizia con l’Arabia Saudita anche per gli interessi della famiglia Trump in questo paese. Poi ci sono gli importanti legami del fondo di riserva nazionale saudita che ha nell’economia americana investimenti molto grossi. Nessuno ha intenzione di rovinare questi rapporti.

Eppure inizialmente Trump aveva minacciato forti ritorsioni in caso si fosse dimostrata la colpevolezza saudita nell’uccisione di Khashoggi, poi è stata presa una posizione attendista, come mai?

L’America ultimamente non è contentissima del comportamento saudita, per via degli accordi presi tra Riad e Mosca sul prezzo del petrolio. Ma la relazione fra i due paesi non subirà alcun peggioramento, per gli americani è troppo importante poter intervenire per manovrare il prezzo del petrolio.

Tornando al caso in questione, il principe ereditario ha parzialmente ammesso di esserci lui dietro la morte di Khashoggi: secondo lei doveva essere solo un rapimento finito male?

A mio avviso l’operazione contro Kashoggi è semplicemente stata gestita male e finita peggio. Se volevano ucciderlo bastava fingere un incidente per la strada, ritengo volessero rapirlo. D’altro canto abbiamo visto che uno dei presunti sauditi che ha partecipato all’azione nel consolato di Istanbul è appena morto in un incidente automobilistico. Chissà perché, spesso gli incidenti di macchina accadono al momento giusto.

Con bin Salman che, almeno parzialmente, sembra pronto a prendersi le colpe, dunque non ci saranno particolari conseguenze a livello geopolitico?

Credo proprio di no, piano piano tutto tornerà come prima, perché nessuno ha interesse a incrinare il quadro mediorientale in cui ci sono ben altri problematiche.

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